L’Arcivescovo: “Santità, per noi i poveri sono la prima scelta”
La Relazione di D’Ambrosio/La fotografia della Chiesa di Lecce
L’Arcivescovo D’Ambrosio parlando al Papa della diocesi di Lecce, ha presentato una Chiesa bene organizzata nelle strutture di servizi e nello stesso tempo bisognosa di maggiore coraggio per uscire dal ‘tempio’ e annunziare il Vangelo a quelli che non sono ‘in casa’ attraverso opportuni itinerari di formazione e di catechesi atti a una missionarietà che faccia incontrare l’uomo e annunziare il Vangelo sulle strade del mondo.
Ha pure esposto le più significative prospettive del progetto pastorale in atto incentrate sulla famiglia, con un deciso rilancio della pastorale familiare, della preparazione al matrimonio, del coinvolgimento diretto dei genitori nella scuola di catechismo e una particolare attenzione per le coppie irregolari, ed i giovani, per i quali è stato già annunciato un Sinodo da celebrare entro il 2015.
La Caritas Diocesana quotidianamente offre una significativa serie di servizi (Casa della Carità, Mense, ambulatorio medico e dispensario farmaceutico, cura e accoglienza dei numerosi extracomunitari…). Ha presentato, insomma, una diocesi dotata di un’indubbia ed efficiente organizzazione per rispondere alle esigenze di una pastorale che se da un lato conserva i caratteri di una fedeltà a schemi collaudati e tradizionali che garantiscono sufficienti risposte al popolo dei praticanti, dall’altra, anche con l’apporto de L’Ora del Salento, si sta avviando faticosamente lunghi i percorsi di una missionarietà che è conclamata urgenza per rispondere alle sfide dell’attuale società in evoluzione.
Lungo i secoli
Per quanto riguarda l’espressione ad limina apostolorum, risale ai primi secoli della storia della Chiesa; infatti, nel linguaggio canonico, con limina apostolorum erano indicate le tombe degli apostoli Pietro e Paolo e quindi le visite ad limina erano tutti quei pellegrinaggi compiuti dai fedeli che avevano come meta quelle stesse tombe. Lo stesso termine indicò la visita che tutti i Vescovi dovevano fare a Roma, secondo quanto stabilito nel Concilio di Roma, nel 743, sotto papa Zaccaria.
Nel corso dei secoli tale pratica si andò affievolendo, ritrovando vigore solo nel 1585, sotto papa Sisto V che, con la costituzione Romanus Pontifex del 20 dicembre, ripristinò l’obbligo di tali visite dandogli cadenza triennale; le “visite” vennero riconfermate successivamente da Papa Benedetto XIV con la costituzione Quod sancta del 23 novembre 1740.
Nel 1909, con il decreto della Congregazione concistoriale A remotissima, la cadenza delle visite ad limina apostolorum fu portata a 5 anni e fu stabilito che vi erano tenuti non solo i vescovi diocesani, ma anche tutti i soggetti ad essi equiparati (prelati e abati territoriali, amministratori e vicari apostolici). Nel 1975, la Congregazione per i vescovi riordinò ulteriormente le “visite” con il decreto Ad Romanam Ecclesiam del 29 giugno, ridistribuendo le zone per i quinquenni.
















