LE SFIDE DELLA COMUNIONE…
Formazione Permanente del Clero/Relazione finale dell’Arcivescovo D’Ambrosio al termine della tre giorni di Roca.
INCONTRARSI DA FRATELLI TRA PRETI
SERVIZIO FATICOSO
Per i presbiteri che hanno partecipato ai lavori delle tre giornate credo sia stata una esperienza arricchente e stimolante e per l’offerta dei contributi, delle provocazioni e delle opportunità e per la rivitalizzazione della comunione presbiterale con strumenti antichi ma rimessi a nuovo. È evidente un dato: perché quanto abbiamo fatto non resti un incidente di percorso da chiudere subito, dobbiamo creare le condizioni e le opportunità che diano spessore e significato nuovo alla formazione permanente. È indubbio, lo abbiamo ascoltato, ne siamo convinti: in questi ultimi decenni, e ve lo posso, e insieme a me tanti di voi avanti negli di ministero sacerdotale, confermare che il ministero presbiterale si è fatto più complesso, talvolta complicato, di sicuro esigente.
Voi presbiteri, non sto esagerando, spesso apparite affannati, disorientati! È venuto meno il mordente? Ci manca la grinta? Forse, come scrive un vescovo, “stiamo scivolando verso le sabbie mobili di una desolante tristezza?”. Anche a noi potrebbe parlare “Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro: Conosco le tue opere, la tua fatica… Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore” (Ap2,1-2.4).
MARCIRE PER DARE VITA
La conversione implica il rinnegamento di sé, un esercizio indispensabile, non troppo e forse purtroppo raro: l’accusa di sé. È stata sottolineata la necessità di un compito e di una attenzione particolare alle fasce estreme della vita sacerdotale. Impegno questo che coinvolge in prima persona me vescovo ma anche voi: stare vicino ai sacerdoti nei passaggi più delicati: l’età in particolare, ma anche l’assunzione di compiti e responsabilità nuovi. Ecco il quadro anagrafico del nostro clero: Siamo 120: dai 75 in su: 26; dai 60 ai 75: 32; dai 40 ai 60: 46; fino ai 40: 16. Per quanti sono nella terza età (dai 75 in su) dobbiamo imparare nel senso evangelico del seme che marcisce per dare vita; dobbiamo fare la scelta di chi dedica il suo tempo con le braccia alzate per implorare e intercedere per i fratelli che vivono la stagione dell’impegno pieno e del servizio. Diversamente viviamo male la stagione degli emeriti e il congedo dall’esercizio del ministero attivo potrebbe scadere da a Dio ad addio. Per le fasce attive bisogna saper coniugare e mettere insieme nella reciproca accoglienza la maturità presbiterale con l’entusiasmo dell’ingresso, ricco di attese e speranze, nel presbiterio. Abbiamo alcune iniziative molto belle di fraternità presbiterale: il percorso per i sacerdoti del 12.o, i ritiri mensili e le assemblee presbiterali, gli annuali esercizi spirituali, i martedì che impegneremo anche quest’anno con la lectio divina vicariale, per gli operatori pastorali, per un incontro vicariale, per un incontro delle zone pastorali.
UN CHIARO E FORTE IMPEGNO: INCONTRIAMOCI
Quali gli elementi per una buona formazione permanente? – A mio giudizio è indispensabile che tutto il presbiterio si riappropri della sua ‘responsabilità formativa’. Le due dimensioni a rischio sono la formazione umana e quella spirituale. – Quando la formazione umana si palesa insufficiente al termine degli anni di Seminario, si esce con una scarsa e poco chiara conoscenza dei propri limiti ma anche delle proprie risorse. Consosci te stesso è fondamentale per dominare e donare se stesso. – Per la formazione spirituale riaffermo l’esigenza di una forte esperienza di conversione: se non posso dire di avere incontrato Cristo in pienezza , dove fissare l’obbedienza, la povertà, il celibato? Se viene a mancare una solida formazione umana e cristiana come riuscire a formare il pastore?
– C’è da aggiungere una ulteriore cura e particolare attenzione: dobbiamo saperci incontrare, accogliere, darci reciproco credito e fiducia, stimarci, volerci bene. È da riscoprire per noi la pratica evangelica della ‘correzione fraterna’ che deve iniziare fin dagli anni del Seminario. In conclusione: dobbiamo uscire da queste giornate con un chiaro e forte impegno: occorre incontrarsi da fratelli e non ridurre i nostri incontri ai soliti e a volte ‘noiosi’ problemi pastorali, alle reciproche e non sempre benevole accuse, all’eccessivo carico pastorale… La sfida della comunione, urgenza pastorale e prospettiva di speranza che viene fuori dalla visita pastorale, va affrontata, accolta e perseguita con ‘santa’ ostinazione’: da questo vi riconosceranno che siete miei discepoli (Gv 13, 35).

















