La Sacra Sindone/Bramanti e De Matteis tra Scienza e Fede
A colloquio con i due studiosi salentini che hanno approfondito i “misteri” del telo esposto nel Duomo di Torino.
“Quel volto e quel corpo torturato, che io credo essere quelli dell’Uomo-Dio, sono entrati nella mia vita. Come scienziato, la tanta buona ricerca fatta in passato sulla Sindone ė una molla che mi spinge a studiarla a mia volta”.
“Un incidente probatorio? La Sindone ne ha già affrontati numerosi; mi auguro comunque che il progresso scientifico permetta nuove indagini per decifrarne meglio il messaggio, che pare diretto più a noi che ai fedeli dei secoli scorsi”.
Torino pullula di pellegrini, ad oggi dodicimila, per la riapertura dell’ostensione della Sindone, già avvenuta il 19 aprile. Per l’evento, il Duomo accoglierà i fedeli fino al 24 giugno prossimo. Tra i tanti studi scientifici effettuati sul telo sindonico, emergono per originalità due testi, redatti “a quattro mani”, di Alessandro Bramanti e Daniele De Matteis, entrambi di Maglie, che L’Ora del Salento ha intervistato.
Dott. Bramanti, qual è l’iter che percorre un uomo di scienza per approdare alla verità sulla Sindone?
L’uomo di scienza ė in primo luogo curioso; e non esiste uno stimolo alla curiosità scientifica paragonabile alla Sindone. In secondo luogo si deve applicare il metodo scientifico con serenità, evitando di lasciarsi sovrastare dal pregiudizio di qualunque orientamento. Infine non bisogna per forza cercare il risultato eclatante, da “lancio” mediatico: uno studio serio, anche se fa meno notizia presso il grande pubblico, può essere molto più costruttivo.
Avv. De Matteis, la Sindone durante i secoli ha dovuto “lottare” per smentire l’accusa di “falso”. Quale sarebbe, in questo caso, una Sua proposta di incidente probatorio?
In realtà sono gli avversari della Sindone a lottare per tentare di smentirne l’attendibilità. La Sindone rimane imperturbabilmente serena, come l’espressione di quel volto misteriosamente impresso sul lino (“provocazione all’intelligenza” la definì San Giovanni Paolo II). Un incidente probatorio? La Sindone ne ha già affrontati numerosi; mi auguro comunque che il progresso tecnico e scientifico permetta nuove indagini per decifrarne meglio il messaggio, che pare diretto più a noi, diffidenti uomini moderni, che ai fedeli dei secoli scorsi.
Dott. Bramanti, la sua testimonianza nello schierarsi a favore dell’autenticità del Lenzuolo che avrebbe tenuto avvolto il corpo del Cristo, quale o quanta considerazione ha suscitato nell’ambito della Ricerca, in cui lei opera?
C’è chi, pur non avendo magari un’opinione precisa, condivide il mio desiderio di studiarla più a fondo. Qualcun altro (non molti per la verità) mi ha fatto velatamente intendere che non sia argomento “prudente”. Per il resto, a parte qualche sparuto sorrisino, ho purtroppo notato molta apparente indifferenza, come se sulla Sindone fosse già stato detto tutto. Nulla di più falso.
Secondo Pia (1855-1941), primo fotografo della Sindone, 1898
Avv. De Matteis, da che cosa nasce il suo interesse per la Sindone, al punto da esprimerlo in un libro?
L’ho ereditato dal mio professore di storia del diritto romano, il compianto Giorgio Luraschi, appassionato studioso della Sindone, dopo una sua storica conferenza milanese sull’argomento. Da allora non ho mai smesso di interessarmene. Fu di nuovo la Sindone a riavvicinarmi al professore, al quale chiesi la disponibilità per un’intervista. Da qui alla nostra prima pubblicazione fu un passaggio quasi naturale: Luraschi si entusiasmò per lo scritto, tanto da regalarci una lusinghiera prefazione. Il placet di un Editore coraggioso ha fatto il resto.
Dott. Bramanti, ritiene che la Sindone, per ciò che rappresenta, abbia in qualche modo cambiato la sua vita di uomo e di scienziato?
Come uomo, la mia fede cattolica non dipende dalla Sindone, nė potrebbe esserne messa in discussione. Nondimeno quel volto e quel corpo torturato, che io credo essere quelli dell’Uomo-Dio, sono entrati nella mia vita. Come scienziato, la tanta buona ricerca fatta in passato sulla Sindone ė una molla che mi spinge a studiarla a mia volta.
Avv. De Matteis, la Sua difesa del Telo meta di pellegrinaggi da tutto il mondo è una convinzione definitiva o soggetta a cambiamenti? Perché?
Il nostro primo libro è dedicato “a tutti coloro che hanno il coraggio di cambiare idea”. É un errore avvicinarsi alla Sindone tentando di difendere idee preconcette. La Sindone non rappresenta un dogma, dunque il credente è libero di ritenerla semplicemente un’icona o di crederla autentica reliquia. Questa libertà è certamente un punto di forza: non c’è bisogno della Sindone per aver fede. Nė della fede per credere alla Sindone.


















