Pubblicato in: Ven, Mag 24th, 2013

L’Arcivescovo: “Santità, per noi i poveri sono la prima scelta”

Che cosa è cambiato rispetto alle altre Visite da lei compiu­te?

Ho compiuto cinque Visite ad limina, a cominciare dall’u­dienza con Giovanni Paolo II, la mia prima visita privata, durò 10-12 minuti. Al mattino ci fu la celebrazione nella Cap­pella del Papa alle 7.30, l’in­contro con tutta la Conferenza Episcopale e poi il pranzo con il Papa. Invece con Benedetto, nel 2007, solo un’udienza pri­vata di pochi minuti. Quest’an­no, invece Papa Francesco ha conservato lo schema che Be­nedetto XVI aveva immagina­to probabilmente a causa della sua fragilità e debolezza fisica: una nuova forma dell’incon­tro con gruppi di Vescovi. Fra l’altro ci ha fatto dono di una croce pettorale come aveva già disposto il suo predecessore, specificando:“il regalo era di Benedetto, ma ve lo consegno io oggi” ed è bello anche que­sto segno di continuità qual è la croce di Cristo Gesù.

Eccellenza, ci parli di questi due primi mesi di pontificato di Papa Francesco…

Certamente ho avuto con­ferma di quello che si sta di­cendo di questo Papa, però, personalmente da questo in­contro ho ricevuto un’iniezio­ne di fiducia, un sentirsi nella comunione dell’unica fede in Gesù Cristo ed ho avvertito che vi è una scelta che que­sto Papa sta portando avanti, ovvero la scelta della libertà nell’annunzio del Vangelo, senza fronzoli, senza filtri… È l’immediatezza del dialogo, dell’incontro, l’annullamen­to di tutto ciò che rappresenti un ostacolo per raggiungere il cuore del messaggio che egli come successore di Pietro e come garante deve annunzia­re. È ormai entrato nel vivo di problemi, più di tutto lo preoc­cupa la famiglia, tutte le situa­zioni di sofferenza e di fatica di quelle coppie cui dobbiamo volgere lo sguardo di tenerezza e di misericordia:lo ha detto all’inizio e lo ha riconfermato.

Stando con lui, quanto si av­verte il respiro del Pastore? Quanto si avverte il deside­rio di cambiamento?

Certamente, cambiano la storia, gli stili… Con Papa Francesco la Chiesa veramen­te cammina accanto all’uomo, si fa compagna di viaggio. Ci sentiamo confortati, in fondo come anche per i discepoli di Emmaus: il suo è un mettersi accanto e nel parlarci riscalda il nostro cuore. Con il messag­gio che reca dentro di sé, si mette accanto all’uomo fragi­le, che soffre e che ha bisogno più di tutti gli altri di sentirsi accolto e amato. Chi non si sente amato potrà trovare in Papa Bergoglio la persona che lo saprà accogliere ricevendo quel pezzo d’amore che spesso viene rifiutato.

Dopo quasi quattro anni di episcopato avrà maturato un concetto piuttosto chiaro della nostra Chiesa partico­lare, come lo ha esposto al Papa?

In realtà è una Chiesa che ha una sua storia, una sua vi­vacità, uno stupendo clero. Ho presentato al Papa soprattutto la ricchezza del laicato che sta emergendo durante la Visita pastorale. È una Chiesa che ha bisogno di essere soltanto stimolata, poiché già pronta a partire verso quei traguardi che il Signore ci sta suggeren­do. È un invito a vivere l’An­no della Fede per ravvivare e ridestare la fede specie in co­loro che sono più lontani. Oc­corre uscire dai nostri recinti, dobbiamo abbattere le nostre staccionate e mettere in atto quella parola di Gesù: “Anda­te e predicate”, non ci ha mai detto di fermarci. Dobbiamo muoverci, questo è l’annuncio del Vangelo.

Occorre spaziare in prospettiva. Compito mio è rimuovere la polvere dal libro del Sinodo diocesano, soprat­tutto l’invito alla missiona­rietà e guidare la comunità. Tenendo, tuttavia, conto di due necessità che più ci interpella­ no: la famiglia e i giovani. A fine mese vi sarà la prima ri­unione del comitato in prepa­razione del Sinodo dei giovani, essi hanno bisogno di ritrovare nella Chiesa un’interlocutrice privilegiata, dipenderà da noi il dialogo da sperimentare, il metterci accanto e il saperli ascoltare, senza badare alle facili condanne e senza igno­rare i loro linguaggi. Rassi­curarli sul fatto che la Chiesa non è loro nemica ma la casa nella quale potranno trovare uno spazio nuovo per espri­mersi.

Ha parlato al Papa delle no­stre grandi-piccole esperien­ze accanto ai poveri: grandi perché sono belle testimo­nianze, piccole perché sono una goccia nel mare della crisi e della povertà?

Ho detto al Papa che sono un Vescovo fortunato poiché in questa Chiesa particolare ho trovato lo spazio nel quale gli ultimi stanno cercando di guadagnare posizione. Sì, in effetti, mi ha confermato che è da qui che bisogna ripartire in quanto se non diamo nemmeno il pane materiale a chi ne ha bisogno, i poveri non riusci­ranno a masticare il vero pane della Parola. 

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