Ivan Fedele, Lecce e la cultura del bello
Parla il Direttore Artistico dell’Orchestra Sinfonica “T. Schipa” di Lecce. Compositore di caratura internazionale.
IL RAPPORTO CON IL SALENTO
Ricordo che, da piccolino, quando si ritornava a Lecce in treno, la prima cosa dalla quale restavo colpito era il profumo dei pini del viale della stazione: per me un’emozione di una sensualità fortissima.
LA CITTÀ E LA CULTURA
Se riusciremo a creare un interesse tale per cui la musica colta sia una delle opzioni forti del pubblico leccese, avremo contribuito a sviluppare un atteggiamento che non può che fare bene alla società civile.
La sua straordinaria figura di compositore internazionale, la pone su un particolare e privilegiato punto di osservazione. Qual è la situazione della “composizione” in Italia?
L’Italia è molto ricca di giovani compositori di talento con aspettative professionali importanti seppur in una situazione socio-culturale di contrazione dell’offerta di opportunità lavorative in ambito culturale. È comunque estremamente positivo che un giovane musicista di talento, che voglia affrontare un’esperienza creativa come quella della composizione, non faccia tanti calcoli su come immediatamente essa potrà riflettersi nel sociale: pensa a lavorare, pensa a scrivere, pensa a maturare soprattutto un proprio stile e una propria competenza.
I giovani, d’altra parte, sentono il bisogno di allargare le proprie conoscenze anche attraverso esperienze fatte all’estero, soprattutto in Germania e in Francia, dove spesso decidono di risiedere. Per quanto riguarda, poi, i compositori delle generazioni più mature, l’Italia è sempre stata molto ammirata per le personalità importanti e forti che, pur nella grande diversificazione degli stili, rappresentano il nostro paese a livelli d’eccellenza.
Proprio l’estremamente vario panorama stilistico, guardato spesso con sospetto, fino a qualche tempo fa, da molti musicologi, si rivela oggi, invece, un’imprescindibile ricchezza dell’arte. L’idea che la modernità debba essere espressa soltanto da un solo pensiero dominante è chiaramente tramontata.
I suoi innumerevoli lavori sono eseguiti in tutti i teatri del mondo. Può, in particolare, indicarne uno che le fa piacere sempre riproporre? Perché?
Fortunatamente potrei citarne più di uno. Diciamo che il lavoro che mi piacerebbe poter riproporre ma per il quale è necessaria una produzione che richiede mezzi adeguati per un eccellente risultato, è “Antigone”. È la mia prima opera lirica con la quale è stato inaugurato, nel 2007, il Maggio Musicale Fiorentino e che ha ottenuto un importante successo di pubblico e alla quale è stato attribuito il premio “Abbiati 2008” della critica italiana. È un lavoro che mi sta molto a cuore perché appartiene a quel genere letterario, il mito, al quale sono molto legato per interessi letterari e formazione culturale.
Il logos spiega, il mithos racconta con la potenza di restituire allo spettatore rappresentazioni archetipiche dell’uomo e della sua vita, che ci appartengono e che, attraverso il processo catartico, vengono rielaborate e assimilate più consapevolmente. È una dimensione del racconto che mi ha sempre affascinato e a cui resto molto sensibile. Tra le mie numerose composizioni ne voglio ricordare altre due, di ispirazione spirituale: la prima è una composizione per soprano, violino solista e orchestra intitolata “En archè” che è stata eseguita la prima volta a Colonia nel 2008 e ripetuta successivamente in altre circostanze un po’ in tutta Europa.
Il testo greco, tratto dal prologo del vangelo di Giovanni, ha una potenza non solo teologica ma ha anche una valenza poetica trascendentale. Il secondo è “33 Noms”, per due soprani e orchestra eseguita per la prima volta alla Scala nel 2008. Il testo è l’ultimo scritto da Marguerite Yourcenar e s’intitola “33 noms de Dieu”; sono delle piccole schegge poetiche, ancor più brevi degli “haiku” giapponesi, in cui la presenza del sovrannaturale, dello spirituale, viene evocata, attraverso l’esperienza della natura, in modo sublime; poche parole che descrivono un alito di vento o un raggio di sole, o la leggerezza della sabbia.


















