Pubblicato in: Sab, Mag 11th, 2013

L’Arcivescovo di Otranto Donato Negro: “Fierezza civica e testimonianza di fede”

12 maggio 2013/Nell’immediata vigilia della Canonizzazione dei Santi Martiri idruntini…

“Un gruppo di ottocento uomini morendo per Cristo grida il diritto alla vita e alla convivenza pacifica”. 

martiri

Nell’Anno della Fede, il martirio dei Santi idrun­tini richiama i battezzati a vi­vere l’adesione al Risorto sino all’eroicità: ritiene che nell’attuale cultura per tanti aspetti secolarizzata occor­ra un impegno personale e comunitario rinnovato ri­spetto al passato?

È stato indubbiamente un grande dono da parte di Be­nedetto XVI quello di ricono­scere la santità degli Otranti­ni del 1480 in questo anno della fede, da lui tanto voluto. In questo modo la testimo­nianza dei nostri Martiri è ad­ditata ancora di più al mondo intero.

È un messaggio chiaro per tutti i credenti: proprio in un contesto multiculturale e multivaloriale, in una società liquida e dal pensiero debo­le, in cui il senso del vivere risiede nel soggettivismo e nel relativismo, i Martiri ci annunciano il bisogno delle scelte forti. Anche oggi amare Cristo vuol dire andare contro corrente, orientando le pro­prie scelte alla luce del van­gelo.

A questo però mi piace aggiungere la necessità, come discepoli del Signore, di offri­re una testimonianza di fede comunitaria: non dobbiamo intimidirci, ma proporci come un corpo che gioiosamente cammina insieme a Cristo, ben consapevoli che il Risorto ci accompagna.

I Martiri di Otranto hanno vis­suto eroicamente la fedeltà a Cristo ed alla città terrena: proprio nell’odierno momen­to storico, la loro straordi­naria testimonianza di laici cristiani può essere partico­larmente attuale specialmen­te per la nostra Italia?

Dai fatti che la storia ci ha consegnato, sappiamo bene che, prima del supremo eroi­co “sì” a Cristo, gli Otranti­ni con grande fierezza civica avevano rifiutato la resa e re­sistito all’assedio; molti cad­dero durante la difesa della città. Questo attaccamento alla città terrena oggi sor­prende l’uomo della post-mo­dernità; anche tanti fatti del nostro vivere civile attestano una disaffezione e una sfidu­cia verso la dimensione pub­blica e politica (onestamente, spesso anche motivate).

Il lai­co cristiano però è un ingua­ribile sognatore, un instanca­bile amante dell’uomo e della città, per cui non può non tra­sfondere nelle vene della sto­ria la sua passione civica e il suo leale impegno al servizio del bene comune. Proprio nell’attuale momento che la nostra Italia sta attraversando, la presenza trasversale dei cattolici sulla scena pubblica deve conno­tarsi ancora di più nel segno della coerenza e dell’umile e serena testimonianza.

Nella sua Lettera sui Marti­ri di Otranto, indica i grandi temi dell’ecumenismo, del­la pace e del dialogo inter-religioso per rendere fertile il seme da loro proposto: è possibile rilanciare la voca­zione di “ponte verso l’O­riente”?

Questi tre punti sono di non ritorno. Sono chiara­mente proposti dal Vaticano II e, proprio qui ad Otranto, Giovanni Paolo II nel 1980 li indicò, attraverso i nostri Martiri e la nostra Città, alla Chiesa intera, come ricordavo nella lettera “I loro nomi sono scritti nei cieli”. Rispet­to ad allora alcuni muri sono caduti (blocco est-ovest), ma altri rischiano di radicaliz­zarsi (nord e sud del mondo, integralismi religiosi).

Un grandissimo gruppo di ottocento uomini, in rap­presentanza di una Chiesa di popolo e di una intera cittadi­na, con la sua testimonianza non violenta, il suo amore per Gesù e le proprie radici, il suo morire “volentieri” per Cristo (come testualmente attesta­no le fonti storiche), grida il rispetto per le libertà indivi­duali, il diritto alla vita e alla convivenza pacifica, il rifiuto della legge del più forte. Io penso che amare e venerare i Santi Martiri di Otranto oggi voglia dire anche scegliere la pace, il dialogo, il rispetto per gli ideali e la fede di tutti.

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