Pubblicato in: Sab, Giu 2nd, 2012

La Festa dello Spirito Santo/La famiglia e i giovani ci chiamano all’impegno

I passaggi più importanti tratti dall’omelia dell’Arcivescovo nella Veglia di Pentecoste.

La gioia e l’impegno per il rinnovamento pastorale, sorretti dalla vita cristiana trasfigurata, redenta e arricchita dalla partecipazione alla vita divina e dagli straordinari frutti della Pentecoste, evento di grazia e di rinnovamento per ogni battezzato e comunità, sono stati proposti con intenso fervore dall’omelia dell’Arcivescovo durante la Veglia di Pentecoste celebrata in Piazza Duomo.
«Abbiamo ascoltato il Signore, che ci ha trasmesso la Sua Parola, purificandoci e rendendoci disponibili alla ricchezza dei suoi doni, offerti a ciascuno in questa liturgia, nella quale invochiamo e domandiamo che ci sia donato lo Spirito Santo.

La celebrazione ci aiuta a percorrere a grandi linee alcuni passaggi della Rivelazione: la prima lettura, tratta dal libro della Genesi, ci presenta la vicenda di Babele, sottolineando come nell’umana disarmonia, nella confusione dei linguaggi e delle culture, nelle contrapposizioni e divisioni che segnano i rapporti umani, aumentino tra noi a dismisura le paure e le incertezze», ha esorditoil Presule.
L’essere proprietà di Dio, secondo la visione di Ezechiele, fa di noi, pianura di ossa inaridite, il luogo in cui la forza dello Spirito ridona vita per un annunzio di nuova esistenza:«Il suo grande dono ci costituisce profeti, capaci di annunziare una Parola nuova, una speranza che, aiutandoci a superare nel vissuto quotidiano un’abitudine a volte priva di mordente, ci impegna nella fede e nell’annunzio dei tempi nuovi, in cui saremo liberi ed affrancati dalla schiavitù del peccato.

Certo, il cammino è faticoso ed irto di difficoltà; dobbiamo affrontare lo sforzo di continuare ad incedere in una storia, a volte, lo possiamo dire, matrigna. Una storia che ci fa avvertire il peso di una gestazione che apre alla vita nuova, per cui bisogna passare attraverso le doglie di un parto che spesso provocano una sorta di scoraggiamento nel saper accogliere il dolore e la novità dell’effusione del dono divino…
Non possiamo arrenderci alla paura, poiché, come afferma l’apostolo Paolo, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, fa suoi i nostri gemiti inesprimibili, intercede come nostra voce presso il Padre».
Garante di questo dono è Gesù, che ci invia il Paràclito, il Consolatore, che per noi si fa storia, dono sicuro, atteso, necessario, affinché la fede non vacilli, i dubbi non ci sovrastino, le paure non ci ricaccino nella nostra, riteniamo noi, ben difesa realtà, nei nostri recinti, secondo un concetto al quale spesso fa riferimento mons. D’Ambrosio.

Il dono dello Spirito è concesso a ciascuno di noi, ma ci è dato per un ministero, per un servizio d’amore:
«In una storia che deve vederci protagonisti, operai sicuri che sanno donare ben più di un semplice e doveroso impegno, sappiamo che Dio è Padre e sa ricompensare ben al di là dei meriti».
L’Arcivescovo ha poi fatto riferimento a«questa grazia che oggi si effonde su questa nostra Chiesa, essa costituisce il tempo del passaggio del Signore tra noi, della sua presenza nelle comunità parrocchiali.
È l’oggettiva esperienza che vivo quotidianamente nelle comunità che sono chiamato a visitare. È proprio Lui che parla, compie segni, prodigi, fortifica, rinnova speranze, motiva impegni, apre a responsabilità tutti, presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, soprattutto voi che molto spesso siete operai nascosti ma sicuri in questa porzione di vigna del Signore».

Ed ha voluto esprimere la propria profonda riconoscenza per l’accoglienza e la comunione vissuta insieme con il clero, i religiosi e gli operatori pastorali, trasmettendo«un senso di gratitudine per ciò che sta operando. Rendo grazie al Signore e a tutti, a cominciare da voi, carissimi fratelli presbiteri.
Sono grato per l’impegno con cui preparate e accompagnate il dono della Visita Pastorale, perché siete operai pronti a tutte le ore del giorno, nel dire il vostri sì alle comunità che vi chiedono presenza, impegno, testimonianza, servizio».
Ed ha confermato alcune scelte importanti: «Lo Spirito domanda a ciascuno e a questa nostra Chiesa visitata dal suo Signore di privilegiare il volto nuovo della parrocchia, sentendoci tutti coinvolti e protagonisti, non per benigne concessioni o particolari benemerenze, ma per la grazia del Battesimo che rende nazione santa, popolo sacerdotale.
In questo cammino e nella rinnovata coscienza della comune responsabilità di edificare il tempio di Dio qui, fra noi, ci sono due priorità che ora ci attendono e dovranno vederci impegnati nei prossimi anni.
Nell’azione pastorale occorre dare importanza fondamentale ad una ricchezza che purtroppo, forse anche per nostra responsabilità, si sta sfaldando: la famiglia.
Essa deve essere al centro del nostro servizio, del nostro impegno insonne, della nostra preghiera.

“Proprio nei prossimi giorni, a Milano ci sarà l’incontro internazionale delle famiglie presieduto dal Santo Padre. Ancora ieri l’altro, il Papa ha ricordato a tutti noi vescovi d’Italia la speranza con cui dobbiamo avere forza e ottimismo per andare avanti nonostante le ombre che certo ci sono e che comunque sono diradate dalla speranza che porta un nome: Cristo Gesù”.

“In questo contesto, la nostra preghiera, intensa, si eleva per il Santo Padre, per la sofferenza che vive, forse tremenda, mentre siamo coscienti che egli “guarda avanti”, come ha ripetuto proprio questa mattina nell’udienza concessa ai responsabili del Rinnovamento dello Spirito: la Chiesa non crolla, perché è casa fondata sulla roccia”.

Nella famiglia rimessa al centro del nostro impegno, dobbiamo poiimparare ad accogliere e comprendere i giovani, nella consapevolezza che noi abbiamo bisogno di loro ed essi hanno bisogno di noi».
Occorre, pertanto,«imparare la difficile arte dell’educazione per essere accanto a loro non come maestri ma come testimoni adulti di quella fede che dobbiamo far crescere in loro con la qualità dell’impegno e dell’entusiasmo con cui trasmettiamo la ricchezza dell’incontro con Cristo».
Non siamo soli. Gesù ha assicurato: “Vi manderò il Consolatore…ecco Io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”. La Pentecoste rinnova l’effusione dello Spirito Santo e la Chiesa può guardarecon serenità e speranza teologica al cammino da compiere.

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