Pubblicato in: Dom, Mag 6th, 2012

La Capitale Europea della Cultura/Riqualificare le attività culturali perchè diventino motore di sviluppo

Invitato da questo giornale a intervenire sul tema della candidatura di Lecce a Capitale Europea della Cultura per il 2019, ho avuto un attimo di perplessità se farlo o meno, pensando al rischio di ripetere quanto già ampiamente è stato espresso da altri sulle carte in regola della città, sulle potenzialità sue e del suo territorio in fatto di risorse umane e di patrimonio artistico e culturale.

Ma poi m’è venuto spontaneo pensare alla storia della città e in particolare al fatto che, precisamente tra la fine degli anni venti e gli anni trenta era maturata nell’opinione pubblica e negli ambienti intellettuali, ma anche politici, la convinzione che Lecce fosse dotata di un proprio prestigio culturale derivante gli da una ricca tradizione artistica e, perciò, si ritenesse indispensabile al suo futuro l’istituzione di una scuola di pittura, scultura e architettura e di una scuola musicale (questa, come è noto, fu istituita). L’Associazione Brigata degli Amici dei Monumenti arrivò persino a porsi il problema della utilizzazione del Castello di Carlo V come sede più idonea di un Museo e tempio della cultura e dell’arte. In quella fase furono gli artisti più aperti alle istanze del rinnovamento a comprendere l’importanza dell’impegno culturale per le sorti della città.

La carta della cultura quale motore dello sviluppo e soprattutto come fattore fortemente identitario fu giocata anche nel dopoguerra col risultato dell’istituzione dell’Università e dell’Accademia di Belle Arti. Inutile dire che queste due istituzioni, alle quali si sono poi aggiunti il Museo e la Biblioteca Provinciali, grazie alla scelta politica del loro rilancio, e più di recente e altre strutture museali, come il Museo Diocesano d’Arte Sacra e il Must, non trascurandone altre come la Fondazione Palmieri, hanno svolto e svolgono tuttora, e, si spera continueranno a svolgere un ruolo decisivo per la crescita culturale della città, anche se le loro potenzialità di intervento nei vari campi della conoscenza e delle attività culturali non trovano adeguato sostegno o anche pieno riconoscimento concreto. Ricordare tutto questo mi ha fatto riflettere su una indubbia coincidenza, e cioè che, appunto, la carta della cultura sembra essere stata invocata in momenti di crisi, come quello che stiamo vivendo, momenti in cui è più avvertita la necessità di una crescita.

C’è da chiedersi, allora, se la verità è che Lecce non può contare su un solido retroterra industriale, che, tra l’altro avrebbe potuto essere, se, nel suo piccolo, non lo è già, in crisi, e che la vera sua risorsa è proprio il patrimonio artistico e culturale. Ma si dà il caso, come qualcuno ha già fatto presente, che si tratta del settore che ha sempre sofferto e tuttora soffre della carenza di risorse economiche necessarie per farlo diventare produttivo. Nonostante tutto, non posso fare a meno di riconoscere che Lecce ha veramente tutte le potenzialità per far diventare la cultura il suo motore di sviluppo.

Occorrerebbe, però, come pure è stato osservato, un cambiamento della politica culturale e tout court, un cambiamento che riguardi innanzitutto la riqualificazione delle attività culturali, nel senso della promozione di iniziative periodiche, costanti e di ampio respiro, che siano veramente occasione di valorizzazione del patrimonio artistico e culturale e che utilizzino le professionalità che le istituzioni formative di livello superiore hanno prodotto; in secondo luogo che riguardi le modalità organizzative, e cioè secondo una azione coordinata, e sottolineo coordinata, dei soggetti che le promuovono, oggi più che mai necessaria considerate le ridotte disponibilità delle risorse finanziarie, in passato più spesso disperse in mille rivoli; infine una vera e qualificata apertura alla attualità nei settori delle varie arti (arte, musica, teatro ecc.), oggi, fatte pochissime eccezioni, non sempre rispettata.

L’auspicio, perciò, è che nel 2019 Lecce sia la Capitale Europea della Cultura.

Lucio Galante
Docente Universitario

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