Pubblicato in: Ven, Set 4th, 2015

Fine ‘800/Lampade a gas in Città e combattimenti di fuochi d’aria

Festeggiamenti indimenticabili nel racconto di Sante De Sanctis.

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I quattro giorni di festa di Sant’O­ronzo normalmente celebrati alla fine dell’Ottocento costitu­ivano un maestoso e imponente spettacolo con fuochi, bande, luminarie, riti liturgici molto solenni e grandissima partecipazione di re­sidente e forestieri. Sul finire del se­colo, risultarono “Ammirati da tutti i combattimenti di fuochi d’aria variati con bolidi, bello il tempio gotico decorato da vari colori e in ultimo illuminati di luce riflessa. Bellissimi i due grandi ventagli composti di grosse piogge di fuoco con colori misti a doppia ripresa…”, secondo quanto Sante De Sanctis nel 1890 documentò nel suo noto volume sui Patroni leccesi. La città era illumi­nata dalle lampade a gas, oltre che di tanti colori dei fuochi di bengala nelle zone principali, come piazza del Duomo e piazza Sant’Oronzo e le vie Vittorio Emanuele, S. Mar­co, e Dell’Erbe. Ma certamente le manifestazioni comprendevano pure momenti di autentica preghiera, come si può facilmente costatare in modo “evidentissimo” dallo “scambiarsi che fanno in ogni mezz’ora e per tutta la giornata, i rappresentanti di tutte le nostre laicali confraternite, che si avvicendano nell’adorazione del Venerabile nella divisa della propria Compagnia. E fervorissimo riesce pure il finale Te Deum…” (ivi). Un importante ausilio per le valutazioni è fornito dal giornale cattolico dioce­sano Il Vessillo della Verità, che con le sue notizie evidenziò “gli apprez­zamenti” della festa.

COPERTINA LIBRO

I festeggiamenti erano molto sentiti dalla popolazione. Non mancarono critiche concernenti il programma musicale e alcuni fuo­chi d’artificio non accesi; ci furono comunque momenti “elettrizzanti” per alcune esecuzioni musicali, tanto che “eri costretto a pregare, a temere, a sperare, a gioire, a piangere”. Il con­siderevole ruolo della musica sacra fu anche dovuto all’interpretazione di rinomati musicisti, quali Mustafà e Capocci, e il terzetto composto da Bonuci, Cesari e Cotogni che incan­tarono gli ascoltatori. Da sottolineare il qualificato impegno culturale della festa, durante la quale, continuando un’antica tradizione, delle “Accade­mie letterarie”, il Seminario organiz­zò un momento molto apprezzato con gli alunni, confermando la “gloriosa fama che meritatamente gode di Istituto fiorente nelle lettere e nelle scienze”. L’accademia, dedicata al Vescovo mons. Zola, si incentrò sul tema: “S. Oronzo vero genio evan­gelizzatore del Salento” e presentò sonetti, odi, canti. La gente gradiva fortemente la complessa ed articolata programmazione, partecipando con grande entusiasmo ai diversi eventi. “Fin dalle 9 del mattino, documen­tò ancora il citato autore, il tempio rigurgita da ogni parte, ed altre torme ancora lo assiepano, lo prendono quasi d’assalto. Ognuno vuol prender parte al grandioso spettacolo, regna una ressa indicibile…”: evidentemen­te quel modello di festa corrispondeva profondamente alla religiosità e alla cultura del tempo. 

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