La Visita Pastorale/“Conosco le mie pecore”… Pellegrino per tre anni
Sembra ieri quando si annunciava nella Diocesi di Lecce la Prima Visita Pastorale dell’Arcivescovo mons. D’Ambrosio ed invece sono trascorsi tre anni. Quanto può cambiare in tre anni una comunità! La vita religiosa, l’accondiscendenza, la sensibilità e l’amore per il prossimo, la fede, la fraternità tra le comunità sono state le attenzioni alle quali si è dedicato il nostro Pastore.
La visita ha avuto un’organizzazione impeccabile, costante e tenace e mentre la diocesi quasi non se ne accorgeva, il seme dello Spirito si stava insinuando cambiando la comunità in una famiglia più attenta ai bisogni degli altri e alla “Luce di Cristo”. Certo le difficoltà non mancano, ma la presa di coscienza è certamente il primo passo verso la redenzione. Di seguito un piccolo resoconto dei tre anni di Visita Pastorale, per ripercorrere insieme il cammino compiuto con il nostro Pastore.
IL RACCONTO
La Visita Pastorale di mons. Domenico D’Ambrosio nell’Arcidiocesi di Lecce si è svolta dall’anno 2011 al 2014. Come aveva preannunciato nella lettera pastorale, il Vescovo ha visitato Capitolo Cattedrale, parrocchie, rettorie, chiese ed oratori pubblici, associazioni e movimenti ecclesiali, confraternite, scuole. Così si esprimeva mons. D’Ambrosio nella lettera pastorale: “A Cristo Signore, il solo vero buon pastore e custode delle vostre anime (1 Pt, 2,25) affido un segreto desiderio e la speranza che la paternità comunicatami nel sacramento possa manifestarsi e donarsi nel mio venire a voi per affidarvi alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati” (At 20,32).
In sede parrocchiale la visita del Vescovo è stata caratterizzata da tre momenti: prima della visita (preghiera di preparazione delle comunità e questionari compilati dai parroci); durante la visita (le comunità hanno incontrato il Pastore e con lui hanno riflettuto sulla situazione delle rispettive parrocchie, quindi hanno indicato attività ed obiettivi); post-visita (le Parrocchie si sono impegnate pragmaticamente nella realizzazione degli obiettivi prefissati, a volte con successo, altre con maggiori difficoltà). La visita ha insistito sulle celebrazioni liturgiche e sugli incontri comunitari soprattutto con i giovani e le famiglie, case religiose delle comunità. Dall’altra parte, l’accoglienza delle comunità parrocchiali è stata calorosa e i momenti molto emozionanti. Tra quelli che hanno colpito di più il Vescovo, come lui stesso ci ha confessato in un’intervista, è stato l’incontro con gli extracomunitari e rifugiati politici, le badanti dei Paesi dell’est, quest’ultime essendo per lui esempio di delicatezza ed amore.
I FRUTTI
Cosa si è raccolto da questi tre anni di visita Pastorale? Sicuramente la consapevolezza che è finito il tempo in cui le parrocchie vivano isolate, ma è ora di porsi come meta la comunione, la corresponsabilità, la condivisione, l’uscire dal piccolo guscio dei propri confini. La Chiesa sta affrontando certamente un momento di difficoltà, ma il cammino verso la Luce ci è indicato con chiarezza dal Pastore che continuerà a condurre il suo gregge sul sentiero del Signore. Importante, dunque, suggerisce il Vescovo, impostare una pastorale di comunione. Tra le altre sfide emerse alla fine di questi tre anni vi è la necessità di proporre una pastorale diretta ai giovani. Mons. D’Ambrosio ha espresso tutta la sua propensione alla conoscenza vera dei giovani, e per farlo occorre entrare nel loro mondo e parlare la loro lingua. “Mi aspetto che la nostra Chiesa riceva una scrollata” dice “che le permetta effettivamente di mettersi in ascolto delle loro esigenze. Se c’è un vuoto nelle nostre comunità riguarda proprio i giovani: non ce ne sono … sono pochissimi”.
Così, il modo migliore per agire è andandoli incontro nei luoghi dove essi vivono. Molte comunità hanno già iniziato a lavorare su queste indicazioni, come ad esempio è accaduto nella marina di S. Foca quest’estate con la pastorale di strada. Ma i frutti della semina del Pastore non si limitano ai soli propositi: ci sono gli obiettivi raggiunti come l’impegno della carità nelle periferie, del volontariato in generale, l’aumento delle mense e degli operatori coinvolti, le case della carità, il microcredito, il progetto del reinserimento dei detenuti. Concludendo, la Visita Pastorale dell’Arcivescovo Domenico ha offerto, una maggiore consapevolezza di essere Chiesa: una Chiesa che deve dare l’esempio e che deve “fare per prima”. Una Chiesa che può agire perchè ha acquisito l’energia luminosa data dalla gioia dell’incontro, attraverso il Vescovo, con il Signore redentore; è stato detto: “una chiesa non statica, ma una Chiesa dal cuore grande e in movimento d’amore, dove tutti possano riposare sentendosi accolti e amati”.
LO STILE
In che modo il Vescovo D’Ambrosio è riuscito ad entrare nei cuori del suo gregge di fedeli?Attraverso questi anni di incontri operosi, si è presentato a noi e si è fatto conoscere con il suo inconfondibile stile personale, coinvolgente e caritatevole. Don Pierino Liquori ha affermato che il Vescovo ha rilanciato uno stile di Chiesa che vede l’uomo come il “buon samaritano”. In effetti, il suo fare diretto e spontaneo suggerisce chiaramente l’importanza della compassione per le ferite del prossimo. La Chiesa si deve fare carico dei problemi dell’uomo ma deve anche rappresentare la gioia della Pasqua, “per il dono della Parola, del Pane di vita, del dono dell’unità”.
Il suo approccio semplice e l’insegnamento del vivere con lo sguardo rivolto agli altri conduce ad una Chiesa povera per i poveri dove non c’è spazio per le pomposità, per gli eccessi esteriori ma solo alla gioia dello Spirito. Il suo fare composto e delicato, individua un’attenzione che non fa rumore, ma che si fregia della grazia, della vicinanza di Cristo. La sua presenza capillare in tutti i luoghi facenti parte delle comunità (scuole, oratori, case-famiglia, parrocchie, istituti religiosi, ecc..) rappresenta un esempio di evangelizzazione che non lascia indietro nessuno, ma che invita ognuno ad andare mano nella mano incontro al Signore, uniti in una sola Chiesa per l’uomo e con l’uomo.
Fatima Grazioli



















