Inferno, Purgatorio e Paradiso/15 domande per 15 risposte
L’INFERNO…
DAL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA: “La pena principale dell’Inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.”
Che cosa è l’Inferno?
L’uomo può ribellarsi al progetto di Dio. Può scegliere di vivere la sua esistenza lontano da Dio e farlo liberamente. Questa condizione nella vita terrena la definiamo “peccato mortale”. Dopo la morte corporale è “dannazione eterna”. Altra annotazione: non è Dio che condanna, ma l’uomo a scegliere da che parte stare. L’inferno, dunque, non può assolutamente essere identificato come un luogo, ma come la separazione eterna da Dio. Nel Vangelo di Matteo, questa condizione è descritta con l’immagine del “fuoco eterno”.
Com’è nato l’Inferno?
Sappiamo che Dio è il creatore dell’universo. La terra e il cielo con quanto essi contengono è opera di Dio. L’uomo e la donna sono opera di Dio. Dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione della Chiesa emerge un dato: Dio è il creatore anche degli angeli. Questi sono esseri che si distinguono dalle altre realtà create per il fatto di non avere una consistenza materiale, almeno secondo ciò che riguarda i nostri sensi. Sono stati creati buoni da Dio. Eppure, uno tra loro, Satana, insieme con altri, ha deciso deliberatamente di ribellarsi a Dio, divenendo così un demone seguito da altri demoni. La loro malvagità ha fatto rifiutare loro Dio e il suo Regno. La loro presa di distanza da Dio è stata definita: “Caduta”. Con essa è nato ciò che noi definiamo inferno.
Come conciliarlo con la misericordia di Dio?
Non è stato Dio a creare l’inferno. Né è lui a condannare l’uomo. Dio, non è azzardato dirlo, è debole dinanzi alla libertà dell’uomo. E l’uomo rifiutando l’amore misericordioso di Dio fino al momento della morte, si esclude da sé dalla comunione con Lui. Certamente, poi, sappiamo che Cristo Gesù è venuto in mezzo a noi per riconciliarci con il Padre. In Cristo c’è la possibilità di essere raggiunti dalla salvezza operata da Cristo. Non a caso definiamo la misericordia di Dio come il suo amore, fatto visibile per mezzo del suo Figlio prediletto, che si piega sulla miseria dell’uomo.
Perché è rappresentato con il fuoco?
Tra tutti, è Dante, nella prima cantica della “Divina Commedia”, a condizionare dal Medioevo in poi la concezione dell’inferno. Nell’inferno di Dante è sintetizzata tutta la dottrina teologica e filosofica del Cristianesimo riguardo al luogo di soggiorno degli ingiusti. Per Dante l’inferno è un’enorme e profondissimo abisso, scavato da Lucifero nella sua caduta dal Cielo, e si troverebbe nel sottosuolo dell’emisfero delle terre emerse. L’inferno è diviso, secondo Dante, in nove “cerchi”, cioè nove cornici nelle quali sono scontati diversi peccati. È evidente che quello di Dante, come di tanti altri tra artisti e pensatori, non è altro che un tentativo di descrivere in forma umana ciò che umano non è.
Cosa vuol dire l’Inferno c’è ma è vuoto?
La formula “l’inferno c’è ma è vuoto” è un luogo comune il cui rilancio è generalmente attribuito al teologo svizzero Von Balthasar, creato Cardinale alla fine della sua vita. Papa Benedetto XVI così ha scritto nella “Spe Salvi”: “Possono esserci persone che hanno distrutto totalmente in se stesse il desiderio della verità e la disponibilità all’amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l’odio e hanno calpestato in se stesse l’amore. È questa una prospettiva terribile, ma alcune figure della stessa nostra storia lasciano discernere in modo spaventoso profili di tal genere. In simili individui non ci sarebbe più niente di rimediabile e la distruzione del bene sarebbe irrevocabile: è questo che si indica con la parola ‘inferno’”.
Risposte a cura di DON STEFANO SPEDICATO

















