Pubblicato in: Ven, Giu 20th, 2014

La Spiritualità del Corpus Domini/Con immutata fede nel Mistero

Il Mistero si compie sotto gli occhi dei credenti con­sapevoli di aver obbedito al comando del Signore: “fate questo in memoria di me!”. La presenza sacra­mentale di Signore sotto le specie del Pane e del Vino incoraggia i fedeli a chiedere a Lui pace e serenità per tutti i vivi e per tutti i defunti. Mangiando e bevendo di que­sti doni, trasformati in corpo e sangue di Gesù Cristo, si di­venta consanguinei di Cristo. A Cristo Signore dichiariamo la volontà di volerci sentire consanguinei anche di tutti i fedeli che si nutrono dello stesso corpo e sangue.

Alcune situazioni spinsero nei secoli la liturgia a certi adattamenti. Ad esempio, nel VII d. C. scomparve il catecumenato perché si am­ministrava ormai il battesimo a tutti i bambini e di conse­guenza la chiesa si allargava geograficamente e numeri­camente. Nacque l’uso della messa privata con l’obbligo di un inserviente a rappresen­tanza del popolo di Dio. Le varianti nella Messa si molti­plicarono a dismisura in tutto il medioevo con una forte in­vadenza del soggettivo e del devozionale fino a tal punto che il Concilio di Trento sentì l’urgenza di porre un freno al soggettivismo devozionale. Tra i vari interventi disci­plinari il Concilio di Trento diede origine al “Messale romano” detto di S. Pio V, ricco di rubriche guida.

Corpus

Si rimediò ad un eccesso ma si andò incontro ad un prolungato periodo di stasi e di formalismo ripetitivo La Messa, infatti, tendeva ad assumere sempre più le caratteristiche di un evento “fisso e immobile” riservato agli clero da cui il laicato veniva di fatto escluso anche a motivo della lingua latina ormai incomprensibile da tutti nella quale lingua risuo­navano i testi della liturgia. Il disagio del popolo cristiano fu bene descritto e nello stesso tempo denunciato dall’Abate Antonio Rosmini nel celebre trattato “Le Cinque piaghe della Santa Chiesa”.

Finalmente il Concilio Vatica­no II ha affrontato il tema del rito liturgico con la costitu­zione Sacrosantum Concilium nella quale vengono richiama­ti i principi teologici e si risol­vono molti problemi di natura pastorale tra cui l’affermazio­ne di un’autorità centrale che vigili sulla pratica liturgica e l’introduzione della lingua nazionale nella celebrazione della Santa Messa. Nella celebrazione eucari­stica, quindi, vi è un nucleo costitutivo ed evangelico e vi sono delle accentuazioni secondarie, soggettive e devo­zionali. Importante distingue­re tra essenziale e secondario e non cedere alla tentazione di cambiare natura alle cose.

Antonio Febbraro

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