La Cultura della Donazione…Se Trapianto vuol dire Vita anche a Lecce
A colloquio con Pino Neglia, Presidente Provinciale dell’Aido .
“Nel Salento tre centri di trapiantologia. In dieci mesi effettuati soltanto tre prelievi: espiantati fegato, reni, cuore e cornee”.
Due reni, un fegato, un pancreas, due polmoni, un cuore e due cornee. Un solo donatore può salvare fino a otto vite. Ogni anno, in Italia, migliaia di persone sono colpite da gravi malattie agli organi vitali e per molte il trapianto rappresenta l’unica soluzione per rimanere in vita. Sin dai primi anni ’70, in Italia, il programma di trapiantologia ha permesso di placare il dolore di tanti, dando al contempo all’uomo che muore un’ultima possibilità: quella di accendere una speranza di vita per un altro essere umano.
Donare non è una scelta eroica. È un gesto di ordinaria umanità, di solidarietà e di responsabilità verso quel tutto di cui, per un certo tempo, si è fatto parte. È la battaglia tra la vita e la morte che la scienza ha vinto. E che si chiami egoismo, superficialità o incapacità di leggere l’opportunità data dalla scienza, poco importa dal momento che nulla può validamente motivare il rifiuto di donare. È necessario, tuttavia, non smettere di informare, dialogare con chi ogni giorno si trova a fronteggiare situazioni del genere. La redazione de L’Ora del Salento ha rivolto qualche domanda al dott. Pino Neglia, Presidente provinciale AIDO (Associazione Italiana Donazione di Organi) per la sezione di Lecce.
















