Città della Cultura. Ma inaccessibile
“Lecce bella e gentile” si scriveva negli anni ’60 del secolo scorso. Oggi potremmo confermare queste parole (perché molto si è fatto) ma dovremmo anche aggiungere a volte “inaccessibile” ai disabili. E ciò soprattutto nel tentativo di visitare alcuni suoi monumenti come ad esempio il Sedile, edificio pubblico di proprietà del comune leccese. Questo (e valga da esempio per tutto il resto dei casi anche in provincia) che fra tutti è il monumento più importante per la storia civile della città, è stato restaurato ed inaugurato il 6 maggio 2011. A renderlo inaccessibile oggi è tutta una serie di gradini che lo separano da piazza Sant’Oronzo. Cinque gradini, a tratti sette; per alcuni, però, anche solo un gradino rappresenta una montagna, ricordiamolo. Nonostante le numerose segnalazioni attraverso il canale informale di Facebook tutti sono stati insensibili a questo problema. E nell’indifferenza generale di politici (senza eccezione) ed amministratori, il Sedile – utilizzato dal Comune di Lecce anche per pubbliche mostre – dal 6 maggio 2011 è accessibile solo ad alcuni cittadini. Perché? Perché devono esserci cittadini diversi dagli altri? Lo stesso problema di inaccessibilità lo abbiamo anche per l’Anfiteatro Romano. L’accessibilità ai luoghi pubblici, ricordiamolo, è garantita per legge; non è chiaro perché quindi il Sedile di Lecce ad un anno oramai dalla sua riapertura al “pubblico” non sia a norma. E che dire poi dei pannelli informativi in Braille relativi ai singoli monumenti? Quella di concepire la difficoltà, l’alterità altrui nel vivere la città, i suoi spazi, i suoi monumenti dovrebbe essere un patrimonio, un dovere (verrebbe da dire) di tutti e verso tutti. Una città, come Lecce, che aspira al titolo di luogo della cultura nel 2019, dovrebbe farsi carico di questaalterità umana che non è un limite ma un dono che arricchisce tutti. Percepire l’altrui difficoltà nel vedere, nel camminare, nel parlare, etc, non richiede titoli accademici o meglio ne richiede uno soltanto: una laurea in umanità.
Fabio Grasso















