Ipotesi/Quel dibattito tra De Simone e Protopapa…
Mai messa in discussione la storicità e l’autenticità del culto dei nostri Santi Patroni.
La posizione agiografica dei nostri santi patroni Oronzo, Giusto e Fortunato ha suscitato alcuni decenni or sono un vivace dibattito tra due insigni sacerdoti del clero leccese: mons. Raffaele De Simone e mons. Luigi Protopapa. A distanza di tempo possiamo riprendere con serenità le loro tesi provando ad offrire una sintesi. Mons. De Simone sosteneva che i tre santi non sono tra loro collegati e non hanno un rapporto specifico con Lecce. La sua posizione, consacrata nel 1966 sulle colonne del volume VII della Bibliotheca Sanctorum, si fondava su un accurato esame delle fonti letterarie pubblicate due anni prima con il titolo S. Oronzo nelle fonti letterarie sino alla metà del Seicento. Da esse emerge che il nome di Oronzo (e forme ad esso affini) è discretamente attestato nelle fonti della letteratura cristiana antica. Soltanto il martire Arontius di Potenza, ricordato dall’antico martirologio Geronimiano, presenta notevoli punti di contatto con la tradizione oronziana leccese.
Mons. De Simone
Il corpo di questo martire, insieme a quello di altri martiri appulo-lucani, venne traslato verso la metà dell’VIII secolo a Benevento. Qui si venne a formare la leggenda secondo la quale Aronzo e Fortunato, che non compare nel Geronimiano ma nella passio di S. Felice di Thibiuca, farebbero parte del gruppo dei dodici fratelli africani martirizzati nella persecuzione di Massimiano, in varie città del sud Italia. Da Potenza e Benevento il culto di S. Aronzo e un po’ meno quello di S. Fortunato si diffuse in molti paesi dell’Italia meridionale, come appare in diversi documenti dall’XI al XIV secolo. A Lecce il culto oronziano non è documentabile prima della fine del XII secolo. In questo e nei secoli successivi sino ai primi decenni del XVI secolo, esso appare localizzato soltanto ad una chiesa fuori le mura della città. Il culto di S. Fortunato non è attestato a Lecce prima della fine del XV secolo, mentre importante sin dalla fine del XII secolo si riscontra quello di S. Giusto, nome portato da un discepolo di Paolo, la cui venerazione (senza alcun riferimento paolino) è dimostrabile a Roma e in Campania. La devozione verso S. Oronzo acquistò importanza a Lecce verso la metà del XVI secolo. Nella prima parte del XVII secolo, o poco prima, venne istituita nella diocesi di Lecce la festa liturgica dei SS. Giusto e Oronzo, sospesa nel 1640 in ossequio ad un decreto generale della S. Congregazione dei Riti, mentre sembra che in questo periodo S. Fortunato non avesse a Lecce una festa liturgica. Tutti questi elementi condussero il De Simone ad affermare che “l’unico sicuro fondamento del culto oronziano a Lecce resta perciò il collegamento con la solida tradizione oronziana di Potenza”.
Mons. Protopapa
Dall’altra parte, Mons. Protopapa era uno strenuo difensore dei dati tradizionali secondo cui Giusto, discepolo di S. Paolo, si sarebbe incontrato con Oronzo e poi con Fortunato, cittadini leccesi e li avrebbe convertiti al cristianesimo. Oronzo poi sarebbe stato costituito da S. Paolo primo vescovo di Lecce e nella persecuzione di Nerone sarebbe stato martirizzato insieme a Giusto; poco dopo anche Fortunato avrebbe suggellato con il sangue la sua fede cristiana. La sua posizione, illustrata in tre appassionati scritti dal titolo S. Oronzo nella tradizione leccese (1972), San Giusto personaggio chiave nell’agiografia oronziana (1977) e Caput Sancti Orontii martiris (1990), si basava sul principio che “la scarsità di documenti storici non autorizza a relegare la tradizione nel regno della fantasia e della pura leggenda” e che “il possesso pacifico di una tradizione non si scalza con argomenti negativi, ma solo con argomenti positivi”. Per Protopapa il principale ostacolo alla presunta identificazione del nostro S. Oronzo con il S. Aronzo di Potenza era la presenza di Giusto.
Proprio il binomio Giusto- Oronzo dà un tono di credibilità alla narrazione agiografica della Paradossica Apologia del Ferrari (1571), potendosi riscontrare un tale binomio nell’antico Tempio di S. Oronzo fuori le mura. Inoltre, spiegava l’interruzione del culto con l’invasione dei Goti che nel VI secolo distrussero la città di Lecce. Perciò affermava che “la tradizione dei nostri santi Giusto e Oronzo si mantiene ancora intatta ed integra; immune cioè dalla più piccola scalfittura nonostante i non pochi tentativi, sia pure in buona fede, che sono stati fatti contro di essa”. Volendo tentare una sintesi, possiamo affermare che non è in discussione la storicità e l’autenticità del culto dei nostri santi patroni (come qualcuno superficialmente dice), sebbene diverse siano le posizioni circa la loro collocazione storica e geografica. Ci sono poi aspetti da approfondire ulteriormente, come la storia della Lecce antica, che potrebbero offrire elementi finora inediti.
Michele Giannone


















