La Valutazione dei Docenti… Tre considerazioni di merito
In seguito all’articolo pubblicato in un recente numero de “L’Ora del Salento”, relativo alle cosiddette pagelle che gli studenti dovrebbero stilare per i docenti si impongono alcune considerazioni. Fermo restando il principio che un’attività di valutazione scientificamente fondata è condizione necessaria per dare efficacia all’intervento didattico, si tratta di capire chi deve svolgere tale valutazione, quali devono essere gli elementi da sottoporre a valutazione, quale sia la scopo della valutazione. Rispetto al primo problema (chi deve svolgere la valutazione) l’elemento chiave da prendere in considerazione è la chiara distinzione dei ruoli tra le figure professionali che si muovono nel perimetro scolastico. Perché la funzione valutativa sia efficace è necessario che i soggetti che la operano siano dotati di adeguata professionalità e competenza. In questo senso, mi sembra evidente il dislivello esistente tra gli insegnanti e gli allievi, non perchè i primi siano più bravi o più importanti dei secondi, ma perché sono sicuramente in possesso di una competenza professionale di cui i primi, non fosse altro che per ragioni prevalentemente anagrafiche, sono sprovvisti. Non si vuole, con questo, esprimere un giudizio critico sulla valutazione dei docenti, soltanto si tratta di approntare un sistema di valutazione che neutralizzi il rischio della confusione dei ruoli tra insegnante e allievo, che indebolirebbe il sistema nel suo complesso.
Rispetto al secondo problema (quali siano gli elementi da valutare), il punto riguarda essenzialmente la scelta delle variabili da porre sotto osservazione. Innanzi tutto, si tratta di definire chi sono i soggetti che devono operare tale scelta (gli allievi?, i docenti stessi?, il Preside?, il Sistema di Valutazione nazionale? – si noti come questo secondo problema sia collegato al primo). Inoltre, occorre definire che cosa valutare: il livello di gradimento degli allievi?; Il livello di soddisfazione delle famiglie?; la percentuale di allievi che si è inserita nel mondo del lavoro?. Si noti, però, come in tutte queste variabili entrino elementi che non sono sotto il diretto controllo dell’insegnante, per cui il rischio è che il docente si trovi a rispondere di effetti che non sono imputabili al suo agire. Rispetto al terzo problema (quali debbano essere gli scopi della valutazione), si tratta di capire quali siano le conseguenze associate alla valutazione. Si tratta di avere un feedback per operare ristrutturazioni del sistema, oppure dei dati dai quali far scaturire delle premialità? La questione non è di poco conto, perché, nel primo caso la valutazione operata da parte degli allievi sarebbe non soltanto utile, ma necessaria; mentre nel secondo caso essa evidenzierebbe maggiori margini di problematicità. È evidente infatti che, in questo secondo caso, l’attività di valutazione del docente potrebbe essere inficiata da influenze improprie, legate, per esempio, al rischio di una valutazione a “maglie larghe” (per “ingraziarsi” il favore degli allievi, oppure per evitare giudizi critici da parte degli allievi, nel caso di una valutazione “a maglie strette).
Marco Piccinno
















