Pubblicato in: Gio, Mag 9th, 2013

Andrea Tornielli:Bergoglio…una Chiesa che esce ed appoggia la sua guancia su quella di chi soffre

A colloquio con il noto giornalista-scrittore. A Lecce per un incontro promosso dalla Diocesi e  Iterarte.

L’Annuncio del Vangelo della Misericordia…

“PER ME ERA SEMPRE STATO TRA I PAPABILI”. 

“Vescovo davvero eccezionale. Non nutrivo dubbi che potesse divenire un ottimo Papa”. 

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“Oggi al vertice si trova un esempio che dovrebbe, a cascata, provocare comportamenti simili”. 

È a Lecce per presentare il suo nuovo libro, ma anche parla­re della ventata di novità che Papa Francesco rappresenta per la Chiesa e per il mondo. Andrea Tornielli è navigato in quanto a Papi e a cose di Chiesa. Attualmen­te è il vaticanista de La Stampa, ma il curriculum è ricco di giornalismo dei sacri palazzi e di decine di pubblica­zioni di biografie pontificie.

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Dott. Tornielli ci può dare un’an­teprima del suo nuovo libro?

Essenzialmente è un ritratto bio­grafico del nuovo Papa. Ripercorre gli eventi dell’elezione, il pre-conclave, tutto il dibattito iniziale ed anche que­sto fatto inedito, storicamente mai av­venuto di un Papa che si dimette per motivi di vecchiaia, com’è accaduto per Joseph Ratzinger. Poi, vi sono dei capitoli dove si narra l’infanzia, la storia della famiglia, la fanciullez­za di Bergoglio, la sua formazione, la sua spiritualità, compresi il periodo del suo episcopato. Infine anche una proiezione verso il futuro su che tipo di pontificato potrà essere.

Lei segue il Papa nei Sacri pa­lazzi per esigenze di lavoro per La Stampa. Che idea si è fatta in merito a quanto accaduto negli ultimi tre mesi all’interno della Chiesa Cattolica?

Benedetto XVI, in un certo qual modo, aveva avvisato tutti, anche tramite il libro – intervista “Luce del Mondo” scritto con Peter Seewald e pubblicato nel novembre del 2010. Evidenziava che se il Papa avverte difficoltà nell’esercizio del suo mini­stero non ha solo il diritto ma anche il dovere di rinunciare. E lo rimarcò rispondendo ad una precisa domanda, esprimendo un concetto lapalissiano, il fatto che lo preveda il Codice di diritto canonico, ma il fatto di averlo sottolineato significava che rientrava nel novero delle sue possibilità e credo anche delle decisioni future ovviamen­te.

Di fatto è stato un fulmine a ciel sereno poiché egli ha atteso che fos­se, in qualche modo, conclusa in tutto e per tutto la vicenda dei Vatileaks e dunque alla conclusione di un anno particolarmente difficile. Il Papa ha continuato a compiere i suoi viaggi, a celebrare messe, udienze, nonostante si vedesse che era un uomo anziano e affaticato ma non ci si aspettava un gesto del genere. Personalmente ho partecipato a quell’udienza che egli ha tenuto ai parroci romani dopo aver annunciato la rinuncia. Ha offerto una lezione sul Concilio per 50 minuti par­lando a braccio con chiarezza espo­sitiva incredibile. Sicuramente la sua decisione ha mutato e segna profon­damente la storia della Chiesa e d’ora innanzi sarà anche un po’ più facile per un successore di Pietro rinunciare perché vi è questo precedente partico­larmente significativo.

La vicenda di Vatileaks ha con­vinto ancora di più Benedetto XVI a compiere quel passo?

Personalmente sono convinto che la decisione fosse già stata contem­plata nei mesi precedenti, soprattutto intorno al compimento degli ottanta­cinque anni. Dunque, da questo pun­to di vista Vatileaks potrebbe averla rallentata, non affrettata, poiché, nel momento in cui ci si trova ad attra­versare la tempesta, non si lascia la nave in balia delle onde minacciose.

Indubbiamente ha influito molto an­che il concistoro del gennaio 2012 che aveva avuto commenti sul gran numero di italiani e curiali e così poco spazio dato alle Chiese in giro per il mondo. Il Papa stesso avrà riconosciuto queste situazioni e ha voluto poi correggere la lista precedente col mini-concistoro dello scorso novembre dove appunto non c’era nessun italiano. Sono tutte vicende che hanno influito sul Papa nell’idea che per il bene della Chiesa avrebbe dovuto fare un passo indietro per permettere l’elezione di un nuovo Papa.

Condivide la sua scelta di rima­nere in Vaticano?

