Pubblicato in: Gio, Mar 14th, 2013

La crisi prossima ventura/Aspettiamoci l’onda di ritorno

In natura nulla si crea e nulla si distrugge, aveva insegnato Lavoisier. In economia è più o meno la stessa cosa: le crisi finan­ziarie non mandano in fumo la ricchezza; semplicemente la trasferiscono: molti si impoveriscono e qualcuno s’ingrassa. Il solo modo di creare benessere è il lavoro e la fatica dell’uomo. Tutto il resto è chimera, come i sogni della finanza creativa (alla maniera del Monte dei Paschi) o le sirene dei cattivi con­siglieri, come furono il gatto e la volpe per il povero Pinocchio. Se guardiamo l’andamento degli indici di borsa e ci sforziamo di capire quel che si na­sconde al di sotto del chiacchiericcio d’ogni giorno, cogliamo segnali inquietanti, che fanno pensare ad una imminente ondata di ritorno della crisi economica.

Per farsi un’idea della situazione pensiamo ad uno stagno nel quale qualcuno ha fatto cadere un grande macigno. La fase acuta della crisi è data dal trambusto procurato dal sasso. Un grosso travaglio in un’area abbastanza circo­scritta. Poi, però, dalla zona d’impatto partono tante onde concentriche che, correndo verso le coste, mettono a soqquadro tutte le economie, costringendo ad adottare misure straordinarie per evitare il disastro. E, in questi anni, chi già era al limite dell’equilibrio ha dovuto speri­mentare il dramma dell’austerità: una parola elegante dietro la quale si nascono sacrifici, rinunce, tasse, disoccupazione, fallimenti e quindi anche disperazione e sucidi.

Oggi, mentre la povera gente cerca ancora di trovare una soluzione alla precarietà e alla indigenza, è improvvisamente scoppiata una nuova euforia e nelle borse di tutto il mondo c’è chi pensa che tutto è passato. Anzi, l’ottimismo di alcuni esperti del settore induce a pensare ad una prossima “grande rotazione”; perché sul fronte azionario ci sono segni di ripresa e si può pensare ad uno spo­stamento degli investimenti dai titoli di stato alle azioni, con una ulteriore impennata degli indici di borsa.

Come è possibile? Le fabbriche continuano a chiudere e le azioni salgono? Sembrerebbe proprio così. Infatti il Nasdaq, l’indice tecnologico di Wall Street, ha rag­giunto un livello più che doppio rispetto alla fase acuta della crisi (2008), e il Dow Jones ha persino superato il livello che aveva nel 2007. Parallelamente in Europa, negli ultimi mesi, proprio i Paesi che più hanno risentito del tra­vaglio di questi anni – dal Portogallo alla Gre­cia – stanno segnalando crescite strabilianti, con listini di borsa che viaggiano sul limite del +60 %, in Grecia, e del +28 %, in Italia.

Che cosa sta succedendo? Stiamo effetti­vamente attraversando una fase di crescita di cui nessuno si è accorto, men che meno i protagonisti della recente campagna elettora­le? O forse siamo tornati nelle braccia della speculazione internazionale, nella più totale disattenzione dei nostri politici? Insomma: che cosa dobbiamo attenderci: una grande rotazio­ne o una grande ondata di ritorno della crisi economica?

Non si tratta di essere pessimisti o ottimisti, ma di guardare la realtà e di considerarla in tutto quel che essa nasconde. E’ evidente che queste impennate delle borse sono come un fuoco di paglia. Quanto meno c’è da pensare che queste spinte euforiche non possano dura­re. E allora: che cosa potrebbe accadere?

Nulla di buono. Se davvero al di sotto di queste avventure borsistiche c’è il gioco sporco della speculazione, possiamo almeno sapere se c’è qualcuno che sta predisponendo adeguate misure di riparo? O dobbiamo rassegnarci ad in­tervenire quando il danno è già fatto? Se così fosse, sarebbe drammatico per coloro che oggi stanno ancora faticando a rimettersi in piedi, sarebbe inimmaginabile per le migliaia di persone che vengono ogni giorno risucchiate verso il vortice della povertà.

In questi casi non serve molto strizzare l’oc­chio e sperare nella buona stella. Occorre invece capire se qui, in Italia, c’è qualcuno che in queste ore si sta preoccupando di vigilare sulla speculazione. O se invece, come sempre è accaduto nel passato, mentre il dramma si consuma, qualcuno compiaciuto si sfrega le mani soddisfatto. Perché tanto lo sappiamo: la ricchezza non si brucia, semplicemente si sposta da una parte all’altra. E mai nelle tasche della povera gente. 

Nicola Paparella

Preside di Facoltà

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