Pubblicato in: Gio, Ott 2nd, 2014

Le Follie Barocche di Salvatore Sava agli Olivetani

Mostra Personale/Le sculture dell’artista salentino nei chiostri dell’ex complesso conventuale. 

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Salvatore Sava, scultore, esporrà nel leccese conven­to degli Olivetani fino al 16 dicembre 2014. Il titolo della mostra, aperta da pochi giorni, è “Follie Barocche”. Il percorso espositivo comincia già nel viale che conduce al com­plesso conventuale con opere che vedono il coinvolgimen­to diretto di alcuni alberi e siepi. All’ingresso principale troviamo poi due opere: sulla sinistra “il Tronco”, sulla de­stra “Millelabbra”. Una volta entrati nel convento l’esposi­zione interessa i due chiostri a cielo aperto dove il visi­tatore è condotto attraverso un percorso fatto di elementi scultorei, ora “sassi” dipinti in giallo fluorescente ora spezzoni di corda che a tratti si appropriano delle colonne cinquecentesce dell’edificio oppure diventano elementi di una “scultura naturale”. Nel primo chiostro, quello su­bito dopo l’ingresso, lo spazio centrale a prato naturale ospi­ta l’opera dal titolo “Salento 2014”; nel secondo e ultimo chiostro, quello dove è il cele­bre pozzo con colonne tortili, il racconto dell’artista sembra amplificarsi e intensificarsi nel dare vita all’opera:“Il pianto della trozzella”. Anche in questo titolo, oltre che nel­la scelta di materiali e forme, c’è il riferimento all’ambiente naturale maltrattato. Se un tempo, infatti, la carrucola di quel pozzo (esso diventa però il simbolo per qualunque altra fonte) consentiva di issare acqua pura, adesso ciò non avviene più e di qui pertanto il pianto.

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Anche in questa se­conda installazione abbiamo un susseguirsi di elementi naturalistici d’invenzione: sassi modellati in cemento con il solito colore giallo fluorescente, alberi metallici, spighe, cespugli, fiori ora solo in metallo ora in metallo e pietra naturale e non. Inevita­bile il simbolismo di alcuni di questi elementi a cominciare dal colore dominante scelto dall’artista, il giallo fluore­scente. Tale colore usato nella installazione del primo chio­stro allude all’artificialità e a quella dei pannelli fotovoltai­ci in particolare; nel secondo chiostro, invece, lo stesso colore diventa simbolo visivo dell’avvelenamento costante del territorio. L’installazione “Salento 2014” è costituita da un insieme di 15 elementi a capanna poggianti su un ripiano lapideo tinto in giallo fluorescente. I materiali sono locali così come anche l’uso del colore nero; quest’ultimo in particolare, allude – dichia­ra lo scultore – ai trattamenti chimici di cui sempre più spesso è oggetto e vittima la pietra leccese.

Fabio A. Grasso

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