La Mafia si rinnova… ma i Magistrati non demordono
Guglielmo Cataldi, Magistrato Antimafia Leccese, a proposito delle dichiarazioni di Motta: nel Salento risolto il 90% dei casi.
“Non esiste il delitto perfetto. Esso è compiuto sempre da esseri umani e la soluzione del caso sembra quasi sempre una caccia all’errore”.
Il 13 agosto 1990 è ricordato come una pagina di storia di cronaca nera della nostra Provincia. Viene ucciso Carmine Greco, un malavitoso coinvolto nel traffico di stupefacenti il quale avrebbe spacciato ingenti quantitativi di droga nel territorio gallipolino, senza dar conto all’organizzazione della scu (sacra corona unita) a cui era legato. In quegli anni il Salento era una terra tormentata dai giochi di potere di una mafia altamente strutturata e temuta della quale ancora oggi portiamo dolorosi strascichi. Dopo ventiquattro anni il cerchio si chiude sulla vicenda Greco e le ultime due persone coinvolte nell’omicidio sono state arrestate.
In relazione all’accaduto, il Procuratore Cataldo Motta ha dichiarato alla stampa che nel corso di questi 20 anni sono stati risolti nel Salento il 90% dei casi di omicidi. L’affermazione del Procuratore che genera un giustificato vanto per la nostra magistratura e per noi cittadini, ci porta altresì a compiere profonde considerazioni. Abbiamo ripercorso i cambiamenti che ha subito la nostra terra nell’arco degli ultimi venti anni con il dott. Guglielmo Cataldi, magistrato della Procura Antimafia di Lecce. L’intervista offre sicuramente importanti spunti di riflessione, portando alla luce concetti come la percezione del senso di sicurezza, e tematiche connesse ai cambiamenti delle procedure investigative e del territorio, quali elementi imprescindibili per la lotta alla criminalità.
Dott. Cataldi, riguardo alla criminalità, quanto e come è cambiato il Salento negli ultimi venti anni? Che tipo di criminalità vi era allora e che tipo oggi?
Ognuno di noi può ben comprendere come nel Salento, al pari di altre realtà, vi siano stati negli ultimi anni dei cambiamenti che hanno inciso sulle varie manifestazioni del vivere umano. La criminalità organizzata di tipo mafioso che tra il finire degli anni 80 e l’inizio del nuovo millennio si manifestò in maniera violenta sul nostro territorio, nel tentativo di imporre il terrore al suo interno e nei confronti della cittadinanza ora tende ad inabissarsi, cercando di sostituire al terrore la ricerca del consenso sociale, consapevole che solo quando ciò avverrà definitivamente si potrà dire che il Salento è terra di mafia. Nella ricerca del consenso sociale cambia anche la tipologia di reati che vengono posti in essere dalla criminalità organizzata sempre interessata al lucroso traffico di sostanze stupefacenti ma per il resto rivolta più che altro a “stabilizzare” i propri ricavi operando in settori quali l’usura, il recupero crediti, il gioco d’azzardo, la commercializzazione di prodotti contraffatti, la sicurezza degli esercizi pubblici (discoteche, lidi balneari) fornendo in tal modo un “servizio dai frutti avvelenati“ alla comunità e venendo incontro, in un momento di grave crisi economica, a quelli che sono i bisogni della gente. Gli stessi vertici della criminalità organizzata appaiono poi essere interessati a delegare alla manovalanza il controllo del territorio e in particolare su di una microcriminalità che sempre più appare recalcitrante a subire imposizioni dall’alto anche per l’accentuarsi della “mobilità” non solo collegata a fenomeni migratori.
Possiamo affermare di vivere in un territorio più sicuro rispetto al passato?
Prima di dire se c’è o meno più sicurezza rispetto a venti anni fa sul nostro territorio occorre rilevare che sicuramente è aumentato nel tempo il nostro ”bisogno di sicurezza” e questo indipendentemente dall’evolversi della criminalità. Ciò da un verso è positivo, d’altro canto ha degli aspetti negativi in quanto appare, tale fabbisogno, indotto da fattori esterni che a volte, per interessi propri, favoriscono il diffondersi del sentimento di “paura” mentre anche in questo campo vale il precetto: ”non abbiate paura”. Comunque, non mi sembra che negli ultimi tempi ci siano state delle sostanziali variazioni statistiche nei reati di microcriminalità (rapine, furti d’auto, in appartamento, scippi) che poi è quella che più incide sul quotidiano di ognuno di noi e sulla sensazione di sicurezza. Comunque, anche in questo settore Lecce e provincia mi sembra siano, nel panorama italiano e meridionale in particolare, un’isola se non felice … quasi.
Riferendosi al delitto di Carmine Greco, Motta ha affermato che il 90% degli omicidi commessi nella Provincia negli ultimi venti anni sono stati risolti….
Effettivamente la percentuale di risoluzione dei casi di omicidio in questi ultimi tempi è altissima anche se, per la verità, il mio pensiero e credo anche quello del Procuratore della Repubblica è rivolto a quei casi, non molti per la verità, di omicidi irrisolti. A tener alta questa statistica concorrono, a mio avviso, una serie di circostanze favorevoli. In primo luogo occorre rilevare la particolare importanza del controllo del territorio mediante sistemi di videosorveglianza.
Ci fa qualche esempio?
Per fare degli esempi: l’omicidio Frisenda a Copertino dello scorso luglio, l’omicidio di Gianfranco Zuccaro del luglio del 2013 sono stati risolti attraverso le indicazioni che sono state fornite dai sistemi di videosorveglianza. Peraltro, nel Salento, tra gli investigatori vi è ormai una vera e propria scuola nello studio dei sistemi di videosorveglianza formatasi sul campo, in occasione dell’attentato presso la scuola Morvillo Falcone di Brindisi, che consente di comprendere come tali sistemi siano in grado di apportare degli aiuti straordinari alle indagini al di là di quelle che possono sembrare le prime impressioni. Altamente importante è poi, nella ricostruzione dei fatti, la possibilità di acquisire le tracce informatiche che rilasciano i telefoni cellulari nonché i sistemi di localizzazione mediante GPS. In definitiva gli investigatori, anche nel Salento, hanno lasciato ormai i panni del Vittorio De Sica di “Pane, amore, fantasia” per vestire sempre più quelli degli esperti informatici e, grazie anche alle conoscenze approfondite delle dinamiche del territorio nonché all’umiltà dell’approccio laico, senza pregiudizi, al caso di specie, spesso raggiungono risultati impensabili nella risoluzione dei vari casi. Purtroppo, devo constatare invece che troppo spesso mi capita di incontrare persone che essendo occasionalmente testimoni di fatti, come quelli omicidiari, di particolare gravità preferiscono volgere lo sguardo dall’altra parte.
I delitti possono avere tutti una risoluzione?
Tutti i casi possono teoricamente essere risolti, non esiste l’omicidio perfetto perché comunque l’omicidio è posto in essere da esseri umani e proprio su quello che noi investigatori puntiamo il più delle volte; la soluzione del caso sembra quasi la “caccia all’errore”.


















