La Riflessione settimanale dell’Arcivescovo/Chiamati…all’elemosina
Nell’austera celebrazione del mercoledì delle Ceneri, la Chiesa ci ha fatto ascoltare alcuni versetti del capitolo 6 del Vangelo di Matteo che riguardano i tre esercizi di giustizia e di pietà: elemosina, preghiera, digiuno che nella tradizione religiosa giudaica erano considerati particolarmente graditi a Dio e quindi anche meritori.
Gesù nel grande discorso della montagna li fa suoi e li presenta ai suoi discepoli di ieri: i Dodici, e di oggi: la comunità dei credenti . Gesù rifiuta e condanna il modo di compierli: farsi vedere, ostentare. Questi modi per essere riconosciuti e garantirsi l’aumento delle percentuali del consenso, conoscono una sorta di crescita esponenziale in particolari momenti nella storia dei singoli e delle comunità.
Ma: “Quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te”. Ci mette in guardia da quel malcelato desiderio di riconoscimento e di consenso, suonare la tromba, che è la tentazione per quella immediata ricompensa che è l’applauso. Il tentativo cioè di attirare la stima e il compenso dagli uomini perché si dilati lo spazio della personale visibilità.
E’ un prenderci in anticipo la ricompensa che è da attendersi dal Signore che sa moltiplicare oltre ogni nostra attesa la ricompensa.
Quanta fretta a volte tra noi credenti, nel far sapere alla ‘mano sinistra’ la carità che ha fatto la destra. Ostentare il gesto dovuto della carità/elemosina è la degradazione mondana di quanto spetta al Signore: “Il Padre tuo che vede nel segreto, ti ricompenserà”.
La pietà, l’elemosina ha come unico testimone e garante Dio. Solo così si autentica ed è genuina.
+Domenico d’Ambrosio
arcivescovo















