Pubblicato in: Gio, Ott 16th, 2014

LE SFIDE DELLA COMUNIONE…

L’Assemblea Diocesana/Gli Operatori Pastorali nell’Aula Sinodale per conoscere e studiare il progetto pastorale. 

CHIESA DI LECCE, INSIEME E A PORTE APERTE

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Al principio del nuovo anno Pastorale, mercoledì 8 ottobre, alle ore 16.30, presso l’aula sinodale del Seminario nuovo, si è tenuta l’Assemblea Diocesana presieduta dall’Arcivescovo, mons. Domenico D’Ambrosio, alla presenza di un cospicuo numero di operatori delle varie parrocchie territoriali. Il tema è stato la presentazione a più voci della lettera del metropolita di Lecce dal titolo “La sfida della comunione”, che è un suo rendicon­tare dopo tre anni di Visita Pastorale nella comunità diocesana. Ad una bella sintesi audiovisiva del documen­to è seguita una serie di interventi, prolusivi ed esplicativi per la lettura dello stesso, a cura di mons. Luigi Manca, del prof. Marcello Tempesta, di mons. Nicola Macculi e del Vicario Generale, mons. Pierino Liquori. Le loro glosse alla lettera hanno spaziato dal nuovo modo di essere parrocchia, alle risonanze personali che lo scritto in argomento ha suscitato, all’ango­latura da cui un parroco può guardare a questa moderna frontiera Pastorale, alla modalità in cui riflettervi e agire di conseguenza. Ne è scaturito un compendio armonico, che è un vero florilegio di contributi e apporti perso­nali dei relatori, una “primavera dello Spirito e una sinfonia cromatica gioio­sa” e aperta con fiducia ad affrontare le sfide di una società apparentemente sorda e lontana dal richiamo del sacro, ma in effetti profondamente intrisa di nostalgia del suo Dio. Da qui scaturi­sce l’esigenza di una Chiesa “in stato permanente di missione” nel mondo in cui l’uomo vive, studia, soffre, im­para, lavora, di una Chiesa “in uscita” che si “impasti” con il suo gregge, non disdegnando di portarne l’odore. Occorre, cioè, che si passi dall’ascolto alla preghiera, alla partecipazione, alla condivisione, al discernimento, all’azione concreta per superare l’idea di parrocchia “distributore automatico di sacramenti” da parte di “funzionari del sacro” a una parrocchia dalla linea Pastorale “chiara, concreta e profeti­ca”.

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Tutto per una conversione dell’a­zione Pastorale già giustificata ne “Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia” del 2004, un mondo che ha “subito l’erosione del secolarismo e dell’indifferentismo religioso”. Perciò, più che “erogare” è forse necessario piantumare il bisogno di sacramenti nei diversi ambiti della società, “impiantare segnali di fre­quenza come tante antenne per captare con chiarezza le attese del mondo e spargervi il seme della fede cristia­na”. L’attenzione alle trasformazioni sociali per paradosso è la nota più inveterata della Chiesa: è l’incultu­razione della fede. Ciò la costringe a creare forme e modi per comunicare con un linguaggio comprensibile la perenne giovinezza del Vangelo, come dice il Papa “per riaccompagnare chi è rimasto ai bordi della strada”. La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione, per quell’essenzia­le che Le permette di fronteggiare le sfide della vita con le sue domande umane. Lo stile dell’uscire ecclesiale è proprio del cammino, dell’incontro con le periferie esistenziali del nostro tempo, del superare i percorsi già collaudati del cammino catechistico, dell’A.C., dei gruppi Caritas e Litur­gici, dei cori, degli Scout. È rispol­verare i linguaggi della musica, del teatro, dei social network, di internet, dell’e-mail; riscoprire l’ambiente; fare esperienza nuova nelle case, nelle piazze, nei luoghi di incontro, nelle scuole, nelle strutture sportive, negli oratori, nei teatri, negli ospedali, per­ché la gente ha bisogno di testimoni credibili, innamorati della Parola, che generino fiducia e guardino al futuro come segno provvidenziale. Pertanto, la Chiesa di Lecce si prepara a cammi­nare con parresia, ovvero franchezza, in un percorso, che la vedrà impegnata per tutto l’anno, ogni martedì, in un avvicendamento di incontri specifici per presbiteri, operatori Pastorali, Foranie, Zone Pastorali.

