La Dottoressa Giulia Palmieri in Etiopia per un’esperienza missionaria/Per i poveri con le Suore di Madre Teresa
C’è stato qualche episodio particolarmente significativo?
I fatti memorabili sono davvero tanti, è difficile raccontarli brevemente… come quella bambina che mi dettero in mano avvolta in un giornale, del peso di un chilo, sana, senza essere HIV positiva… o come un’altra piccola che trovata dietro la mia porta denutrita in modo gravissimo e pertanto morta poco dopo, come anche tanti altri ragazzi con la malaria. Ripenso, però, anche ai tanti passi avanti fatti.
Sappiamo che va in Africa per donare gesti di solidarietà, ma cosa essi donano a lei?
Ricevo molto di più di quello che io do, oltre alla riconoscenza e la gioia di aver compiuto qualcosa di utile, molto di più di quello che io do.
Limitandosi alla sua esperienza, come valuta la presenza missionaria in quei luoghi?
Essenziale, se non ci fossero le missioni non ci sarebbe niente, la gente conta molto sulle missioni per poter andare a scuola, a volte mangiare, essere assistiti, anche se magari camminano chilometri e chilometri per partorire e andarsene con i neonati poco dopo.
E poiché la sera, a motivo della presenza delle iene, è pericoloso spostarsi, abbiamo realizzato pure una stanza per far dormire almeno una notte le madri partorienti.
Nel periodo dell’anno in cui è in Italia, che tipo di rapporto mantiene con quelle popolazioni?
La relazione rimane costante. Anche perché al ritorno so già cosa progettare e quindi tutto il periodo trascorso in Italia lo utilizzo per organizzare attività e raccogliere fondi. È già importane la possibilità di poter sensibilizzare gli altri.
Le suore di Madre Teresa mi dicono spesso: “Giulia, non chiedere soldi, per l’amor di Dio non chiedere soldi, ma se te li danno prendili, vedi che la misericordia è grande!”.
Lo sperimento di continuo: avevo pochissimi fondi fino a qualche giorno fa e ora ne stanno arrivando davvero. La gente ha fiducia e quando torno chiamo tutti quelli che hanno offerto un contributo, per relazionare, raccontare cosa ho fatto e quanto costruito, mostrare le fotografie.
Ci può descrivere brevemente la storia della sua attività di volontariato?
Ho iniziato ad andare nel 2003 e questa è la decima volta che ci vado. Solitamente resto lì per quindici giorni, ma quando andrò in pensione resterò per più tempo. Questa volta mi accompagna un’amica cardiologa e per la prima volta anche don Antonio Podo. Loro vedono pochi sacerdoti per cui penso che saranno contenti di poter partecipare alla messa ogni giorno.















