La Pasquetta del ‘700
NOVOLI/In un affresco l’unica testimonianza bizantina dell’apparizione del Risorto alla Madre.
“Il Martedì dopo Pasqua si faceva festa e si inneggiava al Signore Ri [trovato viv] o”.
Novoli, nell’attuale chiesa dell’Immacolata, vi è un significativo affresco legato alle festività pasquali. Esso spiega ed aiuta a capire meglio una tradizione tipicamente leccese: quella del “riu”. Per chi di Lecce città non sia, “lu riu” è il festeggiare la “pasquetta” il martedì dopo Pasqua. L’affresco ci è stato descritto da Antonio Tamiano il quale ricorda come tale rappresentazione è “l’unica testimonianza bizantina dell’apparizione del Risorto alla Madre”. “Anche a Novoli” , afferma Tamiano, “come in tanti paesini dell’area bizantina, fino alla metà del Settecento il martedì dopo Pasqua (…) si faceva festa. (…) si inneggiava al Signore Risorto = Ri[trovato viv]o”.
Nell’affresco sono rappresentati l’Angelo, Maria ed una tavola su cui sono poggiati “l’orciolo del vino, il padellone per cuocere le azime, il trespolo per arrostire l’agnello e un piatto con sopra l’agnello pasquale non consumato perché, secondo antiche tradizioni, nel Cenacolo Gesù celebrò solo la prima parte dei riti della Pasqua ebraica, utilizzando le azime e il vino (…). Non consumò l’agnello perché tutte le profezie erano compiute: era Lui il vero Agnello che si immolava per la salvezza di tutti (…)” .
Fabio Grasso