Sonia Marulli

IL VICARIO GENERALE/SIAMO TUTTI IN ASSEMBLEA PERMANENTE 

“Questa modalità di essere Chiesa diocesana oltre a rafforzare la nostra identità ecclesiale, sfocia in uno stile comune e fa delle nostre parrocchie luoghi dove si sperimenta la presenza di Dio che è tenerezza”.

La sfida della comunione, che dovrà essere il progetto pastorale della nostra chiesa diocesana per i prossimi anni, chiede di metterci in uno stato di riflessione continua: vescovo, presbiteri, diaconi, consacrati, laici, per vivere meglio l’essere Chiesa come comunità radunata dal Signore, par­tendo dalla celebrazione, continuando nella riflessione e nella testimonianza per ritornare alla celebrazione come esperienza di lode, di rendimento di grazie, di contemplazione, di ascol­to, di condivisione, di comunione sacramentale e di forza interiore per uscire e annunciare, condividere gioie e dolori, fatiche speranze dell’uomo in questi tempi difficili, ma certamente pieni di desiderio e di ricerca di Dio. Come essere Chiesa oggi a Lecce? L’Arcivescovo ci ha offerto delle linee nella lettera alla Comunità; dobbiamo riflettere molto su questo, e credo non sia sufficiente un’assemblea annua­le, come questa. Qui, questa sera, si pongono solo le premesse per un lavoro serio che dovremmo fare per un anno intero; un lavoro gioioso, perché è bello che i fratelli stiano insieme; un lavoro che esprima il senso della correspon­sabilità di tutte le vocazioni; un lavoro che dovrebbe essere risposta concreta alla parola di Dio e alla sete di infinito che è nel cuore di ogni persona che vive nel nostro territorio. La solleci­tazione coraggiosa che il vescovo ha messo nelle nostre mani dopo aver visitato la nostra Chiesa: “La sfida della comunione”, ci chiede tanta disponibi­lità, molta preghiera, tanta riflessione e non solo dei sacerdoti, parroci o non, ma di tutto il popolo di Dio. Credo sia necessario entrare in uno stato di assemblea permanente nelle parroc­chie, nelle foranie e nel presbiterio per riscoprire la bellezza dell’essere Chiesa in cammino con l’uomo; la fatica e la gioia di essere una chiesa itinerante come il suo Maestro. Penso che la forania non sia da vedere come una suddivisione strategica della Chiesa locale in un determinato suo territorio per determinare una maggiore efficacia pastorale, ma come soggetto pastorale in un determinato ambiente della chiesa diocesana. Lo spirito della lettera del vescovo è quello di far crescere il senso della comunione. Questo potrà avvenire non solo all’interno delle parrocchie, ma soprattutto se queste, abbandonando ogni pretesa di autosufficienza, si colle­gano concretamente tra loro attraverso la realtà foraniale e zonale. Lo stato di assemblea permanente permette a que­sti luoghi pastorali di essere protagoni­sti di una chiesa radicata maggiormente nel territorio, attenta ad esso e, guidata dallo Spirito, essere più capace di servi­re l’uomo che vive in esso. Potremmo definirle vero luogo teologico nel quale il Signore, presente, parla per il bene della sua gente. La forania, e l’assem­blea in essa, non sono allora una sorta di strategia pastorale più moderna, ma il modo di essere Chiesa del Signore che ascolta lo Spirito il quale parla lì dove l’uomo vive, spera, ama, soffre e sogna. I discepoli di Cristo incon­trandosi in questi luoghi, pregando, ascoltandosi, riflettendo, individuando i problemi, cercano di rispondere ai bi­sogni; saranno in permanente contem­plazione di Dio e testimonieranno la passione del Signore per il suo popolo nella originale realtà di quel determi­nato luogo geografico, antropologico, spirituale e teologico.

