Pubblicato in: Gio, Mag 23rd, 2013

L’arte eterna del Maccagnani

Nacque a Lecce ma le sue opere si possono ammirare in tutta Italia. 

G. Garibaldi

Maccagnani E.-G. Garibaldi-bronzo, 1904, Buons Aires-Quartiere Palermo

Eugenio Maccagnani è tra i più grandi scultori italiani attivi nella secon­da metà dell’Ottocento. L’artista nacque a Lecce il 4 aprile 1852 dall’orafo Mattia e da Rosa Grassi. Sin dalla gioventù si dimostrò particolarmente portato alle attività artistiche, motivo per il quale frequentò il laboratorio dello zio Antonio Maccagnani (1809-89) e studiando contemporaneamente dise­gno presso lo zio materno Giovanni Grassi.

Nel 1869, su consiglio del duca Sigismondo Castromediano, presentò al Consiglio provinciale di Terra d’Otranto la copia in terra­cotta del Ratto di Polissena, tratta da un originale di P. Fedi, questo gli fece ottenere una borsa di studio di cinquecento lire per sei anni, permet­tendogli di recarsi a Roma nel 1871. Maccagnani frequentò l’Accademia di San Luca ottenendo diversi rico­noscimenti: un premio per la copia dell’Apollo del Belvedere, il primo premio con lode per lo studio dal vero e il primo premio per la com­posizione a bassorilievo di Giuseppe l’Ebreo nel 1872.

Vanini

Maccagnani E.-Busto di G. C. Vanini-Lecce-Villa Comunale

Esordì con l’erma in marmo di A. Manzoni (Lecce, Biblioteca provinciale N. Bernardi­ni), opera donata successivamente al Consiglio Provinciale di Lecce. Seguì la realizzazione di un busto in marmo di Vittorio Emanuele II (Museo provinciale Castromediano), donato alla città nel 1879, lavoro che gli fece ottenere la commissione di dieci busti in marmo per la villa comunale: G. Garibaldi (1887-88); F. Milizia, G.C. Vanini e G. Palmieri (1888); O. Massa, L. Prato e Re Tancredi (1889); P. Siciliani (1890), A. Galateo, S. Ammirato.

A questi si unirono quelli di G. Libertini (1879), G. Pisanelli (1887) e A. Panzera (1888), già collocati nel Museo Provinciale e nel Municipio di Lecce. Dopo anni di lavoro come modellatore di bozzetti negli studi di scultori già affermati Maccagnani partecipò a numerose mostre in Italia e all’estero, ottenendo successi e riconoscimenti.

Monumento a Vittorio Emanuele II

Maccagnani E.-Monumento a Vittorio Emanuele II, bronzo, Cartolina,

Lecce 22 agosto 1889, Particolare

Nel 1880 prese parte all’Esposi­zione nazionale di Torino, dove presentò diverse opere: un busto raffigurante Aspasia, un Arabo sopra un cammello e il colossale gruppo in gesso del Combattimento del mirmillone col reziario (Lecce, municipio). Tale fu il successo rag­giunto dello scultore salentino che fu invitato da G. Sacconi a lavorare per la realizzazione del Vittoriano a Roma, realizzando gran parte degli ornati e diverse sculture.

L’artista allo stesso tempo realizzò il gruppo colossale della Giustizia  per il Palazzo di Giustizia ed i bu­sti di G. Koch, per palazzo Koch, e di Vittorio Emanuele III, per la Camera dei deputati. Per Lecce Maccagnani realizzò numerosi mo­numenti pubblici: uno dedicato a Vittorio Emanuele II, inaugurato da Umberto I nel 1889 e completato nel 1897, uno a Giuseppe Pelle­grino (1899), un altro a Gaetano Brunetti (1922: distrutto durante la seconda guerra mondiale) e il cele­bre monumento dedicato ai caduti (1927).

Busto di Gaetano Kock

Maccagnani E.-Busto di Gaetano Kock, marmo-Roma-Palazzo Kock-Banca d’Italia

Maccagnani continuò a partecipare in varie esposizioni: la II Biennale di Venezia (1897), l’E­sposizione Universale di Parigi e la Mostra provinciale di Bari (1900), le Biennali del 1901 e del 1905 e le esposizioni internazionali della So­cietà di amatori e cultori di Roma (1907-08).

Assai vasta fu anche la sua parallela produzione di opere di soggetto sacro, alla quale si dedicò fin dagli inizi della sua attività. Nel 1907, inoltre, insieme al cognato Agesilao Flora aprì uno Studio d’Arte e un laboratorio di lavora­zione della cartapesta a Gallipoli. Eugenio Maccagnani morì a Roma il 19 marzo 1930 e fu sepolto nel cimitero di Lecce. Il 31 maggio le opere rimaste nel suo studio, in via Margutta, furono vendute all’asta.

Giuseppe Mancarella

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