Inizialmente avevo delle perples­sità anche se ho realizzato sin da su­bito che sarebbe stato difficile qualsi­asi altro posto per garantire al Papa emerito la sicurezza. Ricordo che an­che Paolo VI maturò la stessa idea di ritirarsi prima a Montecassino, poi in Svizzera, comunque lontano dal Vati­cano proprio per scomparire agli oc­chi del mondo, ma soprattutto a quel mondo. Personalmente condividevo molto tale scelta che rimase teorica, poiché Papa Montini fu dissuaso dal compierla pur avendola presa in con­ siderazione. In realtà si temeva che la presenza di un Papa emerito, in spe­cial modo l’attuale, con la sua levatura di teologo avrebbe potuto essere per­cepita come troppo ingombrante nei confronti del successore.

È una scelta che può lasciare perplessi, quella dello stesso Benedetto XVI, di chiamare se stesso “Papa emerito”, il continuare a vestirsi di bianco in tutto e per tut­to come fosse il Papa. In alcuni si è ingenerata l’immagine dei due Papi, scaturita proprio dal trepidante incon­tro che, per la prima volta è avvenuto il 23 marzo scorso a Castel Gandolfo quando Francesco si è recato in elicot­tero a trovare Benedetto. Conoscendo Ratzinger, la sua psicologia e la sua umiltà sono convinto che sarà una pre­senza totalmente discreta e l’influenza che potrà, eventualmente, avere sul suo successore sarà voluta essenzial­mente da Francesco che potrebbe an­darlo a trovare solo quando lo riterrà più opportuno.

Cos’è accaduto successivamen­te, ossia tra il pre-conclave, il conclave e questa inaspettata elezione di Papa Bergoglio.

Sì inaspettata, ma non proprio per tutti, poiché sempre nelle mie pagine curate per La Stampa mettevo il nome di Bergoglio tra i papabili ed anche la fotografia è comparsa almeno due vol­te. Qualcosa è uscito su qualche altro giornale per effetto di vaticanisti inter­nazionali. Personalmente lo conosco da dieci anni, pertanto, il mio cuore me lo ha suggerito sin dall’inizio. Ci siamo incontrati diverse volte anche a Roma per parlare di problemi della Chiesa e anche alcune interviste sono scaturite da questi nostri colloqui.

Ho sempre ritenuto che fosse persona di grandissima spiritualità, un Vescovo davvero eccezionale, per cui personal­mente non nutrivo dubbi che potesse divenire un ottimo Papa. Ma questi erano solo i miei pensieri, decisamen­te altro rispetto al mio lavoro di vati­canista. Infatti, durante le discussioni del pre-conclave inserivo Bergoglio fra i candidati ma come possibile out­sider di un conclave bloccato come av­venne nel 1978 quando, dopo un gior­no, i cardinali che, appena un mese e mezzo prima avevano eletto Giovanni Paolo I, si ritrovavano nuovamente tentando di rieleggere un italiano. An­che il quell’occasione le divisioni degli italiani avevano bloccato il Conclave e così dal secondo giorno tutti si indi­rizzarono su Giovanni Paolo II, de­cisione storica che dopo 450 anni ha riportato sul soglio di Pietro un Papa non italiano.

Sinceramente, pensavo ad un qual­cosa di simile per Bergoglio poiché i Cardinali nei giorni precedenti ave­vano dichiarato di ricercare un Papa intorno ai settant’anni ma poi, dopo che Bergoglio è intervenuto nelle Con­gregazioni Generali di fronte ai Car­dinali, tutti si resero conto, compresi noi giornalisti, che la sua candidatura cresceva, rendendolo non più outsider di un Conclave bloccato ma un candi­dato con reali possibilità sin dal primo momento. Nella mia top ten dei papa­bili era il secondo, per primo Scola e terzo Ouellet.

Il risultato del Conclave le ha dato ragione…

Dopo l’elezione abbiamo tutti sco­perto le sue caratteristiche inedite e coinvolgenti dettate dal suo modo di essere pastore. Occorre, comunque, ricordare che prese molti voti già nel 2005. Ciò significa che molti lo rite­nevano degno di divenire Papa già in quegli anni e poi, oggettivamente, in questa fase post Vatileaks, si poteva respirare un certo sentimento anti-curiale che di riflesso diveniva anche anti-italiano da parte di chi sosteneva la linea di un cardinale non italiano e non curiale.

È un Papa che ha palesato subito un grande feeling con il popolo e con la gente anche se inizialmen­te sembrava un po’ impacciato ed immobile sulla loggia delle Bene­dizioni in San Pietro poi, superato quell’istante, la gente ha apprez­zato molto la sua vicinanza.

La cosa impressionante della prima sera è stato il gesto con cui ha chiesto alla gente di pregare per lui, chinando il capo dinanzi al popolo santo di Dio. In tal modo ha realizzato un espressio­ne che non è soltanto teorica, per citare il Concilio, è la vita quotidiana il modo con cui ha svolto il ministero di Vescovo con tutta la capacità di approssimar­si alla gente tramite una predicazione profonda e al tempo stesso semplice, che può essere capita dopo vent’anni di episcopato condotto nell’assoluta vici­nanza ai suoi sacerdoti, alla sua gente, mai chiuso nel Palazzo.

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