La Vita Cristiana e la Libertà. L’Insegnamento di Papa Montini
Paolo VI nella Catechesi dell’Udienza Generale del 2 luglio 1969 presenta un tema a lui molto caro: il rapporto tra la necessità pastorale di rendere agevole e semplice la sequela del Vangelo e l’assoluta fedeltà nella trasmissione del Suo Celeste Messaggio. In effetti, Papa Montini è ben conscio del fatto che il cristianesimo è, per sua natura, facile, in quanto è opera della misericordia di Dio, che desidera la salvezza di ogni uomo e conduce a quella felicità a cui tutti aspirano. Pure lo stesso Signore Gesù aveva annunziato che: il mio giogo è dolce e il mio carico leggero (Mt 11,30) e si era fortemente scagliato contro il fariseismo che poneva sulle spalle dei fedeli “pesanti e insopportabili fardelli” (Mt 23,4). Nonostante ciò – questo è il pensiero di Papa Montini – bisogna assolutamente evitare di cadere nella trappola moderna secondo cui è possibile avere un cristianesimo facile nella fede e nei costumi, cioè un cristianesimo edulcorato, senza eroismo e senza sacrificio, privo della grandezza morale di un amore totale, scevro dalla rivelazione della croce. Lo stesso Signore Gesù, ribadendo le esigenze di radicalità del Vangelo, aveva chiaramente lasciato intendere che il Regno di Dio non è per gente tiepida, conformista, incapace di slanci e sforzi tipici dell’eroica carità.
Il Cristianesimo è facile; ed è saggio e doveroso appianare ogni sentiero che ad esso conduce, con ogni possibile agevolazione. Ed è ciò che la Chiesa cerca in ogni modo di fare, ma senza tradire la realtà del cristianesimo, giacché si deve pienezza di rispetto alla legge divina, in virtù della quale non è possibile abolire una legge difficile per rendere la vita più facile. Al contrario, ed è questa la stupenda sintesi montiniana, il cristianesimo è cammino semplice, ma solo per gli umili che ricorrono alla vita della grazia, con la preghiera, i sacramenti e la fiducia in Dio e per i coraggiosi, che sanno volere e, soprattutto, amare, non ricusando di abbracciare la fatica, il rischio, il sacrificio. A partire da queste considerazioni, trova una nuova comprensione il concetto di libertà cristiana. Infatti, se è vero che ogni uomo è chiamato responsabilmente a dare un senso e un significato autentico alla propria vita, attraverso scelte ponderate fatte alla luce della propria coscienza, è altrettanto vero che tale coscienza tanto più è autonoma e tanto più ha bisogno d’essere illuminata dalla verità e sostenuta dalla grazia. La libertà del cristiano è soprattutto liberazione dalla servitù del peccato e gioioso impulso a seguire la vita nello Spirito Santo. In quest’ottica, la libertà non è mai sfida spregiudicata alle norme che regolano la vita della Chiesa, ma è piuttosto convinta ed interiore accoglienza delle esigenze dell’obbedienza evangelica. La vera libertà esige un’adesione sincera e coraggiosa al Signore Gesù, affinché non diventi, secondo l’espressione di Pietro, “un mantello per coprire la malizia del proprio cuore” (1 Pt 2,16). Questa è, dunque, la felice esperienza dell’autentica libertà della fede: rendere facile, mediante l’amore, l’eroica vita cristiana.
Mauro Carlino
















