Lecce, B più vicina se batti il Perugia
Lega Pro/Big Match al Via del Mare. C’è la Capolista.
Un punto in meno dal Frosinone, uno in più dal Perugia. Il pareggio di Catanzaro ha stabilito queste nuove distanze fra il Lecce e le due battistrada del girone B della prima Divisione di Lega Pro. Ma il pari contro i calabresi ha decretato soprattutto la mancata conquista delle sesta vittoria di fila, interrompendo così il bel filotto di cinque successi che avevano consentito al Lecce di ritornare ad essere una “grande” del campionato. Senza portarla per le lunghe, lo 0-0 rimediato al “Ceravolo” di Catanzaro ha giovato a metà al Lecce. La vittoria, così come tutti s’aspettavano, non solo avrebbe accorciato a sole tre lunghezze il distacco dal Frosinone ed a cinque dal Perugia, ma avrebbe avuto il significato di un altro segnale di forza della squadra salentina impegnata nella corsa verso la scalata al primo posto, iniziata con l’arrivo di mister Lerda.
Niente vittoria a Catanzaro, dunque, ma speranze di successo finale ancora intatte. “Avremmo voluto vincere – ha dichiarato Franco Lerda – ma non è stato facile e semplice manovrare contro una squadra che ha giocato a favore di vento e con tutti i suoi uomini dietro la linea della palla. Tutto questo, nel primo tempo. Durante la ripresa, siamo stati costretti a giocare 10 contro 11 per l’espulsione di Papini, una decisione che non ho intenzione di commentare. Pur in inferiorità numerica, abbiamo avuto una considerevole supremazia a centrocampo, ma il Catanzaro non ci ha permesso di far gol perché ci ha chiuso tutti i varchi”. Insomma, secondo Lerda, si sarebbe trattato di un pareggio scaturito da una serie di circostanze avverse, non ultima quella delle avversità atmosferiche ed ambientali. Noi, a queste cause, ne aggiungiamo altre, tra cui la scarsa penetrazione offensiva, determinata da un atteggiamento troppo prudente e da un limitato impiego di uomini-gol.
Intendiamoci, contro il Catanzaro (quarta forza del campionato) il Lecce poteva vincere, ma poteva anche perdere. Aver conquistato un punto, e per giunta in inferiorità numerica, deve essere considerato un atto di forza e di solidità della squadra leccese, ora più che mai meritevole del terzo posto alle spalle del Frosinone e del Perugia. Plaudiamo, quindi, alla forza d’animo ed al coraggio dimostrati dal Lecce nell’inferno dello stadio “Ceravolo” di Catanzaro, dove il fattore ambientale ha molto spesso avuto la meglio sui valori tecnico-tattici degli avversari. Il Lecce è riuscito a superare bene l’ostacolo-ambiente ostile, ma ancora una volta è stato costretto a concludere la partita in inferiorità numerica per l’espulsione di Papini, in verità inventata dall’arbitro Rapuano, apparso non all’altezza del compito assegnatogli dal designatore Farina. Errori arbitrali a parte, il Lecce per continuare la corsa verso l’alta classifica avrà bisogno di nervi saldi e della volontà di non arrendersi mai.
È finita senza gol la sfida di Catanzaro e, alla fine, al Lecce è andata bene anche così. Adesso, però, c’è da pensare a domenica prossima. Vale a dire, alla supersfida contro la capolista Perugia. Dopo tanta attesa, ecco la gara che potrà cambiare il corso del cammino del Lecce verso la B. Ora gli umbri hanno sette punti di vantaggio sui giallorossi ed in virtù di questo vantaggio avranno la possibilità di giocare per due risultati: vittoria o pareggio. Non così per il Lecce che, al contrario, dovrà assolutamente non perdere, ma anzi dovrà fare in modo di vincere, riducendo così il distacco a sole quattro lunghezze. “Ad un Perugia così continuo – ha detto l’ex tecnico leccese Serse Cosmi, un tecnico che conosce molto bene la squadra allenata da Camplone – non sarà facile e semplice recuperare sette punti. Certo, domenica, il Lecce dovrà giocarsi la gara a viso aperto, cercando di vincere. Ma dovrà stare anche molto attento a non perdere. Recuperare 10 punti, sarebbe praticamente impossibile. Comunque, complimenti al mio vecchio Lecce: dall’arrivo di Lerda sta disputando ottime partite, conquistando meritate vittorie e validi consensi”.
Umberto Verri
















