La Testimonianza dei Martiri/Fede, valore aggiunto alla laicità
Una straordinaria testimonianza di vitalità dell’esperienza cristiana al di là della terribile esperienza di morte: il martirio dei Santi idruntini costituisce un vibrante appello al diritto di manifestare sempre e in ogni sede le convinzioni religiose. Un diritto che rappresenta non solo la certezza di tutela del credente, ma anche un’affermazione di autentica laicità per la comunità civile.
Si tratta di orientarsi nell’individuare validi equilibri tra le esigenze riguardanti la religione e quelle dello Stato, cogliendo da parte di tutti l’opportunità di costruire il futuro nel nome del bene comune. È necessario approfondire, pertanto, la riflessione sulla laicità con il riguardo dovuto alla libertà di coscienza e alla proposta dei valori etici fondamentali per la persona e la stessa società.
Il confronto, nel rispetto delle libere scelte delle istituzioni civili, merita ulteriore dialogo per riuscire ad armonizzare, mediante un’etica comune, i principi che rendono autentica e completa l’umanità. Da una parte la laicità è considerata fondamento di salvaguardia della libertà, dall’altra il Concilio Vaticano II invita a rifiutare l’integralismo proprio di uno Stato confessionale e ad accogliere l’originario progetto divino dell’universo creato nell’autonomia delle realtà terrene: nella dimensione secolare della società, esse sono regolate all’interno di un agire scientifico, culturale e politico che comporta nel cittadino la responsabilità di costruire, dopo attenta riflessione e valutazione etica, un’autentica comunità umana, giusta e solidale.
Intanto, l’entusiastica attenzione alla Chiesa accresciuta con l’elezione di Papa Bergoglio, indica pure che la società contemporanea manifesta intensamente una rinnovata esigenza di sacro. E nell’attuale società secolarizzata, liquida e pluralistica, gli Eroi idruntini ripropongono opzioni valoriali forti che aiutano i battezzati a inserirsi positivamente nel contesto civile, tanto bisognoso di dialogo.
Emerge così più intensamente l’esigenza di coniugare validamente libertà religiosa e realizzazione di una positiva e costruttiva coesistenza delle diversità presenti nella società, unite dalla comune domanda di ricerca di senso riguardo alla stessa esistenza. La convivenza pacifica, capace di favorire il bene comune mediante l’incremento spirituale, culturale e sociale dell’intera comunità sulla base di itinerari verso comuni intendimenti e valori maturati sull’aggregazione sociale, è possibile. Anzi, doverosa. E fruttuosa.
Adolfo Putignano

















