L’Arte Sacra al servizio della pietas
Arte e Fede/Le indicazioni del Vaticano II.
La costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium va annoverata tra i testi più importanti del Concilio Vaticano II. Essa riveste anche un significato particolare per la tematica dell’arte: composta da 130 numeri, è uno dei documenti più dettagliati del Concilio Vaticano II. Il testo della costituzione fu emanato il 4 dicembre 1963.La costituzione liturgica è il principale testo conciliare sull’arte sacra, sia da una prospettiva teologica, a motivo della sua valenza dottrinale,sia sotto l’aspetto storico, in virtù delle sue conseguenze pratiche che hanno condizionato la riforma liturgica, la quale ha avuto inizio nel 1964 e, fino a oggi, connota lo spazio sacro cattolico. Essenziale per la stesura dell’atto sul tema dell’arte fu la Pontificia Commissio de sacra liturgia praeparatoria Concilii Vaticani II, la Commissione preparatoria per la liturgia, che creò un testo preliminare al Concilio. I temi principali del capitolo sull’arte sacra erano i seguenti: la chiesa approva ogni stile artistico; le opere artistiche in contrasto con la fede e la devozione vanno respinte; per la valutazione di opere artistiche è richiesta la consulenza di esperti; le commissioni per l’arte liturgica; la formazione degli artisti; la revisione delle disposizioni ecclesiastiche sull’arte sacra: (chiesa-edificio, altari, tabernacolo, battistero, immagini sacre, ornamenti, luogo della schola cantorum; la formazione del clero riguardante l’arte.
Molto interessante in questa sede il testo del capitolo VIII (De arte sacra) in cui si danno indicazioni precise in merito alla possibilità di un altare staccato dalla parete, per potervi facilmente girare attorno: Altare maius, quod iam ea ratione a pariete seiunctum sit, ut facile circumiri queat, congruenter erigatur loco intermedio inter presbyterium et plebem, idest: in medio synaxeos (notione idealiter non Il paragrafo “Immagini sacre” (nr. 12, De imaginibus sacris) definisce come comprovata tradizione della chiesa l’uso di esporre alla venerazione le immagini sacre; inoltre, attraverso l’impiego delle immagini, la chiesa risveglia e rafforza la devozione dei fedeli (pietatem fidelium excitat atque fovet); tuttavia, per la decorazione con immagini viene richiesta una certa disposizione: all’immagine di Cristo spetta un posto d’onore nell’abside, il numero di immagini dello stesso santo non può essere moltiplicato senza una ragione. Per le arti figurative (pittura, scultura) nello spazio sacro, il paragrafo “Disposizione delle decorazioni artistiche” (nr. 13, De ordine decorationis) enuncia due funzioni, l’una iconografica e l’altra decorativa, che devono essere in mutuo equilibrio, cosa che vale anche per il rapporto tra espressione stilistica figurativa e astratta (cum duplex sit…artis pictoricae vel sculptoricae munus, iconographicum nempe et ornativum, aequilibrium inter ambo, necnon inter elementa figurativa et sic dicta abstracta). Questa richiesta della Declaratio relativa all’iconografia cristiana nello spazio liturgico include ovviamente anche un insegnamento religioso da esercitarsi con l’ausilio delle immagini. Un ammonimento affinché l’auspicata evoluzione dell’arte sacra non desse adito ad atti di distruzione o all’abbandono delle opere d’arte esistenti cosa che era accaduta, ad esempio, all’epoca del Rinascimento con l’arte romanica e gotica.
Maria Agostincchio

















