Pubblicato in: Sab, Nov 8th, 2014

La Dignità del Morire/Tanto rispetto, nessuna condivisione

Silvio Leone, ginecologo e bioeticista riflette sul caso Brittany, la ventinovenne che ha scelto il “suicidio assistito”. 

“L’idea di ‘sacralità della vita’ indica che la vita non ci appartiene, nel senso di poterne avere pieno dominio e disponibilità. ‘Sacro’ significa ‘separato’, ‘che appartiene ad altri’, in questo caso ‘a Dio’”. 

È morta Brittany Maynard, 29 anni, statunitense, malata terminale di tumore al cervello, che ha scelto di ricorrere al ‘suicidio assistito’. Il fatto ripor­ta al centro il dibattito sull’eutanasia e l’accompagnamento alla morte dei malati terminali. Abbia­mo chiesto il parere di Salvino Leone, medico ginecologo e bioeticista, do­cente di Teologia morale presso la Fa­coltà Teologica di Sicilia e presidente dell’Istituto di Studi bioetici “Salvato­re Privitera” di Palermo.

Alla fine Brittany Maynard ha mes­so in atto la sua decisione di ri­correre al cosiddetto ‘suicidio as­sistito’, di fronte alla sua malattia terminale. Qual è il suo commento ‘a caldo’?

Credo che, in questi casi, si tratti di situazioni in cui è difficile formulare giudizi di condanna o di assoluzione, cioè entrare subito nel merito norma­tivo di un comportamento. Di fronte a scelte così delicate sul piano etico ed esistenziale, scelte che coinvolgono la persona col suo dolore, con la sua vi­sione del mondo, con la sua fede o con l’assenza di essa, bisogna essere mol­to prudenti prima di formulare giudizi più o meno avventati, anche perché non conosciamo il travaglio interiore che, in una situazione di sofferenza così profonda, può portare a questa decisione estrema.

La dottrina cattolica rifiuta l’euta­nasia, in base alla nozione di “sa­cralità della vita”; cosa s’intende esattamente con questa espres­sione?

L’idea di ‘sacralità della vita’ so­stanzialmente indica che la vita non ci appartiene, nel senso di poterne avere pieno dominio e disponibilità. ‘Sacro’ letteralmente significa ‘separato’, ‘che appartiene ad altri’, in questo caso ‘che appartiene a Dio’. Per cui un in­tervento di carattere soppressivo sulla vita umana, in qualunque stadio essa si trovi, in qualche modo significhereb­be espropriare Dio del diritto di vita e di morte che solo a Lui appartiene in quanto Creatore. Di conseguenza, qualunque intervento sulla vita umana deve sempre rispettare questa alteri­tà che la vita in sé rappresenta. Tale principio peraltro, apparentemente re­cepibile soltanto dalle persone di fede cattolica, ha invece una sua pretesa di universalità.

LEONE

A suo parere, questo è un caso di eutanasia vera e propria o può essere configurato diversamente sotto il profilo etico?

Occorre innanzitutto capire cosa si intenda esattamente, sotto il profilo eti­co, per eutanasia. Se eutanasia è un atto soppressivo della vita al fine di evitare sofferenze non altrimenti evitabili, allo­ra questo caso rientra nella fattispecie di eutanasia a tutti gli effetti. Ovviamente, mi sto riferendo all’oggettività dell’atto in sé; circa la soggettività della scelta, invece, anche in casi di eutanasia di questo tipo, cioè non compiuta per moti­vi futili, edonistici o di volontà ipotetica di evitare sofferenze nel futuro e così via, ci sono una serie di valenze soggettive e di ‘attenuanti’ , coinvolte in una sincera scelta ponderata di coscienza, che pos­sono sminuire o , come dice la Chiesa, addirittura eliminare del tutto la colpe­volezza morale del soggetto. Quindi, in definitiva, io definirei il caso in questione senz’altro eutanasia, ricordando però che, a livello di responsabilità morale personale, occorre tenere in conside­razione le variabili soggettive che nelle scelte di coscienza hanno un loro peso.

A suo giudizio che peso ha l’ideo­logia in questo tipo di vicende?

Temo purtroppo che l’ideologia abbia un grosso peso. Queste situazioni dovrebbero rimanere confinate nell’am­bito della valutazione etica e della va­lutazione esistenziale della persona. Invece, esse vengono spesso cavalcate in modo ideologico o per attaccare la Chiesa che difende la vita e nega l’eu­tanasia o per sostenere leggi a favore dell’una o dell’altra scelta, quindi, con una strumentalizzazione politica. Penso che dietro gran parte di queste strumentalizzazioni, sia ideologiche che politiche, in realtà non ci sia un vero in­teresse per la persona e il suo mondo di sofferenza reale. Al contrario, ci si serve di questi episodi, manipolando­li sui media, per sostenere ancora una volta che la Chiesa è ‘cattiva’ a nega­re queste possibilità, mentre l’uomo libero – dando per presupposto che la laicità sia una dimensione non chiusa, non ottenebrata dai fumi della dottrina cattolica – ha una visione più aperta e realista. Ma a ben vedere, la Chiesa si mostra molto più equilibrata nella sua valutazione morale, anche in casi del genere, di quanto non la si dipinga.

La Maynard ha scelto, secondo le sue stesse parole, di morire con “dignità”. Ma anche la Chiesa di­fende la dignità del morire come un valore. Cosa differenzia le due interpretazioni?

Il rischio di nominalismo è sem­pre in agguato. Ci sono parole come ‘dignità’ o ‘libertà’ che assumono con­notati e sfumature diverse a seconda della precomprensione che c’è dietro. È ovvio che la stessa frase detta da me o detta da un’altra persona evi­dentemente può assumere significati diversi. Per Brittany Maynard ‘morire con dignità’ evidentemente significa­va morire senza eccessive sofferenze ineliminabili, quando ancora si ha una lucidità e delle condizioni psico-fisiche accettabili. In fondo anche per la Chiesa significa questo, ma con un limite invalicabile, l’intervento diret­to soppressivo della vita umana. Per altre visioni del mondo anche questo passo può appartenere alla dignità del morire, ma non per la visione antro­pologica cristiana. Si tratta dunque di intendersi sui contenuti concreti, ma sul fatto di aspirare ad una morte di­gnitosa c’è una convergenza generale. Tuttavia nella dignità del morire inclu­derei anche il rispetto (diverso dalla condivisione) per scelte così tragiche, senza giudizi affrettati e senza condan­ne, perché se qualcuno di noi si do­vesse trovare malauguratamente nella stessa situazione, non so poi di fatto, anche in un orizzonte di fede cristiana, quale decisione prenderebbe.

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti