La Protezione del Santo sulla Città di Lecce
Il documento storico sul terremoto che colpì il Salento il 20 febbraio 1743
Il rapporto fra Santi Protettori e loro città è un lento, lungo, continuativo legame che, fatto di grandi o piccoli eventi, è l’espressione di una Fede, questa si, sempre grande. Quello che lega in particolare Lecce a Sant’Oronzo non è da meno. Presentiamo qui un documento, custodito presso l’Archivio della Curia Arcivescovile di Lecce, nel quale si racconta di quel tragico evento, il terremoto, che funestò il 20 febbraio 1743 Lecce e tante altre città dell’allora Terra d’Otranto. Alcune di queste, come ad esempio Nardò, furono fortemente danneggiate, altre come Lecce, invece, videro, in quella tragica notte del 20 febbraio, non sfregiare il loro volto edilizio, non distruggere l’anima religiosa espressa della loro chiese.
A Lecce si gridò al miracolo ed il nome attorno al quale tutti si sentirono uniti fu appunto quello di Sant’Oronzo. La prosa del brano, qui riportato nella sua parte principale, ci è apparsa lineare e facilmente comprensibile motivo per cui si è deciso di offrirne la trascrizione (intervenendo il meno possibile) al fine di far toccare con mano la religiosità, la fede, la devozione di quel tempo, di quegli uomini, di quella città.
L’officio del patrocinio cui fa riferimento questo documento fu concesso solo anni dopo (una processione per il patrocinio, però, 4seohunt.com/www/www.loradelsalento.it. viene registrata già l’anno successivo ovvero nel 1744). Recita, infatti, una cronaca dell’epoca: “[…] Nel1759 a20 febraro si cantò la prima messa con officio proprio del santo, essendosi ciò ottenuto dopo molti anni per breve della Sagra Congregazione […]” Vorremmo, poi, ricordare come legato all’evento di questo terremoto è, in particolare, il dipinto – oggi nella leccese chiesa di Santa Croce – in cui il Santo in volo protegge la città mentre nella parte inferiore
-1743 –
FOI S. RONZU CI NI LEBERAU
DE LU GRA TERRAMOTU,
CI FACIU A BINTI DE FREBARU, TREMULAULA CETATE,
NU PIEZZU E NO CADIU.
IDDU DE CELULA GUARDAU,
E NUDDU DELA GENTE
NDE PATIU.
E’ RANDE SANTU!
MA DE LI SANTUNI FACE RAZIE,
E MIRACULI A MIGLIUNI.
è la frase in leccese: Ed ancora, forse proprio sulla scia degli entusiasmi del questo più recente patrocinio, ma in termini qualitativamente più raffinati del dipinto in Santa Croce, nacquero: la tela (datata 1766) – oggi nel Museo Diocesano (una sua copia è anche nella leccese chiesa di Santa Chiara) – opera dell’artista leccese Serafino Elmo nonché gli interventi edilizi voluti dall’allora Vescovo di Lecce, Mons. Alfonso Sozy Carafa, che nel modellare il nuovo ingresso al Cortile spalancò una finestra prospettica verso la facciata laterale della Cattedrale (intitolata fin dall’origine all’Assunta ma per volere del Vescovo Mons. Luigi Pappacoda associata nel 1668 – data di conclusione della ricostruzione della nuova attuale Cattedrale – anche ai Santi Protettori Oronzo, Fortunato e Giusto).
Tale facciata laterale è dominata dal gruppo scultoreo (la cui immagine è ispirata al quadro del Coppola) dove, in una finestra aerea perché senza fondo, Sant’Oronzo è accompagnato da due angeli. In questo patrocinio, in questo reciproco guardarsi di Lecce e del suo Santo, quest’ultimo fa il suo definitivo ingresso visivo nella città attraverso proprio quel varco prospettico. Per certi versi, tutto ciò ovvero questa estensione ed appropriazione visiva fa superare i limiti del ”presunto” conflitto conla Patrona di un tempo, Santa Irene.
Fabio Grasso















