La mancanza di lavoro è il vero dramma
Se la Caritas non basta/Troppe famiglie non arrivano alla fine del mese. Almeno in 100 bussano regolarmente alla Parrocchia.
La crisi economica continua a mordere. Molte famiglie riescono ancora a resistere ma molte altre sono giunte allo stremo. Il livello della disoccupazione rimane alto, il costo della vita continua ad aumentare mentre il reddito delle famiglie si assottiglia sempre di più. Fra la gente la crisi si sente, eccome. Se per chi ha uno stipendio il problema è arrivare a fine mese, per chi lavora saltuariamente, oppure è proprio disoccupato, la situazione è ancora più nera.
Molte donne, in paese, riescono a lavorare grazie alle piccole aziende locali che producono capi di abbigliamento per le grandi marche o biancheria intima ma riescono a guadagnare stipendi fra 500 e 600 euro. Poco per mantenere una famiglia. Gli uomini hanno meno possibilità. Cercano lavoro fuori ma sono lavori saltuari. Neppure il lavoro agricolo, che una volta era trainante, riesce a dare opportunità più concrete. I giovani vanno via o aspettano che la situazione migliori. Gli anziani fanno i salti mortali per fare bastare la pensione e tentare di aiutare le famiglie dei figli.
In questo contesto si inserisce la Caritas ed i servizi sociali del Comune che, nonostante la carenza di fondi, fanno quello che possono. La Caritas Parrocchiale ha la sede in un locale sito in via Principe Amedeo, alle spalle della Chiesa Matrice. Lì, già da diversi anni, è stato attivato un centro ascolto che è a disposizione dei cittadini il giovedì mattina ed il sabato sera, e sempre in quel locale, secondo le disponibilità, avviene la distribuzione di pacchi contenenti generi alimentari. La distribuzione avviene mediamente una volta al mese e comunque, compatibilmente con la disponibilità di prodotti, ogni volta che se ne presenta la necessità.
Le persone che si rivolgono alla Caritas sono circa un centinaio, fondamentalmente chiedono un lavoro, qualunque sia, ma sono tanti quelli che, in assenza del lavoro, si “accontentano” di un piccolo sussidio o almeno di un pacco di generi alimentari. Purtroppo non manca chi ha subito, per morosità, il distacco dell’energia elettrica o rischia lo sfratto.
E capitano pure malati cronici che si presentano per chiedere un contributo per comprare medicine di cui necessitano o per sottoporsi a visite specialistiche di cui hanno bisogno. Ognuno ha il suo problema, le sue urgenze ed è difficile rispondere a tutte le domande. A volte si tenta di regalare una parola di speranza per il futuro ma è difficile guardare in quella direzione.
Il governo ha proposto all’UE un’agenda per creare lavoro e abbattere soprattutto la disoccupazione giovanile, ma il tempo che c’è da aspettare perché cresca la classica gallina e faccia l’uovo ogni giorno è troppo lungo. In questa fase, ormai, si ha la necessità di avere un uovo oggi e di averlo, possibilmente, tutti i giorni. Il Parroco don Daniele ed i suoi collaboratori fanno quello che possono. Un ruolo importante lo sta assumendo la Carità e lo spirito di condivisione di tanti parrocchiani di buona volontà e si spera che quella piccola luce che è in fondo al tunnel divenga presto un segno concreto di speranza. Per tutti.
















