La Cisl a Lecce. Porte aperte ai lavoratori
Piero Stefanizzi, Segretario Provinciale: “Nonostante l’ispirazione cristiana, la scelta della laicità dà un forte impulso all’autonomia culturale”.
“L’autonomia delle categorie, pur nel quadro delle politiche nazionali, è da sempre a fondamento della strategia del nostro sindacato”.
Una confederazione di sindacati d’ispirazione cristiana, finalizzata alla tutela dei lavoratori, volta all’autonomia culturale e politica e aperta a tutte le provenienze politico-ideologiche: ecco come Piero Stefanizzi, segretario provinciale della Cisl Lecce, descrive questa realtà attiva da ormai oltre metà secolo, approfondendo il discorso con un’analisi storico-sociale dell’Italia negli ultimi decenni.
Piero Stefanizzi, quali sono le peculiarità del vostro sindacato?
Nonostante l’ispirazione cristiana, la scelta da sempre operata dalla Cisl è la laicità, che dà un forte impulso all’autonomia culturale. La Cisl è innanzitutto un’associazione, fa leva sull’adesione volontaria dei lavoratori ed è aperta a tutte le provenienze politico-ideologiche.
In che modo questa ricerca di autonomia si traduce in realtà?
L’autonomia dai partiti e dallo Stato trova i suoi presupposti nell’autonomia della dimensione sociale nei confronti di quella politica. Sono di Pastore le parole «il sindacato è una delle più importanti società intermedie di una società pluralistica». E ancora: «un’associazione intermedia o è autonoma o non è». Fin dagli albori, la Cisl opta per l’incompatibilità tra cariche sindacali e cariche direttive di partito. Non è mancata nel tempo occasione per contrapporsi a governi guidati da esponenti vicini alla Cisl. La Cisl adotta fin dall’inizio una politica di autonomia dal padronato, senza per questo dichiararsi antagonista al sistema capitalistico.
Cosa è e da dove deriva il doppio livello di contrattazione?
La politica di cui si fa portavoce la Cisl a partire dagli anni Cinquanta sposa il collegamento tra salario e produttività: “le possibilità reali di miglioramento dei salari e delle condizioni di lavoro sono strettamente collegate allo sviluppo dell’efficienza e della redditività del sistema” fu dichiarato al Consiglio generale di Ladispoli del 1953. Cinquanta anni fa la Cisl eleggeva così il luogo di lavoro quale luogo privilegiato di intervento del sindacato che, se si muovesse solo a livello nazionale, ingabbierebbe ed irrigidirebbe le possibilità di collegare il maggior profitto di una singola azienda ad un maggior guadagno per i lavoratori.
Da qui, quindi, la nascita della contrattazione aziendale?
Sì. L’individuazione di un secondo livello di contrattazione si accompagna alla finalità di una più equa distribuzione del reddito, in una logica di contrapposizione al monopolio di pochi – su molti – della ricchezza prodotta. Presupposto della contrattazione aziendale diventa l’organizzazione di rappresentanze Cisl nel luogo di lavoro. È così che nel 1954 vengono istituite le Sezioni sindacali aziendali (Sas). La contrattazione articolata diventa la bandiera della Cisl, insieme alla contrattazione a tutti livelli che dà ragione alla proclamata autonomia delle categorie. La Cisl nasce, infatti, come confederazione di sindacati di categoria.
