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Da qui nasce il bisogno di costituirsi in assemblea per­manente. Il vivere inoltre in uno stato di assemblea, come momento ecclesiale di incontro con il Signore, è una modalità per affermare la nostra la identità e la consapevolezza della nostra missione, in un contesto di comunione e di parte­cipazione. In questo stato di assemblea si dovrebbe mettere in comune la nostra realtà di chiesa di Lecce e trovare i cammini per andare avanti, scoprendo nuove espressioni di evangelizzazione. Lo stato di assemblea dovrà essere un tempo durante il quale decidere e mette­re a punto. Dobbiamo posare lo sguardo sul popolo santo di Dio per vedere le sue ferite, le sue fragilità e lì scoprire il voto di Cristo.. Ciò è possibile se andiamo al Vangelo evitando di cercare soluzioni facili, rapide e prefabbricate; lasciandoci illuminare, trasformare dalla preghiera e dal confronto con gli altri; permettendo a Dio di parlarci in un modo nuovo e non attraverso ricette già sperimentate. Riusciremo a trasmettere la tenerezza del Padre solo nella misura in cui si rinnova e cresce il nostro fervore apostolico di testimoni dell’amore di Colui che ci ha amato e ha dato se stesso per noi. Questa moda­lità di essere Chiesa diocesana oltre a rafforzare la nostra identità ecclesiale, a sua volta sfocia in uno stile comune e fa delle nostre parrocchie luoghi dove si sperimenta la presenza di Dio che è tenerezza. Si tratta di cammi­nare insieme, pastori e gente. “Pastori con l’odore delle pecore”. In questa visione di chiesa in assemblea, i pastori dovranno armonizzare i vari contributi che lo Spirito suscita nelle persone, nei diversi gruppi parrocchiali, associa­zioni, movimenti e battezzati che non appartengono a nessuna istituzione. Dobbiamo coinvolgerci per evangeliz­zare; il che vuol dire mettere la Chiesa sulla strada in contatto con le realtà quotidiane anche se dure. “Una chiesa dalle porte aperte non solo per accoglie­re, ma in particolare per andare fuori” (Papa Francesco). Questo implica dei rischi per la chiesa, ma “colui che esce e corre si espone ad avere un incidente, ma preferisco una chiesa incidentata a una chiesa malata nell’atmosfera viziata del suo rinchiudersi in se stessa” (Papa Francesco).L’ascolto del Signore si fa anche nell’ascolto della realtà con uno spirito profetico. Pensiamo a ciò che ha detto il convegno di Verona. Per questo non possiamo essere osservatori asetti­ci, imparziali mentre ci ascoltiamo, ma uomini e donne appassionati del Regno. Non possiamo guardare la realtà che in termini di missione. Bisogna avere la missione come chiave interpretativa di tutta l’azione pastorale; far sì che la dimensione missionaria prenda parte a pieno titolo dei contesti della pastorale ordinaria. Solo da uno stato di assemblea permanente si può passare ad uno stato di missione permanente a cui l’Arcivescovo ci invita. Siamo chia­mati conseguenzialmente ad assumere un’attitudine di permanente conver­sione pastorale che comporta l’ascolto con l’attenzione e il discernimento di quello che lo Spirito va dicendo alla Chiesa, attraverso i segni nei quali Dio si manifesta. Questa modalità di essere Chiesa permette di essere segno più chiaro della comunione trinitaria appas­sionata dell’uomo e della sua salvezza. È necessario iniziare a percorrere strade nuove per evitare, nonostante la perenne novità del Vangelo, di perdere il treno della storia. Dio, nell’episodio di Giona, ci insegna a non aver paura di uscire dai nostri schemi per seguire lui che va sempre oltre.

Pierino Liquori

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