Pubblicato in: Ven, Mar 20th, 2015

LA NOSTRA PREGHIERA PER VOI CHE SARETE SERVI DELL’AMORE

Molfetta/L’Omelia dell’Arcivescovo D’Ambrosio per l’istituzione di lettori e accoliti nel Seminario Regionale. 

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ESULTATE E GIOITE

Cari amici, anzi cari fratelli e sorelle. Bando alle imposte e formali distanze. Qui nella casa del Padre, non siamo amici ma tutti fratelli e sorelle. Siamo qui a celebrare, ciascuno secondo il dono e il carisma ricevuto, il grande mistero della Pasqua di Cristo Gesù e, per sua grazia, della nostra Pasqua. È questo il giorno del Signore, non possiamo pertanto non accogliere l’invito della liturgia: “Rallegrati Geru­salemme, e voi tutti che l’amate: Esultate e gioite voi che erava­te nella tristezza”. L’Apostolo Paolo con le parole che poc’anzi abbiamo ascoltato nella seconda lettura ce ne dà il motivo: “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato da morti che eravamo per le col­pe, ci ha fatto rivivere in Cristo” (Ef2,4-5). Il Signore non è avaro, potremmo dire che con noi è come uno ‘spendaccione’. Conti­nua a moltiplicare le ragioni della nostra gioia nonostante la magra povertà delle nostre risposte.

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La grande famiglia del nostro Semi­nario Regionale presenta 21 dei vostri figli, cari papà e mamme, perché siano istituiti per il ministe­ro del Lettorato e dell’Accolitato. Ecco l’ulteriore particolare dono che l’amore prodigale del Signore oggi fa a tutti noi. Dobbiamo per­ciò benedirlo, lodarlo e rendergli grazie in questa liturgia della IV domenica di Quaresima nella quale il Signore, nel suggestivo e notturno colloquio di Gesù con Nicodemo, ci offre la misura del suo amore per gli uomini con un segno: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unige­nito” (Gv3,16). Un amore senza limiti è quello di cui Gesù parla con Nicodemo: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalza­to il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (vv.14-15). Giovanni introduce la dottrina della Croce. La croce è il ‘segno della salvez­za’, come fu il serpente innalzato da Mosè nel deserto per gli Ebrei. Fin dall’inizio del suo Vangelo, Giovanni sottolinea il traguardo della missione di Gesù: la Croce, la vera rivelazione dell’amore di Dio. A questa croce che, innalza­ta domina la storia e le vicende dell’uomo, devono volgersi i nostri sguardi. Chi guarda a Cristo Crocifisso con fede vince la morte insieme con lui e ottiene la nuova vita, viene salvato per mezzo di Lui. Questa salvezza è il grande dono che con fiducia attendiamo e invochiamo in questo tempo santo della Quaresima, fidandoci della parola di Gesù: “Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui” (v.17). Crediamo fermamente in questa parola che oggi è risuona­ta per noi e da Cristo affidata alla sua Chiesa. È parola certa: Dio non ci inganna, compie sempre ciò che promette.

AMICI DELLA PAROLA

Questa Parola oggi viene conse­gnata a voi, cari istituendi lettori, perché la proclamiate nell’assem­blea liturgica. Non siete chiamati né voi, né noi, cari fratelli pre­sbiteri, ad essere i tecnici o gli esteti della Parola. Di essa dovete essere assidui lettori con l’intelli­genza del cuore che si apre alla parola perché diventi alimento per la vostra fede e ispirazione per la vostra preghiera. Mi piace ricordarvi alcune illuminanti sotto­lineature di San Giovanni Paolo II nella Pastores Dabo Vobis sul nostro/vostro servizio alla Parola: sviluppate una grande familiarità con la Parola di Dio.

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Sia il vostro cibo quotidiano; accostatevi ad essa con cuore docile e orante; rimanete nella Parola per diven­tare perfetti discepoli del Signore; credete alla Parola nella consa­pevolezza che le parole del vostro futuro ministero non saranno vostre ma di Colui che vi ha scelti e chiamati per inviarvi ad annun­ziare il Regno (cf Pastores Dabo Vobis, 26).

MINISTRI DEL PANE

Nel consegnare il vassoio con il pane per la celebrazione dell’Eu­caristia, cari prossimi accoliti, vi dirò “la tua vita sia degna del servizio alla mensa del Signore e della Chiesa”. Voi sapete che la parola ‘servi­zio’ è una di quelle che danno fondamento e significato alla vita dei discepoli del Signore Gesù che è stato il primo grande servo. È venuto tra noi non per essere servito ma per servire. Rimane per tutti noi il vero unico modello a cui guardare. L’essere servo non è fine a se stesso, ma espressione di un amore che spoglia, che alie­na, che si dona e sa amare nella piena gratuità. In un mondo nel quale sta diventando prassi dare solo se si riceve, voi, noi, sull’e­sempio del Cristo servo, siamo chiamati a non sbiadire i conno­tati della piena e disinteressata gratuità che serve perché ama. Fra poco vi ricorderò che d’ora in avanti siete chiamati ad amare di amore sincero la Chiesa che è il popolo santo di Dio, soprattutto i poveri e gli infermi, che sono le vere ‘periferie esistenziali’, costrette all’angolo della storia. Queste periferie, ci ricorda Papa Francesco, sono le nuove fron­tiere che la comunità dei credenti sceglie come luoghi prioritari dell’annunzio del Vangelo e della testimonianza della gratuità vera dell’amore. Ricordatevi che “tutta la passione di Dio è l’altro, e così non ci può essere altra via per il mio servizio, se non quella di questa passione, che va a lui, che pensa con il suo pensiero, che c’è per lui, che sta con lui, che si fa dono a lui” (K. Hem­merle).

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Sta qui anche l’originalità del servizio che sull’altare vi fa vicini a lui, che vi impegna, d’ora in avanti a vivere, come vi ricorda la liturgia dell’istituzione, ‘sem­pre più intensamente il sacrificio del Signore e a conformarvi sempre più il vostro essere e il vostro operare’. Perché questo impegno accompagni la vostra vita e vi prepari ai doni grandi che vi attendono, c’è la preghie­ra di tutti noi, dei vostri vescovi che trepidanti accompagnano il vostro cammino verso l’altare, la preghiera dei vostri educatori e dell’intera comunità del nostro Seminario Regionale che rendo­no lode al Signore per la fecon­dità del loro impegno e del loro generoso servizio, il rendimento di grazie delle vostre famiglie che oggi avvertono nel dono a voi fatto, un tocco di amore prefe­renziale del Signore Gesù. Sia di tutti noi l’invocazione con cui abbiamo pregato all’inizio della celebrazione: “Signore, donaci la ricchezza della tua gra­zia, perché rinnovati nello spirito possiamo corrispondere al tuo eterno e sconfinato amore”. Amen. 

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