“La Candelora” nella devozione Salentina
La Guida Liturgico-Pastorale della Diocesi di Lecce ricorda che nella festa della Presentazione del Signore al Tempio o della Candelora (2 febbraio) si celebra in tutta la chiesa la giornata della vita consacrata. Inoltre la guida annota che la ricorrenza liturgica è celebrata come solennità a Borgagne, Campi, Trepuzzi, Lecce (Chiesa di S. Matteo) perché la Presentazione del Signore è titolare delle rispettive Parrocchie. La ricorrenza liturgica del 2 febbraio è denominata della Presentazione del Signore al Tempio, ma è più nota con il termine “La Candelora”. Il termine evoca le candele che si accendono in quel rito al momento della proclamazione del vangelo. Quasi un anticipo della veglia pasquale nella quale il diacono elevando il alto il cero acceso nel buio dell’aula proclama con tono solenne: Luce di Cristo! a cui il popolo risponde: Rendiamo grazie a Dio! Il brano scelto per la liturgia della Candelora è preso dal Vangelo (Lc 2,22-42) dove si accenna al rito ebraico dell’offerta al Signore del primogenito e si riportano le parole pronunciate del vecchio Simeone nel Tempio di Gerusalemme al momento di ricevere in braccio il Bambino Gesù: Tu o Bambino sei la luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo Israele (Lc 2,32). Il citato testo e i simboli liturgici appena evocati ispirarono la mente e il cuore del Papa Giovanni XXIII inaugurando i lavori del Concilio Vaticano II e infatti l’immagine della Luce di Cristo che illumina i popoli costituisce l’incipit della costituzione dogmatica sulla Chiesa intitolata Lumen Gentium e qui la Chiesa è presentata come specchio che riflette sul mondo la Luce di Cristo.
In questo giorno la Chiesa celebra, altresì, la Giornata della Vita Consacrata. Con l’espressione vita consacrata ci si riferisce alla vita dei religiosi cioè delle suore e dei frati. La chiesa ha fissato una giornata di preghiera e di riflessione sulla vita consacrata proprio in concomitanza con la festa della Candelora a motivo della ricchezza di contenuto biblico e di simboli liturgici con espliciti riferimenti ecclesiali: ad essere come specchi che riflettono la luce di Cristo sul mondo. La vita consacrata è dono di Dio, essa si fa largo nella chiesa per testimonianza personale. Papa Francesco ha messo in guardia dal pericolo di vedere la vita consacrata come risultato di una efficiente organizzazione manageriale e pubblicitaria. La vita consacrata si allarga solo per positivo contagio come dimostra la festosa accoglienza della buon testimonianza che lo stesso Papa Francesco sta offrendo al mondo, o come la testimonianza di vita già data da Madre Teresa di Calcutta o da Padre Pio da Pietrelcina. La costituzione sulla chiesa nel mondo contemporaneo del Concilio Vaticano II dal titolo Gaudium et Spes afferma che la chiesa riceve dalla storia ed offre alla storia. Riceve dalla storia i modelli culturali offre alla storia la sua umanità e la visione della vita che oltrepassa l’orizzonte visivo. Tutta la chiesa riceve dalla storia ed offre alla storia, in senso positivo e in senso negativo. Usando le parole di San Paolo si afferma che tutta la chiesa vive nelle doglie del parto tra il “già compiuto” e il “non ancora” ed spesso registra una contraddizione tra ortodossia e orto prassi, come dire si predica bene e si razzola male! La fede proclamata: Credo la chiesa, una, santa, cattolica, apostolica, il riscontro nel vissuto stride talvolta con una realtà ecclesiastica. Mons. Michele Mincuzzi, già Vescovo di Lecce, scriveva ironicamente a un amico: Le chiese locali sono degli stati. Padre Giacomo Bini, Ministro Generale dei Frati Minori, lamentava che l’Ordine appariva come una conferazione di provincie religiose. La chiesa di Dio è consapevole della realtà storica talvolta fin troppo umana per cui all’inizio di ogni celebrazione eucaristica invita la santa assemblea alla conversione. Concludo con le parole di don Tonino Bello. Egli scrive: Se è lecita un’autocritica dobbiamo dire che come Chiesa abbiamo denunciato molto, rinunciato poco, annunciato pochissimo. È ora di invertire la collocazione di questi verbi e di cominciare a denunciare di meno, a rinunciare di più e ad annunciare moltissimo.
Antonio Febbraro
















