Le Follie Barocche di Salvatore Sava agli Olivetani
Mostra Personale/Le sculture dell’artista salentino nei chiostri dell’ex complesso conventuale.
Salvatore Sava, scultore, esporrà nel leccese convento degli Olivetani fino al 16 dicembre 2014. Il titolo della mostra, aperta da pochi giorni, è “Follie Barocche”. Il percorso espositivo comincia già nel viale che conduce al complesso conventuale con opere che vedono il coinvolgimento diretto di alcuni alberi e siepi. All’ingresso principale troviamo poi due opere: sulla sinistra “il Tronco”, sulla destra “Millelabbra”. Una volta entrati nel convento l’esposizione interessa i due chiostri a cielo aperto dove il visitatore è condotto attraverso un percorso fatto di elementi scultorei, ora “sassi” dipinti in giallo fluorescente ora spezzoni di corda che a tratti si appropriano delle colonne cinquecentesce dell’edificio oppure diventano elementi di una “scultura naturale”. Nel primo chiostro, quello subito dopo l’ingresso, lo spazio centrale a prato naturale ospita l’opera dal titolo “Salento 2014”; nel secondo e ultimo chiostro, quello dove è il celebre pozzo con colonne tortili, il racconto dell’artista sembra amplificarsi e intensificarsi nel dare vita all’opera:“Il pianto della trozzella”. Anche in questo titolo, oltre che nella scelta di materiali e forme, c’è il riferimento all’ambiente naturale maltrattato. Se un tempo, infatti, la carrucola di quel pozzo (esso diventa però il simbolo per qualunque altra fonte) consentiva di issare acqua pura, adesso ciò non avviene più e di qui pertanto il pianto.
Anche in questa seconda installazione abbiamo un susseguirsi di elementi naturalistici d’invenzione: sassi modellati in cemento con il solito colore giallo fluorescente, alberi metallici, spighe, cespugli, fiori ora solo in metallo ora in metallo e pietra naturale e non. Inevitabile il simbolismo di alcuni di questi elementi a cominciare dal colore dominante scelto dall’artista, il giallo fluorescente. Tale colore usato nella installazione del primo chiostro allude all’artificialità e a quella dei pannelli fotovoltaici in particolare; nel secondo chiostro, invece, lo stesso colore diventa simbolo visivo dell’avvelenamento costante del territorio. L’installazione “Salento 2014” è costituita da un insieme di 15 elementi a capanna poggianti su un ripiano lapideo tinto in giallo fluorescente. I materiali sono locali così come anche l’uso del colore nero; quest’ultimo in particolare, allude – dichiara lo scultore – ai trattamenti chimici di cui sempre più spesso è oggetto e vittima la pietra leccese.
Fabio A. Grasso

















