Didattica digitale per gli studenti 2.0
La Scuola Italiana di fronte a snodi decisivi per essere al passo coi tempi.
Giovani e adulti insieme, competenze e attenzioni da condividere, percorsi di formazione e autoformazione da inventare.
Scuola e nuove tecnologie, a partire dall’esperienza. Punto di partenza, la scuola in atto, cioè le esperienze realizzate in molti istituti d’Italia con le tecnologie in classe, le prove di didattica digitale, l’uso dei tablet e dei libri elettronici. Insieme al confronto, serrato e puntuale, tra studenti, esperti e mondo delle istituzioni, le attività dei laboratori: strumenti e didattica alla prova.
Premesso che proprio per la didattica digitale serve tempo e certamente sono necessari studi e approfondimenti per capire al meglio come ci si possa muovere, quali aspettative si possano riporre, come armonizzare strumenti vecchi e nuovi ecc. ecc. (magari guardando anche alle esperienze di Oltre Oceano, dove esistono prassi più consolidate e anche riflessioni ad ampio raggio, con suggestioni non sempre entusiaste), occorre rilevare che la sperimentazione merita grande attenzione: la partenza “dal basso”, la valorizzazione delle esperienze, lo scambio di risorse, di saperi e di problematiche, in una logica di condivisione e di rete può portare risultati importanti. È indubbio che la scuola si trovi di fronte a snodi decisivi, che le tecnologie potranno/dovranno cambiare le modalità dei processi di apprendimento.
Tuttavia bisogna avere il coraggio dei piccoli passi e della pazienza. Certo, l’innovazione vera parte dall’ascolto e dalla verifica delle esperienze e spesso non ha il ritmo dei proclami e dei decreti. A tal proposito, Dianora Bardi, vicepresidente di “Impara Digitale”, spiega a “Tablet school” come sia importante l’incontro tra generazioni, giovani e adulti, come sia decisivo “ascoltare i ragazzi, perché per loro le tecnologie non sono un problema, ma un dato di partenza e un mezzo scontato”. Muoversi insieme, collaborare, pensando a “una scuola utile”.
“Agli adulti – suggerisce – spetta il compito, capito come i ragazzi imparano, di insegnare contenuti e metodi compatibili con il mondo che affrontano e con un lavoro che chiede capacità di autoformarsi, di risolvere i problemi, di discernere”. Giovani e adulti insieme, competenze e attenzioni da condividere, percorsi di formazione e autoformazione da inventare, obiettivi comuni: si apre un mondo.
Alberto Campoleoni
















