Attualità e Territorio/“La sicurezza anzitutto, ma con criterio e senza allarmismi”
Intervista/Il Sindaco di Melendugno Marco Potì interviene sull’ordinanza della Capitaneria di Porto che ha chiuso 13 km di costa.
“La Capitaneria di Porto è caduta in un eccesso di premura, senza tener presente delle conseguenze negative che una simile comunicazione avrebbe provocato”.
Il litorale melendugnese brulica di luoghi dal fascino unico e d’altri tempi. Un fascino che deriva da una storia ricca di avventure e cavalieri, da battaglie che popolano i ripiani delle grandi biblioteche, dall’unione e commistione di culture ed epoche assai diverse e lontane tra loro. Un patrimonio prezioso e d’inestimabile valore, che dona alla nostra terra quella bellezza intrinseca per la quale i cittadini del mondo rimangono estasiati. Una bellezza che oggi è messa a rischio da quei cedimenti del terreno che stanno allertando gli esperti e la comunità tutta.
Tra storia e leggenda, tra mare e macchia mediterranea affiora, con timida maestosità, Roca Vecchia uno dei siti più importanti e incantevoli del territorio salentino. Marina di Melendugno, sita tra San Foca e Torre dell’Orso, si affaccia sul Mar Adriatico. Roca Vecchia è sede d’importanti scavi archeologici che hanno rivelato insediamenti risalenti all’età del Bronzo (XV-XI sec. A.C.), incendiati e distrutti più volte. Sito comunque frequentato per tutta l’Età del Ferro, denota tracce molto più cospicue in Età Messapica (IV-III sec. a.C.).
Marco Potì-Sindaco di Melendugno
Nell’Alto Medioevo è popolato da anacoreti che abitavano, per lo più provenienti dall’Impero Romano d’Oriente, tanto da costituire una vera e propria comunità, in grotte scavate nel calcare. Comunità messa in fuga agli inizi del XIV secolo dalle incursioni turche, che la trasformarono in loro base operativa. Liberata poi nel 1481 divenne rifugio di corsari barbareschi, fino a che Ferrante Loffredo nel 1500 dette l’ordine di raderla al suolo.
Le rovine del Castello a picco sul mare, la torre di avvistamento risalente al 1500, il Santuario della Madonna di Roca del XVII sec. e le due grotte della “Posia”, dove sono state rinvenute iscrizioni messapiche, oltre a tutto il suo voluminoso bagaglio storico, fanno divenire questo luogo un centro turistico di grande rilievo particolarmente nel periodo estivo. E, proprio mentre ci si avvicina a quel periodo dell’anno in cui questi siti vengono presi d’assalto da turisti e locali, parti di essi crollano ad una velocità sostenuta ed allarmante, lasciando inghiottire dal mare quella bellezza e storia di cui sono proprietari. Una vicenda questa che tiene tutta la comunità melendugnese con il fiato sospeso. Chiacchierando con il Sindaco del Comune di Melendugno Marco Potì, sempre aperto e disponibile al confronto, abbiamo cercato di tratteggiare un quadro quanto più chiaro possibile della situazione attuale e dei provvedimenti che saranno intrapresi nelle prossime settimane per risolvere tale problematica.
Sindaco Potì, ci potrebbe delineare un quadro generale delle caratteristiche geo-morfologiche del litorale melendugnese?
Tutto il litorale adriatico a sud di Lecce fino ad Otranto è costituito dall’unità fisiografica detta Falesia, roccia molto tenera soggetta a crolli nel corso degli anni per la natura instabile della sua composizione, che fa il bello e il brutto tempo delle nostre marine, dal momento che i posti più belli del nostro litorale sono proprio il frutto dell’erosione costiera. Il Pai, piano di assetto idrogeologico della regione Puglia, redatto dall’autorità di bacino di Puglia – Basilicata – Campania già nel 2006-2007 ha fotografato la situazione di tutta la Puglia, compresa la zona di Melendugno e ha individuato i punti a rischio basso medio e alto, siglati rispettivamente PG1, PG2 e PG3; costatando che circa l’80% del litorale rientra nei parametri PG2 e PG3.
Quali sono effettivamente le zone interessate dall’erosione e che pertanto costituiscono un serio pericolo?
La tutela della vita umana deve essere ed è, nel nostro territorio, al primo posto, ma questo non giustifica dei provvedimenti derivati da un eccesso di zelo, senza un concreto supporto scientifico. Ed è proprio questa la “critica” rivolta alla Capitaneria di Porto che, nel suo sempre eccellente lavoro, è caduta in un eccesso di premura, senza tener presente le conseguenze negative che una simile comunicazione avrebbe potuto avere su di un territorio come il nostro, trainato fortemente dal turismo. La definisco perciò un’azione sproporzionata perché troppo generica, anche perché segnalare adeguatamente 13 km di costa è molto complesso e ribadisco che bisogna farlo con criterio scientifico.
Vi potrebbero essere degli interessi altri in un atto simile?
Non so se ci sono o si possa parlare di coincidenze. Quello che posso affermare con certezza è che una comunicazione di tal genere innesca effetti a catena di elevati livelli. Nel turismo vi è, mi si passi il termine intendendolo in senso positivo, una “guerra tra territori” per chi si accaparra più fette di mercato e il Salento riscuote da tempo i posti maggiori in classifica. Sicuramente una comunicazione negativa, nel periodo in cui si prenotano le vacanze, porta l’avvantaggiare altri territori, indubbiamente d’incantevole bellezza, ma che non sono il Salento.

















