Le sfide della fedeltà/Dignità umana e relazioni autentiche
In una stagione storica come la nostra caratterizzata da rapidi cambiamenti in tutti gli ambiti del vivere sembra non avere senso ritenere ancora la fedeltà un valore. Ma, proprio perché sperimentiamo una profonda trasformazione che investe ogni aspetto dell’esistenza, dobbiamo interrogarci su ciò che può dare una direzione di marcia ai mutamenti in atto costituendo nello stesso tempo il solido fondamento di essi.
A molti di noi appare improponibile parlare di impegni che si proiettino oltre l’oggi perché domani potremmo non avere lo stato d’animo che abbiamo in questo momento. Certo, possono determinarsi situazioni non previste, ma questo giustifica il ridurre la nostra vita a frammenti privi di significato? Così, è ovvio che le nostre idee e le nostre valutazioni della realtà possono modificarsi nel tempo perché siamo soggetti pensanti, ma questo autorizza il rifiuto di scelte che richiedono un impegno costante che comporta inevitabili, dolorose rinunce, ma che esalta la nostra umanità? “Ogni fedeltà è fedeltà a se stessi” ha sostenuto G. Marcel.
Scegliere ciò che vale in sé e, di conseguenza, lasciarsi coinvolgere pienamente da ciò che si è scelto significa fare esperienza di libertà vera. Ciò però richiede che l’io non si identifichi con il suo presente immediato, sia cioè capace diriconoscere la differenza fra sé e la sua attuale condizione. Solo se ciò si verifica siamo in grado di promettere, di impegnarci, di essere fedeli, in definitiva, di dire dei “sì” convinti e dei “no” altrettanto fermi. Occorre allora rivedere l’interpretazione oggi tanto diffusa della vita, considerata una serie di momenti “presenti” sui quali non abbiamo alcun potere di intervento. Non è vero che siamo inchiodati da un destino a cui non si può sfuggire. L’emergenza storica nella quale ci troviamo richiede invece che tutte le energie umane siano disponibili per introdurre nella realtà orientamenti di vasto raggio e di lungo termine.
Ciò comporta accettare il rischio e la fatica della fedeltà. Non la fedeltà a schemi e dogmi ideologici che gli eventi degli ultimi decenni hanno già con evidenza sbriciolato, ma la fedeltà viva, creatrice, sostanziata d’amore che promuove la dignità umana e rende positive, autentiche le relazioni con me stesso, con il mondo, con gli altri.
Dobbiamo, infatti, ricordare che non c’è fedeltà che non implichi relazioni interpersonali e questo esige che liberiamo il terreno da atteggiamenti di chiusura, suggeriti da presunta superiorità, per metterci effettivamente “nei panni dell’altro” considerando il suo punto di vista e rispettando le sue idee. L’altro deve sempre essere per me il “tu” vivo, non l’ “esso” di cui posso servirmi.
Lilia Fiorillo
Docente















