Pubblicato in: Lun, Apr 30th, 2012

Le tasche dei ragazzi tra avidità e calcolo

Giovani e denaro/Indagine: I soldi non sono un disvalore perchè possono essere utili per realizzare  progetti importanti. I risultati di una ricerca promossa  sul rapporto tra l’uso dei soldi e le nuove generazioni.

“Un drago senza confini”. Così suor Giuliana Galli, vicepresidente della Compagnia San Paolo di Torino, ha definito l’avidità di denaro. L’avidità è come un drago insaziabile. Il denaro non deve essere demonizzato e considerato “un disvalore” perché può essere utile per realizzare progetti a favore di persone in stato di bisogno, come ad esempio per coloro che hanno problemi di salute mentale ed immigrazione. “L’amore, da solo, non può cambiare il mondo”, rimanendo tuttavia in guardia dal pericolo di trasformare il denaro da potere che va esercitato in un dominio, sostiene la religiosa nel corso dell’incontro “Il denaro: un fine o un mezzo?”, promosso dall’associazione Athenaeum Nae e dall’Università Luiss Guido Carli nell’ambito del progetto “Quale Europa per i giovani?”. Che cosa siamo disposti a fare per avere un po’ più di denaro? E ancora: accumulare denaro e beni non può toglierci un po’ il gusto delle cose? È convinto di sì il direttore della Stampa Mario Calabresi, “perché il gusto vero si prova solo in ciò che si conquista; raggiungere un proprio sogno è ciò che nutre sul serio. Viviamo in un’abbondanza che mai si è avuta prima nella storia italiana, ma si dà tutto per scontato e non si fa che pensare alla crisi e all’incertezza per il futuro”. Non è solo una sensazione ed egli, dati alla mano, parla degli anni ‘50 e ‘60 in cui la mortalità infantile era ancora elevata, poche famiglie mangiavano carne regolarmente, molti non avevano il bagno in casa. E rammenta le difficoltà della propria famiglia dopo l’assassinio del padre per mano del terrorismo. Eppure, assicura, “certe mancanze non venivano vissute come disagi. Stare in difesa per paura di perdere qualcosa è davvero un errore”. Questi sono i problemi di una borghesia media; ma nelle situazioni più estreme, dove la miseria può persino portare a prostituirsi, la ricerca di denaro si traduce addirittura in una svendita della dignità umana. Avere il senso della storia può aiutare: è importante ricordare i disagi passati per relativizzare quelli presenti e progettare il futuro. Se siamo appiattiti su un continuo presente, illusione prodotta anche dal flusso continuo dell’informazione, pensiamo che solo ‘il qui e ora’ abbia valore e non siamo in grado di operare scelte lungimiranti. Ci sono cose che procurano vantaggi immediati ma danni futuri mentre, se si sa attendere, ci rendiamo conto che non tutto ciò che ha valore dà un frutto.

Giovani e autostima/I colori della solidarietà

Interesse, sorpresa e impegno sono viceversa i “colori” dell’empatia. Tramite l’empatia si può sperimentare fiducia e accettazione incondizionata. Più difficile è “empatizzare” con la gioia degli altri, i loro successi, le emozioni positive. A paralizzare la nostra intelligenza emotiva è l’invidia.

Giovani e impegno/Relazioni vere

L’indifferenza e la mancanza di relazione e compartecipazione si esprimono e si affermano attraverso un lessico provocatorio noto, che non solo manifesta indifferenza, ma addirittura la suscitano, la ispirano. Parole magiche ma di effetto nefasto: pian piano, nel ripeterle spesso e per abitudine, finiscono con il suggestionarci, col condizionare la nostra visione del mondo, il nostro livello di sensibilità. E il sentimento che le accompagna è spesso la noia, amica inseparabile dell’indifferenza.

Giovani e crisi/Felicita “nella decrescita”

“Non è facile – spiega la psicologa Chiara Volpato, docente all’ateneo Bicocca di Milano – saper distinguere tra desideri reali, che ci appartengono, e desideri indotti dagli altri, dall’ambiente o dai media cui ci conformiamo. I media hanno un grande peso sul nostro grado di avidità. Chi sceglie che cosa comprare e cosa no? Certe spese sono valide, altre meno: mi sento libero di selezionare? Forse ha ragione chi parla di una felicità nella decrescita”. La disuguaglianza sociale pone, inoltre, in primo piano il tema dell’invidia sociale e del vergognarsi del proprio stato. È difficile
in un contesto di abbondanza essere in grado di dire ad un altro: ‘No, questo non posso permettermelo’ senza provare disagio o frustrazione. Il problema non è tanto il bisogno di avere più soldi, ma il bisogno di far vedere che li ho.

Giovani e cultura/Saper sostenere uno sguardo…

Siamo tutti dotati della facoltà di empatia. Sembra proprio che i nostri cervelli siano dotati di circuiti neuronali detti ‘specchio’, che consentono automaticamente di stare in relazione con gli altri. Il fatto è che l’empatia non è esclusivamente una questione di cervello ma anche di cuore e di ‘sentire’. Essere in relazione con gli altri non implica aver davvero interesse per loro. Si può addirittura essere solidali, cortesi con le vite degli altri, eppure essere lontani, non sapere sostenere uno sguardo che casualmente si appunta su di noi o evitare il contatto. Diverso è quando qualcuno riesce a entrare realmente nella nostra vita e riusciamo a immaginare ciò che prova, come si sente, al di là di ogni classificazione e giudizio. Quando accade, sono i nostri sensi fisici a essere coinvolti: ascoltiamo, vediamo, tocchiamo, senza mediazione alcuna. Le relazioni umane per essere autentiche comportano sforzo e fatica; per questo spesso non siamo disponibili ad averne. È però anche da questo lavoro attento che traiamo nutrimento e vita, e non soltanto dalla produzione di ricchezza e idee, o dagli scambi formali.

Giovanna Pasqualin Traversa

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