L’Arcivescovo: “Santità, per noi i poveri sono la prima scelta”
Dopo la Visita ad Limina/Intervista a Mons. D’Ambrosio.
“Sul post-cresima ci ha confidato che anche in Argentina c’è la stessa situazione nonostante vari tentativi di coinvolgimento”.
Al termine dell’udienza ci ha salutati e prima di andar via mi ha detto: Eccellenza, quando avrò bisogno di un sosìa la chiamerò”.
Eccellenza, è tornata da qualche giorno dalla Visita ad Limina, può dirci che esperienza è stata?
L’esperienza della Visita ad limina è un’esperienza forte. Il momento centrale è sicuramente l’incontro con il Papa, ma altrettanto importante è l’incontro con i vari Dicasteri e Congregazioni, dove si ha la possibilità di interloquire e quindi di presentare le questioni pastorali che al centro a volte sfuggono ma che nelle nostre Diocesi sembrano più urgenti. Gli incontri con i Dicasteri scaturiscono anche dalla relazione che ogni vescovo ha inviato. A partire da quanto ogni vescovo ha scritto, le Congregazioni romane sottolineano peculiarità e richiamano su quegli aspetti più carenti nell’azione pastorale della diocesi.
Prima di giungere a parlare dell’incontro con il Papa, ci può evidenziare più nel dettaglio come si svolge la visita nei vari Dicasteri?
Di solito è previsto un saluto ed un’introduzione da parte del Prefetto e poi, uno dei vescovi della Conferenza regionale relaziona su un aspetto particolare. Per esempio alla Congregazione Dottrina della Fede, relaziona il Vescovo incaricato per la Catechesi o la Dottrina. Quest’anno, però, visto che molti Vescovi erano assenti solitamente tale compito era stato affidato al Presidente della Cep, l’Arcivescovo di Bari mons. Cacucci ha introdotto ogni singolo argomento. Poi chi aveva da aggiungere o da approfondire interveniva.
Veniamo al Papa. Lei, aveva già avuto modo di accostarsi al nuovo Pontefice al termine della messa per la Canonizzazione dei Martiri d’Otranto, che cosa vi siete detto?
Guardando le immagini in tv, qualcuno è riuscito perfino a leggere il labiale nonché ad asserire che il Papa si è fermato di più con me e con l’arcivescovo di Otranto rispetto agli altri confratelli. Innanzitutto, ho esternato al Santo Padre la gioia di poterlo incontrare, sentirsi in comunione con lui, recargli i saluto e la preghiera di tutta la Diocesi di Lecce e poi ho detto che se c’è attualmente una preferenza pastorale, per noi leccesi è l’impegno e l’attenzione verso i poveri. Infatti, qualcuno, avendo interpretato il labiale, mi ha detto: “avrà parlato di poveri al Papa”. Quella di Piazza San Pietro è stata un’esperienza non solo bella ma anche un’esaltazione della fede della nostra Regione che ha nei Martiri d’Otranto, dei campioni di testimonianza: ottocento persone che si fanno uccidere pur di non tradire la fede in Gesù Cristo.
Poi, dopo qualche giorno, l’Udienza per la Visita ad Limina…
Noi Vescovi pugliesi ci siamo divisi in due gruppi, dodici lunedì 13 e gli altri sette, tra i quali il sottoscritto, giovedì 16 maggio. Siamo stati un’ora e venti minuti a colloquio, seduti in cerchio con il Papa al centro. Dapprima ci siamo presentati. Il Papa ha voluto conoscere la realtà di ogni diocesi. Gli ho presentato tutta l’organizzazione, la vita, le attese e gli impegni, i progetti futuri e Papa Francesco ogni tanto interloquiva chiedendo precisazioni. Ha chiesto soprattutto la situazione della famiglia e delle vocazioni. Rivolgendosi a me ha detto: “Siete una regione fortunata poiché avete tante vocazioni”, infatti come fiore all’occhiello gli abbiamo parlato del Seminario Regionale di Molfetta che è il più numeroso d’Italia. Il Papa è rimasto molto colpito dalla fraternità che si è instaurata fra noi Vescovi e ha commentato: “questa è la cosa più bella che possa ascoltare”.
Su cosa ha voluto soffermarsi particolarmente?
Ha voluto sapere qual è la situazione della famiglia in Puglia. Gli abbiamo risposto che non siamo a livelli di estrema criticità, ma, purtroppo, anche da noi la famiglia manifesta alcuni problemi e poi ci ha chiesto come funziona il post-cresima, uno dei più grossi problemi della nostra pastorale. Gli ho riferito che, purtroppo, quello che dovrebbe essere il sacramento dell’avvio è il sacramento dell’addio. Egli ci ha confidato che anche in Argentina c’è la stessa situazione nonostante siano state tentate varie esperienze di coinvolgimento. Gli ho detto che a Lecce proveremo un cammino nel quale i genitori facciano catechesi insieme con i figli, seguendo un particolare programma affinché la famiglia torni ad essere prima vera scuola di catechismo.
Gli ha detto che in tanti trovano somiglianze somatiche tra lei e il Papa?
Abbiamo scherzato sulla somiglianza che molta gente intravede tra me e Papa Francesco tanto che, al termine dell’udienza ci ha salutati e prima di andar via mi ha detto: “Eccellenza quando avrò bisogno di un sosìa (con l’accento sulla ì ndr) la chiamerò”. Personalmente tendo a sottolineare spesso quella parola di Gesù che rivolse a Pietro: “Dopo che ti ravvederai conferma i tuoi fratelli” e qui veramente senti che la tua fede ritrova un nuovo stimolo, una provocazione in più, una garanzia, per portarle avanti.
















