Pubblicato in: Ven, Mag 24th, 2013

L’Arcivescovo: “Santità, per noi i poveri sono la prima scelta”

Dopo la Visita ad Limina/Intervista a Mons. D’Ambrosio.

“Sul post-cresima ci ha confidato che anche in Argentina c’è la stessa situazione nonostante vari tentativi di coinvolgimento”.

FRANCESCO - D'AMBROSIO 2

 Al termine dell’udienza ci ha salutati e prima di andar via mi ha detto: Eccellenza, quando avrò bisogno di un sosìa la chiamerò”. 

Eccellenza, è tornata da qualche giorno dalla Visita ad Li­mina, può dirci che esperienza è stata?

L’esperienza della Visi­ta ad limina è un’esperienza forte. Il momento centrale è sicuramente l’incontro con il Papa, ma altrettanto impor­tante è l’incontro con i vari Dicasteri e Congregazioni, dove si ha la possibilità di interloquire e quindi di pre­sentare le questioni pastorali che al centro a volte sfuggono ma che nelle nostre Diocesi sembrano più urgenti. Gli in­contri con i Dicasteri scatu­riscono anche dalla relazione che ogni vescovo ha inviato. A partire da quanto ogni vesco­vo ha scritto, le Congregazio­ni romane sottolineano pecu­liarità e richiamano su quegli aspetti più carenti nell’azione pastorale della diocesi.

Prima di giungere a parlare dell’incontro con il Papa, ci può evidenziare più nel det­taglio come si svolge la visi­ta nei vari Dicasteri?

Di solito è previsto un saluto ed un’introduzione da parte del Prefetto e poi, uno dei vescovi della Confe­renza regionale relaziona su un aspetto particolare. Per esempio alla Congregazione Dottrina della Fede, relazio­na il Vescovo incaricato per la Catechesi o la Dottrina. Quest’anno, però, visto che molti Vescovi erano assenti solitamente tale compito era stato affidato al Presidente della Cep, l’Arcivescovo di Bari mons. Cacucci ha introdotto ogni singolo argomento. Poi chi aveva da aggiungere o da approfondire interveniva.

Veniamo al Papa. Lei, ave­va già avuto modo di acco­starsi al nuovo Pontefice al termine della messa per la Canonizzazione dei Martiri d’Otranto, che cosa vi siete detto?

Guardando le immagini in tv, qualcuno è riuscito per­fino a leggere il labiale non­ché ad asserire che il Papa si è fermato di più con me e con l’arcivescovo di Otranto rispetto agli altri confratelli. Innanzitutto, ho esternato al Santo Padre la gioia di po­terlo incontrare, sentirsi in comunione con lui, recargli i saluto e la preghiera di tutta la Diocesi di Lecce e poi ho detto che se c’è attualmen­te una preferenza pastorale, per noi leccesi è l’impegno e l’attenzione verso i pove­ri. Infatti, qualcuno, avendo interpretato il labiale, mi ha detto: “avrà parlato di pove­ri al Papa”. Quella di Piazza San Pietro è stata un’espe­rienza non solo bella ma an­che un’esaltazione della fede della nostra Regione che ha nei Martiri d’Otranto, dei campioni di testimonianza: ottocento persone che si fan­no uccidere pur di non tradi­re la fede in Gesù Cristo.

Poi, dopo qualche giorno, l’Udienza per la Visita ad Limina…

Noi Vescovi pugliesi ci siamo divisi in due gruppi, dodici lunedì 13 e gli altri sette, tra i quali il sottoscrit­to, giovedì 16 maggio. Siamo stati un’ora e venti minuti a colloquio, seduti in cerchio con il Papa al centro. Dap­prima ci siamo presentati. Il Papa ha voluto conoscere la realtà di ogni diocesi. Gli ho presentato tutta l’organizza­zione, la vita, le attese e gli impegni, i progetti futuri e Papa Francesco ogni tanto interloquiva chiedendo preci­sazioni. Ha chiesto soprattut­to la situazione della famiglia e delle vocazioni. Rivolgen­dosi a me ha detto: “Siete una regione fortunata poiché avete tante vocazioni”, infat­ti come fiore all’occhiello gli abbiamo parlato del Semina­rio Regionale di Molfetta che è il più numeroso d’Italia. Il Papa è rimasto molto colpito dalla fraternità che si è instau­rata fra noi Vescovi e ha com­mentato: “questa è la cosa più bella che possa ascoltare”.

Su cosa ha voluto soffermar­si particolarmente? 

Ha voluto sapere qual è la situazione della famiglia in Puglia. Gli abbiamo rispo­sto che non siamo a livelli di estrema criticità, ma, purtrop­po, anche da noi la famiglia manifesta alcuni problemi e poi ci ha chiesto come fun­ziona il post-cresima, uno dei più grossi problemi della no­stra pastorale. Gli ho riferito che, purtroppo, quello che dovrebbe essere il sacramen­to dell’avvio è il sacramento dell’addio. Egli ci ha confi­dato che anche in Argentina c’è la stessa situazione nono­stante siano state tentate varie esperienze di coinvolgimento. Gli ho detto che a Lecce pro­veremo un cammino nel quale i genitori facciano catechesi insieme con i figli, seguendo un particolare programma af­finché la famiglia torni ad es­sere prima vera scuola di ca­techismo.

Gli ha detto che in tanti tro­vano somiglianze somatiche tra lei e il Papa?

Abbiamo scherzato sulla somiglianza che molta gen­te intravede tra me e Papa Francesco tanto che, al ter­mine dell’udienza ci ha salu­tati e prima di andar via mi ha detto: “Eccellenza quando avrò bisogno di un sosìa (con l’accento sulla ì ndr) la chia­merò”. Personalmente tendo a sottolineare spesso quella parola di Gesù che rivolse a Pietro: “Dopo che ti ravvede­rai conferma i tuoi fratelli” e qui veramente senti che la tua fede ritrova un nuovo stimolo, una provocazione in più, una garanzia, per portarle avanti.

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