La Parrocchia, amarla e servirla
Come programmare l’Anno Pastorale/La capacità comunitaria di saper accogliere tutti.
La verifica sul cammino realizzato è importante, ma solo se fatta nella prospettiva di un cammino da proseguire. Prima di tutto diamo uno sguardo alla comunità nel suo insieme. Dobbiamo continuare a lavorare perché tutti, indistintamente, avvertano l’affetto e la responsabilità verso la comunità. Questo implica prima di tutto i rapporti tra le persone, ma sappiamo che si tratta di un’esperienza tanto bella quanto impegnativa. Il primo passo da fare mi sembra sia quello di imparare a saper leggere il cuore e a non fermare il proprio sguardo sulle apparenze, “infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore” (1 Sam 16, 7). Dobbiamo imparare a credere nella bontà delle persone anche dietro la corteccia di modi o parole che dicono il contrario. La serenità di una comunità può nascere solo dalla limpidezza dei nostri rapporti. Ciascuno di noi, nel momento in cui viene chiamato ad offrire il proprio servizio, deve avere ben chiara la consapevolezza che, anche se chiamato concretamente dal Parroco, è chiamato da tutta la comunità al servizio della stessa. Solo questa consapevolezza può allontanare almeno due tentazioni: quella del “protagonismo” e quella del “patronato”. La prima è la tentazione di chi pensa che essere investiti di una responsabilità sia una sorta di promozione per le proprie capacità o qualità. La seconda è la tentazione di chi intende l’ambito del suo servizio, e a volte anche le persone, come una sorta di “proprietà”. Vale la pena ricordare che l’umiltà e la disponibilità, prima ancora di essere delle virtù cristiane, sono capacità umane che ci permettono di vivere sereni e di far vivere sereni anche gli altri.
Dobbiamo interrogarci anche sul rapporto tra i vari gruppi o le varie esperienze all’interno della Parrocchia. A volte si è più disposti a sacrificarsi per il bene del proprio gruppo piuttosto che della comunità. Da diversi anni si parla della necessità di passare da una fede “ereditata” ad una fede “proposta”. Una Parrocchia è viva quando avverte in se stessa il vivo desiderio di “partorire” altri figli alla fede. Si potrebbe pensare che può essere anche superfluo programmare un nuovo anno pastorale, perché sappiamo già cosa fare. Ma, se il “già fatto” offre delle garanzie perché non rischia imprevisti, allo stesso tempo, non solo rende sterile la comunità, ma presenta anche delle ambiguità. Quelli di dentro rischiano di vivere la Parrocchia come una sorta di “associazione” nella quale gli iscritti possono vantare dei diritti; quelli di fuori rischiano di trasformare la stessa in un “servizio sociale” al quale rivolgersi per alcune necessità.
Per quanto riguarda l’esperienza del Catechismo e del Cammino di fede è bene insistere a parlare di Iniziazione cristiana. Il termine Iniziazione significa condurre qualcuno, attraverso dei riti, a diventare parte integrante di una nuova comunità. Ciò presuppone, da parte di chi è iniziato il desiderio di far parte della nuova comunità. Nel suo significato cristiano significa, sia il desiderio di diventare cristiano, sia quello di far parte della comunità dei cristiani. La nostra esperienza pastorale, dopo alcuni anni di sperimentazione di specifici itinerari differenziati, ha portato alla determinazione di offrire alle famiglie il cammino di fede proposto dall’Azione Cattolica ai ragazzi dai 6 ai 14 anni, con il coinvolgimento delle stesse e l’affiancamento di educatori-catechisti e animatori. Dobbiamo perseverare nello spirito di collaborazione con le famiglie, dando ad esse priorità assoluta su tutto il resto. È un lavoro che non solo chiede più tempo, ma chiede anche il concorso di più persone.
Ancora di più chiede l’impegno di tutta la comunità parrocchiale e non solo del Sacerdote. Per quanto riguarda i giovani, se da una parte abbiamo vissuto in questo anno una serena e piacevole esperienza, dobbiamo allo stesso tempo impegnarci come Parrocchia a favorire l’ingresso di nuove presenze. La presenza dei giovani in Parrocchia assume un valore importantissimo per un duplice motivo: i giovani hanno bisogno di trovare un riferimento nella comunità, ma anche la comunità ha bisogno di vedere in loro il proprio futuro.È importante che la vita stessa della Parrocchia diventi uno stimolo ad entrarvi. Uno stimolo che non è assolutamente affidato alle tante cose che possiamo fare, quanto all’esperienza umana che essa fa vivere a chi vi appartiene. La gente ha bisogno di un luogo dove sperimentare la bellezza della vita, ed essa la si esprime soprattutto nella serenità dei rapporti tra le persone e nella capacità di saper accogliere tutti. È quello che la nostra Parrocchia chiede a ciascuno di noi: saperla amare per poterla servire.
Pietro Quarta
















