Pubblicato in: Sab, Mag 16th, 2015

La Sacra Sindone/Bramanti e De Matteis tra Scienza e Fede

A colloquio con i due studiosi salentini che hanno approfondito i “misteri” del telo esposto nel Duomo di Torino. 

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“Quel volto e quel corpo torturato, che io credo essere quelli dell’Uomo-Dio, sono entrati nella mia vita. Come scienziato, la tanta buona ricerca fatta in passato sulla Sindone ė una molla che mi spinge a studiarla a mia volta”. 

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“Un incidente probatorio? La Sindone ne ha già affrontati numerosi; mi auguro comunque che il progresso scientifico permetta nuove indagini per decifrarne meglio il messaggio, che pare diretto più a noi che ai fedeli dei secoli scorsi”. 

Torino pullula di pelle­grini, ad oggi dodici­mila, per la riapertura dell’ostensione della Sindone, già avvenuta il 19 aprile. Per l’even­to, il Duomo accoglierà i fedeli fino al 24 giugno prossimo. Tra i tanti studi scientifici effettua­ti sul telo sindonico, emergono per originalità due testi, redatti “a quat­tro mani”, di Alessandro Bramanti e Daniele De Matteis, entrambi di Maglie, che L’Ora del Salento ha in­tervistato.

Dott. Bramanti, qual è l’iter che per­corre un uomo di scienza per ap­prodare alla verità sulla Sindone?

L’uomo di scienza ė in primo luo­go curioso; e non esiste uno stimolo alla curiosità scientifica paragona­bile alla Sindone. In secondo luogo si deve applicare il metodo scien­tifico con serenità, evitando di la­sciarsi sovrastare dal pregiudizio di qualunque orientamento. Infine non bisogna per forza cercare il risulta­to eclatante, da “lancio” mediatico: uno studio serio, anche se fa meno notizia presso il grande pubblico, può essere molto più costruttivo.

Avv. De Matteis, la Sindone duran­te i secoli ha dovuto “lottare” per smentire l’accusa di “falso”. Quale sarebbe, in questo caso, una Sua proposta di incidente probatorio?

In realtà sono gli avversari del­la Sindone a lottare per tentare di smentirne l’attendibilità. La Sindo­ne rimane imperturbabilmente sere­na, come l’espressione di quel volto misteriosamente impresso sul lino (“provocazione all’intelligenza” la definì San Giovanni Paolo II). Un incidente probatorio? La Sindone ne ha già affrontati numerosi; mi augu­ro comunque che il progresso tecnico e scientifico permetta nuove indagini per decifrarne meglio il messaggio, che pare diretto più a noi, diffidenti uomini moderni, che ai fedeli dei se­coli scorsi.

Dott. Bramanti, la sua testimonian­za nello schierarsi a favore dell’au­tenticità del Lenzuolo che avrebbe tenuto avvolto il corpo del Cristo, quale o quanta considerazione ha suscitato nell’ambito della Ricer­ca, in cui lei opera?

C’è chi, pur non avendo magari un’opinione precisa, condivide il mio desiderio di studiarla più a fondo. Qualcun altro (non molti per la veri­tà) mi ha fatto velatamente intendere che non sia argomento “prudente”. Per il resto, a parte qualche sparuto sorrisino, ho purtroppo notato molta apparente indifferenza, come se sul­la Sindone fosse già stato detto tutto. Nulla di più falso.

SecondoPia

Secondo Pia (1855-1941), primo fotografo della Sindone, 1898

Avv. De Matteis, da che cosa nasce il suo interesse per la Sindone, al punto da esprimerlo in un libro?

L’ho ereditato dal mio professore di storia del diritto romano, il com­pianto Giorgio Luraschi, appassio­nato studioso della Sindone, dopo una sua storica conferenza milanese sull’argomento. Da allora non ho mai smesso di interessarmene. Fu di nuovo la Sindone a riavvicinarmi al professore, al quale chiesi la disponibilità per un’intervista. Da qui alla nostra prima pubblicazione fu un passaggio quasi naturale: Luraschi si entusiasmò per lo scritto, tanto da regalarci una lusinghiera prefazione. Il placet di un Editore coraggioso ha fatto il resto.

Dott. Bramanti, ritiene che la Sin­done, per ciò che rappresenta, ab­bia in qualche modo cambiato la sua vita di uomo e di scienziato?

Come uomo, la mia fede cattoli­ca non dipende dalla Sindone, nė po­trebbe esserne messa in discussione. Nondimeno quel volto e quel corpo torturato, che io credo essere quelli dell’Uomo-Dio, sono entrati nella mia vita. Come scienziato, la tanta buona ricerca fatta in passato sulla Sindone ė una molla che mi spinge a studiarla a mia volta.

Avv. De Matteis, la Sua difesa del Telo meta di pellegrinaggi da tutto il mondo è una convinzione defi­nitiva o soggetta a cambiamenti? Perché?

Il nostro primo libro è dedicato “a tutti coloro che hanno il coraggio di cambiare idea”. É un errore avvi­cinarsi alla Sindone tentando di di­fendere idee preconcette. La Sindone non rappresenta un dogma, dunque il credente è libero di ritenerla sem­plicemente un’icona o di crederla autentica reliquia. Questa libertà è certamente un punto di forza: non c’è bisogno della Sindone per aver fede. Nė della fede per credere alla Sindone.

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