Incontri al Codacci Pisanelli/Legalità e libertà responsabile
La IX edizione del ciclo di incontri “Verso nuove frontiere di bioetica”. Appuntamento annuale promosso dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce e dall’Università del Salento.
Quest’anno, è il Palazzo Codacci Pisanelli ad ospitare il ciclo di incontri Verso nuove frontiere di bioetica giunto oramai alla IX edizione. L’iniziativa, frutto dalla pluriennale collaborazione tra l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce e il Centro Interuniversitario di Bioetica e Diritti Umani dell’Università del Salento, unitamente all’Associazione Teologica Italiana per lo Studio della Morale, quest’anno beneficia della preziosa partecipazione di “Libera, Associazioni nomi e numeri contro le Mafie”. In merito agli appuntamenti che hanno già avuto luogo, gli organizzatori dell’evento si dichiarano decisamente soddisfatti dalla risposta ottenuta dal pubblico. “Quest’anno – precisa don Salvatore Cipressa – i nostri Seminari di bioetica si muovono nell’orizzonte dell’educazione all’esercizio di una libertà responsabile, alla corresponsabilità, alla legalità ed alla cittadinanza. Questa scelta tematica è motivata dal fatto che proprio a Lecce, dal 4 al 7 luglio 2012, si svolgerà il XXIV Congresso Nazionale dell’Atism il cui tema sarà “Legalità ed etica pubblica”. Una scelta non casuale, dunque, che – a giudicare dall’affluenza – ha riscosso un vasto consenso da parte di un’assemblea composta principalmente da giovani, siano essi studenti dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose, dell’Università del Salento, della Scuola Infermieristica dell’Ospedale Vito Fazzi, degli Istituti di Istruzione Secondaria Superiore Virgilio, delle Suore Marcelline, nonché da alcuni soci di Libera. Un’assemblea letteralmente ammu¬tolita dinnanzi all’ intervento del dott. Cataldo Motta autore, nell’incontro d’apertura del 23 febbraio scorso, di quella che potremmo definire una vera e propria operazione di recupero della memoria collettiva. Durante lo stesso appuntamento, inoltre, particolarmente sentite sono state le parole di don Raffaele Bruno, referente di Libera per la nostra zona. Riconoscendo infinita gratitudine per il lavoro che Magistra¬tura e forze dell’ordine svolgono ogni giorno contro la mafia, don Raffaele ha ricordato che gran parte dell’im¬pegno spetta ai cittadini: “Oggi più di ieri – sottolinea – il problema non sono strettamente i mafiosi, il problema siamo diventati noi. Noi distratti, noi consenzienti, noi a volte disponibili a legittimare comportamenti potenzial¬mente mafiogeni” – e continua – “Non siamo qui solo per fare un incontro ma per far sì che dall’incontro nascano degli interrogativi; uno per tutti quello che Libera enuncia da anni ‘tu da che parte stai?’. La risposta, prima ancora di essere nei fatti concreti, deve essere una tensione che non è assolutamente sbagliato definire etica”. Altrettanta attenzione è stata riservata alla riflessione del prof. Hervé A. Cavallera che ha, invece, indagato l’aspetto più propriamente pedagogico sul tema legalità. Queste, dunque, le premesse di un interesse
ciclo di lectiones che vedranno il 19 aprile ore 17.00 l’intervento di don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera, e il 17 maggio – sempre alla stessa ora – la relazione del prof. don Salvatore Cipressa, docente presso l’Issr di Lecce. A conclusione dell’iniziativa, il 23 maggio ore 17.00, avrà luogo una tavola rotonda organizzata dalla cooperativa “Terre di Puglia – Libera Terra”, in collaborazione con Libera, presso la Villa Confiscata in Contrada S. Barbara a Torchiarolo (Br).
Cavallera: Educare i cittadini al Bene comune
Il secondo incontro, tenutosi il 29 marzo scorso, si è sviluppato verso una prospettiva pedagogico educativa grazie all’esperienza del prof. Hervé A. Cavallera, Direttore del Centro di Bioetica e Diritti umani dell’Università del Salento e coordinatore, insieme a don Salvatore Cipressa, della presente iniziativa. Vi sono formule che avanzano rasentando il baratro dell’ovvietà e “la tematica Educare alla legalità e alla cittadinanza – come lo stesso relatore afferma in apertura del suo intervento – sembrerebbe scontata: tutti, infatti, nasciamo cittadini del mondo e l’appartenenza ad un organismo implica l’accettazione di regole precise”. La linearità di questo discorso viene, però, puntualmente stravolta dalla capacità (o disponibilità) dell’individuo ad accettare le regole. “È opinione piuttosto diffusa – continua il prof. Cavallera – che la scarsa cultura sia all’origine di comportamenti devianti. Tuttavia, oggi non si parla più a folle ignoranti, ma ad una popolazione fortemente scolarizzata, a folle competenti e, dunque, possessori di conoscenze che permettono di discernere il giusto da ciò che giusto non è. Eppure l’illegalità esiste ed è più dilagante che mai”. Il corso della storia e lo stesso mondo in cui viviamo, infatti, dimostrano che nel concetto di istruzione non sono impliciti né il concetto di legalità né quello di cittadinanza. “Essere cittadino – afferma il prof. Cavallera – vuol dire sentirsi parte del tutto e la legalità si attua quando tutti ci sforziamo ad agire per il bene comune, tenendo al di fuori ogni logica egoistica propria dell’atteggiamento criminoso. Ma questo è possibile solo se abbiamo acquisito il senso dell’ordine, cioè se ognuno diventa “norma sui”, ovvero persona capace di dare un ordine a se stesso”.
Motta: Presenza mafiosa e questione etica
In veste di Procuratore Capo della Repubblica e Coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, il dott. Cataldo Motta, da anni, lotta instancabilmente contro la criminalità organizzata. Illegalità, presenza mafiosa e questione etica è il tema illustrato nel corso del seminario di inaugurazione del 23 febbraio, un tema che il dott. Motta ha arricchito con il racconto di fatti criminosi accaduti nel territorio salentino in tempi non troppo distanti da noi. Oltre alla puntuale conoscenza della dinamica criminosa, le parole del Procuratore rivelano la passione che nutre nei confronti del suo lavoro e degli ideali in cui fermamente crede. Allo stesso modo, non ha celato neppure i suoi timori: “Ciò che preoccupa maggiormente – ha affermato – è che le organizzazioni mafiose non hanno più bisogno di estorcere denaro, dal momento che spesso “il pensiero” (come, in gergo, è definito il pizzo) è spontaneamente offerto da quelle che noi chiamiamo vittime”. A confermare il suo timore sono i numeri. “Durante il decorso anno giudiziario – continua il Procuratore – nell’intero distretto (che racchiude le province di Lecce, Brindisi e Taranto e, dunque, conta qualche milione di abitanti) le denuncie per usura mafiosa sono state solo 4”. Un dato che lascia riflettere, come lasciano riflettere le sue parole al termine della relazione:“Bisogna esigere dal cittadino il rifiuto del tacere perché, come afferma don Luigi Ciotti, il tacere produce omertà. Se la vittima non denuncia, riappropriandosi così delle proprie prerogative di cittadino, la mafia avrà via libera”.
Serena Carbone















