La pizzica ritrovata. Guai a perderla
Conferenza alle Benedettine/Pierpaolo De Giorgi: sembra rinascere dalle sue ceneri come un’Araba Fenice ridando nuova luce al Salento.
Identità/Il Tarantismo è un esempio di pensiero armonico d’importanza straordinaria.
In Puglia e in non poche altre regioni per secoli hanno dilagato racconti e testimonianze sul potere delle musiche e delle danze che guarivano le persone avvelenate dal mitico morso della taranta. Il fenomeno fino agli anni ‘70 è stato tipico della terra d’Otranto ed in particolare del Salento, ma precedentemente con diverse varianti si è presentato in tutta l’Italia centro meridionale, in Sardegna ed in Spagna e ci sono tracce ancora in Grecia, in Provenza ed in tantissime altre località del mediterraneo. Nonostante i 700 anni di studi sull’argomento e i più di 3000 saggi, risulta ancora un fenomeno imperscrutabile ed affascinante nello stesso tempo che continua a vivere nella nostra cultura portando con sé segreti meritevoli di essere svelati e riscoperti. Proprio questo è stato l’intento della conferenza che si è tenuta nei giorni scorsi presso il monastero delle Benedettine di Lecce, sciorinare la simbologia che si cela dietro al tarantismo per recuperare valori che stiamo perdendo e comprendere meglio la nostra identità collettiva. Dopo la presentazione del prof. Giovanni Invitto ha discusso l’argomento Pierpaolo De Giorgi.
Nell’excursus sul fenomeno sono stati citati tanti studiosi che hanno ispirato le ricerche di De Giorgi, alcuni da lui condivisi, altri contestati. Il nodo cruciale del suo esposto è stato il desiderio di esprimere una rivalutazione del tarantismo che oggi viene banalizzato e frainteso. “Custodiamoci – dice – questa pizzica ritrovata che sembra rinascere dalle sue ceneri come un’araba fenice”. In tale riscoperta ha ridato nuova luce al Salento, capovolgendo le conclusioni dell’antropologo De Martino, che, a parer suo, pur essendo stato un grandissimo studioso del fenomeno, ha sbagliato infine a definire il Salento “la terra del rimorso”. Continua De Giorgi: “il De Martino afferma con piglio ideologico e con intenti redentivi che ogni inizio d’estate serpeggia nel Salento una oscura tentazione al caos ed al disordine. Il suo errore è stato quello di approcciarsi con pregiudizio alla nostra terra, dando al tarantismo un’accezione totalmente negativa che induce il malessere e considerando il Salento luogo di arretratezza, di miseria, di superstizione”.
Invece, la nostra non è terra del rimorso, ma della rinascita e con il tarantismo non c’è ritorno alla tentazione e al caos ma l’impulso di ripetere il mito nel rito (il morso, poi la danza, quindi l’interruzione ieratica della musica perché la tarantata “cade a terra come morta”). Arriva a questa conclusione grazie al metodo della comparazione suggerito da Marius Schneider e Mircea Eliade che hanno rivelato come tutti i popoli del mondo si comportino allo stesso modo: celebrano i loro riti periodicamente perché questo gesto da al tempo un senso, allontanandolo dallo scorrere infinito che si perde nel nulla e portandolo ad una dimensione ciclica. Il mito che si ripete nel rito è espresso nella simbologia della musica e della danza. Le tarantate ballavano molto similmente alle Menadi di Dioniso con la testa reclinata, timpano e nastrini. Il mito di Dioniso è l’esempio della grande influenza della Grecia sulla nostra cultura.
Ancora, altri concetti trattati nella conferenza che secondo De Giorgi sono stati trascurati negli studi sul tarantismo e che sono importanti da riscoprire sono stati il sacro e l’armonia. Sacro era l’ambiente dove avvenivano i fenomeni. Tutti i musicisti avevano atteggiamenti di rispetto e devozione. Sacra era la pietas popolare che dava al tarantismo e al modo in cui veniva trattato il fenomeno un’aurea di deferenza. Infine l’armonia. “Il tarantismo – conclude De Giorgi – è un esempio di pensiero armonico di importanza abissale perchè lo stiamo dimenticando”. L’armonia qui intesa come il congiungersi degli opposti e con la natura si manifesta nei gesti erotici che facevano le tarantate nella danza, gesti che indicavano la necessità di congiunzione con l’uomo da cui rinasce la vita. Nell’incrocio delle gambe c’è il comporsi degli opposti, nel salto la congiunzione tra cielo e terra.

















