Pubblicato in: Gio, Mag 22nd, 2014

L’ARCIVESCOVO OSPITE DEL “PALMIERI”

Ultima tappa del tour scolastico di Mons. D’Ambrosio nello storico Liceo Leccese.

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L’ultima visita alle scuole, mons. D’Ambrosio l’ha riservata allo storico liceo classico “Giuseppe Palmieri” di Lecce, che, di fatto, è a pochi passi dalla sua residenza. Si è presentato con semplicità, come suo costume, al bureau della scuola. “È stato un bellissimo incontro – dichiara il dirigente del Palmieri, Loredana di Cuonzo. La semplicità assoluta nel presentarsi, per una figura di grande carisma, ha saputo attrarre immediatamente il gruppo di ragazzi che hanno partecipato all’incontro, conquistati dalle parole dirette e il racconto della sua vita. Io personalmente sono rimasta entusia­sta della sua grande personalità.

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Mi ha chiesto di non utilizzare il linguaggio formale che avrebbe richiesto l’uso di termini ufficiali. È stato così spontaneo chiamarlo con il termine più bello di ‘Padre’, spero abbia gradito questo sentirlo così tanto vicino”. Accolto in Aula Magna, preparata in modo inusuale nella disposizione delle poltroncine, sistemate come un grande semicerchio che attor­niava le due riservate al vescovo e alla preside, l’ospite illustre si è trovato ad essere idealmente abbracciato dai ragazzi. Due ragazzi di primo Liceo, Aldo Vallone e Ludovico Spedicato, spigliatamente e con la freschezza limpida della loro età hanno dato il via all’incontro con un benvenuto a nome della comunità scolastica. Un breve filmato, accuratamente preparato dai due docenti di Irc, Anna Nestola e Roberto Vi­sconti, ha presentato all’Arcivescovo le attività della Scuola, la sua visione, la sua comunità.

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Mons. D’Ambrosio ha avuto parole di elogio per lo storico liceo classico ed ha avuto piacere di evidenziare che anche la sua formazione ha avu­to negli studi classici una tappa fondamentale. I ragazzi, guidati dai docenti, avevano preparato una sorpresa: una serie di fotografie che ritra­evano momenti importanti della vita dell’alto prelato da commentare. Gli applausi hanno sot­tolineato ogni passaggio. Ad esempio l’immagi­ne di Peschici, sua città natale, ha portato ad una riflessione sulla solidarietà interculturale: mons. D’Ambrosio ha raccontato che il nome viene da un termine croato, che significa “sabbioso”. “Un tempo – ha affermato l’arcivescovo – lo scambio tra i popoli era più fitto e facile. La solidarie­tà era un fatto naturale, oggi è meno favorita anche per la forte competitività che nel mondo si esplicita in ogni dimensione”. Un momento di grande commozione è stato quello della foto che ritrae il vescovo al momento della sua ordina­zione ad opera di San Giovanni Paolo II: “è un momento che mi porto ne cuore. L’incontro con San Giovanni Paolo II è stata una delle cose meravigliose della mia storia personale, portare questo anello vescovile, donatomi dal Santo Padre, è per me un monito continuo per un esercizio pastorale votato all’ascolto e calato tra la gente”.

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Mons. D’Ambrosio ha l’abitudine di alzarsi molto presto e uscire per una breve pas­seggiata prima dell’avvio della giornata. La foto che ha incuriosito di più i ragazzi è stata quella che ritraeva il paesaggio di un deserto. “Prima della mia ordinazione sacerdotale – ha spiegato il vescovo – ho voluto trascorrere un periodo in assoluta solitudine. Ho avvertito questo bisogno per guardare in me stesso. La vita con i suoi ‘rumori’ ci distrare, non sempre ci consente di avvertire quelle domande che pure sono nel fondo del nostro cuore e cui solo noi possia­mo dare una risposta sincera. Se riflettiamo, la verità l’abbiamo nel nostro intimo, in quel tipo di situazione emerge con tutta la sua forza; per quindici giorni sono rimasto assolutamente solo, in una tenda, lontano un bel po’ dal primo centro abitato. Ho avuto paura, non è facile restare così assolutamente lontano da tutto e tutti, ma alla fine sono stato felice per quanto arricchimento interiore quell’esperienza mi aveva regalato”. Tra le foto da commentare non poteva mancare quella di un incontro con Papa Francesco, cui mons. D’Ambrosio, decisamente somiglia nelle fattezze: “Non ho idea di cosa gli stessi dicendo in quel momento – ha detto il presule – però ri­cordo che il Santo Padre quando mi ha visto mi ha detto, ovviamente a bassa voce, ‘quando avrò bisogno di un sosia glielo farò sapere!’. Dopo il commento delle foto è venuto il momento delle domande. Tra gli studenti una ragazza con un bimbo in braccio: ha chiesto per prima la parola. “Il bimbo è nato al di fuori del matrimonio – ha detto la ragazza che alle nozze giungerà solo a luglio, finiti gli studi – Vivo con il padre del mio bimbo, sarà mio marito. Noi non possiamo ac­costarci alla Santa Comunione. Soffriamo molto per questo, ci sentiamo esclusi.

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Le chiedo quale sia la posizione personale e, in generale, della Chiesa su questo tema che interessa davvero molte persone”. L’arcive­scovo che con il bimbo ha giocato e benedetto, ha spiegato: “Le verità della Chiesa ci sono state consegnate, sono definite, noi uomini le amministriamo. Questa è una questione che è stata sollevata da molti e posso affermare con sicurezza che la Chiesa ha capacità di riflessio­ne, nel prossimo Sinodo io penso che di questo argomento si parlerà. Non dimenticare però che non devi sentirti esclusa: il messaggio di Cristo è quello dell’accoglienza”. Il pastore ha mostrato di gradire molto l’esibizione musicale che ha accompagnato l’incontro: per lui hanno suonato e cantato due elementi di spicco del Liceo Palmieri.

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Benedetta Barbara e Ludovi­ca hanno espresso la gioia di tutta la scuola di avere l’ospite illustre con due brani di musica classica e un Gospel. Un grande applauso e un arrivederci hanno chiuso la mattinata speciale per il Liceo Palmieri che ha salutato il pastore con doni simbolici: una maglietta con il logo della scuola, a significare il punto di contatto con l’illustre ospite attraverso gli studi classi­ci; un cesto di generi di prima necessità, quale segno di una promessa, la raccolta di alimenti da conferire alla Casa della Carità; una medaglia in argento realizzata dall’orafo Giorgio Serafini, una pregiata scultura a cera persa del pellicano, simbolo scelto da mons. D’Ambrosio per il suo stemma. Sul retro, a ricordo dell’incontro, il logo della Scuola, il tempietto aperto del sapere, che ha le sue colonne nelle lettere greche “G” e “P”, iniziali dell’importante rappresentante dell’Illuminismo italiano. Una promessa quella con cui mons. D’Ambrosio ha lasciato la presi­de: “Verrò a trovarvi! Se mi accoglierete ne sarò felice”. Il Liceo Palmieri è già in attesa.

Paolo Lojodice

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