Pubblicato in: Dom, Nov 25th, 2012

Lavorare dietro le sbarre/Diversamente utili…Un’altra chance ai tessuti e alle persone

Made in Carcere con la Fondazione della Cooperativa sociale  Officina Creativa”, promotrici di un’iniziativa socialmente encomiabile. Parla Luciana delle Donne.

 

Le detenute producono borse, buste di tutti i tipi, gadget, braccialetti e accessori vari con i materiali donati da aziende italiane sensibili all’iniziativa.

Secondo il pensiero di Carla Lunghi, docente universitaria a Milano, moda e carcere sembrerebbero un ossimoro, un cosiddetto “connubio paradossale”. In realtà,sostiene che quest’antitesi non ha ragione d’essere, considerando le forme di moda, come “Made in carcere” attiva a Lecce, benché ai limiti del mainstream, talora con problemi di sostenibilità economica, in un mercato fortemente competitivo, ma con interessanti novità di prodotto.

Nel mondo d’oggi che promuove il bello e il ben fatto, il lavoro creativo non è solo scelta estetica, progettuale, ma anche forma di riscatto e reinserimento sociale. Alla fine dell’800 sosteneva lo studioso Volli: “La distruzione delle idee, dei nomi, delle verità sono lo spreco più pericoloso del fashion, quello semantico in un contesto sociale in cui si veicolano più idee che oggetti, più segni che cose”.

Perciò le produzioni carcerarie sembrano costituire un’eccentricità ricca di contenuti semantici, al di là della loro più o meno rilevante evidenza nella moda italiana. L’eccentricità ha tre direzioni: chi le produce ristretto in libertà, i materiali, la creatività.

Un contesto così “triste e brutto” come il carcere può produrre oggetti così belli e, come dicono due studiosi, Leonini e Sassatelli, “i consumatori consapevoli sembrano vivere di ambivalenza e ambiguità rispetto al senso delle proprie pratiche, in bilico tra ascetismo e narcisismo, edonismo e solidarietà. Accanto all’altruismo, la solidarietà e una posizione etica conoscono aspirazioni e giustificazioni impostate a diverse visioni della qualità di vita e dei prodotti”.

Ad esempio, la moda dell’usato è animata da un’ottica di rispetto dell’ambiente e di equilibrato utilizzo delle risorse. Pertanto, internet e i social network incoraggiano le imprese a rispondere alle sempre più diffuse preoccupazioni sociali, etiche, ambientali.

Se il fast fashion, basato su una fortissima contrazione dei tempi,sta diffondendosi tra tutti i centri urbani occidentali con ritmi frenetici e costi ridotti alle produzioni e ai consumi di moda, la slow fashion valorizza risorse e tradizioni locali. La moda responsabile favorisce la creazione di un immaginario basato non tanto sulla ricchezza quanto piuttosto sulla ricerca di un nuovo rapporto, rispettoso e non proditorio, con gli altri e con l’ambiente. Le produzioni eccentriche della moda carceraria rientrano in questa temperie culturale, perché incarnano originali forme di sostenibilità sociale e ambientale e aggiungono ulteriori contenuti su cui meditare.

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