Pubblicato in: Sab, Apr 13th, 2013

La Dottoressa Giulia Palmieri in Etiopia per un’esperienza missionaria/Per i poveri con le Suore di Madre Teresa

C’è stato qualche episodio particolar­mente significativo?

I fatti memorabili sono davvero tanti, è diffi­cile raccontarli brevemente… come quella bam­bina che mi dettero in mano avvolta in un gior­nale, del peso di un chilo, sana, senza essere HIV positiva… o come un’altra piccola che trovata dietro la mia porta denutrita in modo gravissimo e pertanto morta poco dopo, come anche tanti al­tri ragazzi con la malaria. Ripenso, però, anche ai tanti passi avanti fatti.

Sappiamo che va in Africa per donare ge­sti di solidarietà, ma cosa essi donano a lei?

Ricevo molto di più di quello che io do, ol­tre alla riconoscenza e la gioia di aver compiuto qualcosa di utile, molto di più di quello che io do.

Limitandosi alla sua esperienza, come valuta la presenza missionaria in quei luoghi?

Essenziale, se non ci fossero le missioni non ci sarebbe niente, la gente conta molto sulle mis­sioni per poter andare a scuola, a volte mangia­re, essere assistiti, anche se magari camminano chilometri e chilometri per partorire e andarsene con i neonati poco dopo.

E poiché la sera, a motivo della presenza del­le iene, è pericoloso spostarsi, abbiamo realizza­to pure una stanza per far dormire almeno una notte le madri partorienti.

Nel periodo dell’anno in cui è in Italia, che tipo di rapporto mantiene con quelle po­polazioni?

La relazione rimane costante. Anche perché al ritorno so già cosa progettare e quindi tutto il periodo trascorso in Italia lo utilizzo per orga­nizzare attività e raccogliere fondi. È già impor­tane la possibilità di poter sensibilizzare gli altri.

Le suore di Madre Teresa mi dicono spesso: “Giulia, non chiedere soldi, per l’amor di Dio non chiedere soldi, ma se te li danno prendili, vedi che la misericordia è grande!”.

Lo speri­mento di continuo: avevo pochissimi fondi fino a qualche giorno fa e ora ne stanno arrivando dav­vero. La gente ha fiducia e quando torno chiamo tutti quelli che hanno offerto un contributo, per relazionare, raccontare cosa ho fatto e quanto costruito, mostrare le fotografie.

Ci può descrivere brevemente la storia della sua attività di volontariato?

Ho iniziato ad andare nel 2003 e questa è la decima volta che ci vado. Solitamente resto lì per quindici giorni, ma quando andrò in pensione resterò per più tempo. Questa volta mi accom­pagna un’amica cardiologa e per la prima vol­ta anche don Antonio Podo. Loro vedono pochi sacerdoti per cui penso che saranno contenti di poter partecipare alla messa ogni giorno. 

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