Lavoro e giovani nel Mezzogiorno: intelligenza e cuore
“Il lavoro giovanile nel Mezzogiorno d’Italia”: è il tema del seminario nazionale di studio, promosso dall’arcidiocesi di Benevento e dal Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani, sabato 5 novembre, nel capoluogo sannita.
Accompagnare i giovani. La speranza per i giovani del Sud, ha detto mons. Arrigo Miglio, presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani, è “sentirsi accompagnati, avere gli adulti e la Chiesa, in particolare, che stanno loro vicini, cercare insieme la strada”. Il Santo Padre, ha ricordato mons. Miglio, “continua a insistere che c’è bisogno di una generazione nuova di cattolici impegnati in politica. Mi pare che il mondo cattolico, in questo periodo, stia davvero sentendo sempre di più la responsabilità di aprire spazi per i giovani”. “La Chiesa di Benevento porta avanti tante iniziative per i giovani, anche se lentamente si vedono i frutti. Alcune cooperative, cui abbiamo fornito lo start up e continuiamo a sostenere, stanno crescendo bene e offrono dei buoni servizi alla comunità nella formazione dei piccoli, nell’assistenza agli asili nido”, ha rammentato mons. Andrea Mugione, arcivescovo di Benevento.
Investire nelle intelligenze. “Non esistono formule magiche per creare lavoro, piuttosto bisogna investire nell’intelligenza e nel cuore delle persone”, ha affermato mons. Angelo Casile, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei. Mons. Casile ha offerto alcune prospettive: “La necessità di garantire un lavoro dignitoso per tutti, senza il quale i giovani non possono metter su famiglia; la possibilità di scegliere liberamente il proprio lavoro in un determinato momento della vita, svolgendolo al meglio delle proprie capacità; l’impegno per la custodia del creato, per evitare che la natura diventi matrigna, come ci ricordano tristemente le alluvioni degli ultimi giorni; l’educazione a vivere nella città, impegnandosi a essere uomini retti e di parola; la promozione delle imprese, valorizzando i territori; la promozione del turismo e della cooperazione; l’accoglienza degli immigrati”. “Non dobbiamo avere paura di osare il coraggio della speranza. Per produrre un nuovo umanesimo, dobbiamo sentirci chiamati come persone e come comunità”, ha evidenziato mons. Casile.
Fare di più. Per Carlo Dell’Aringa, ordinario di economia politica alla Facoltà di economia e commercio dell’Università Cattolica di Milano, “al Sud si fa, ma non abbastanza”, per cui “bisogna aumentare il numero di cose eccellenti e buone – che pure ci sono – cercando di metterle insieme e coordinarle”. Secondo Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione con il Sud, è importante “accompagnare i giovani”, come pure “il ruolo pubblico nelle operazioni di start up delle nuove imprese giovanili”. “Per dare speranza ai giovani occorre spezzare alcuni circoli viziosi”, ha sostenuto Marco Musella, preside della Facoltà di scienze politiche dell’Università Federico II di Napoli. Sul banco degli imputati, “la circolarità tra disoccupazione e meno opportunità, disoccupazione e dequalificazione, disoccupazione e demotivazione”.
Creare sinergia. “Da questa crisi non si esce da soli, bisogna creare sinergia tra il pubblico e il privato”, ha osservato Gennarino Masiello, vicepresidente nazionale di Coldiretti, per il quale “il Sud ha grandi opportunità di crescita se si punta al binomio agroalimentare e turismo”. È importante anche “legare i prodotti Made in Italy al territorio e rendere competitiva la filiera dei nostri prodotti che devono essere di qualità e venduti al giusto prezzo”. Un invito ad “avere consapevolezza della difficile situazione, ma proprio da questa essere stimolati ad una maggiore intraprendenza sociale” è venuto da Giorgio Santini, segretario aggiunto della Cisl con delega al Mezzogiorno. Anche per il sindacalista, “le associazioni devono mettersi insieme per dare risposte alla priorità che è creare lavoro e prospettive per i giovani”.
Cittadini a tutto tondo. Edo Patriarca, segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani, in conclusione dei lavori, ha presentato alcune proposte per un futuro possibile al Sud: “Creare servizi di sostegno che accompagnino l’intrapresa personale e associata; ripartire dai nostri territori, per nuove assunzioni di responsabilità; incrementare le buone pratiche e metterle in rete; ricreare una sana connessione tra economia umana e di mercato; formare alle vocazioni imprenditoriali in modo più realistico; coltivare le competenze e le attitudini”. Per Patriarca, sono necessarie “politiche tese a creare posti di lavoro corrispondenti alle attese dei giovani; un’offerta formativa in grado di preparare profili più tecnici/professionali; un sistema di orientamento più efficace; assistenza nel passaggio dalla scuola al lavoro; un uso appropriato di stage, tirocini formativi, apprendistato”. “I giovani – ha concluso Patriarca – non devono sentirsi oggetti di politiche più o meno avvedute, ma cittadini a tutto tondo nella definizione delle scelte che riguarderanno il futuro del Mezzogiorno e del nostro Paese”.















