Pubblicato in: Gio, Nov 28th, 2013

Lecce, il Salento e le Statue Vestite

Issr di Lecce/I risultati di una ricerca condotta da Francesca Polselli per conseguire la Laurea Magistrale in Scienze Religiose.

Le Chiese leccesi con­servano la testimo­nianza viva di un rito cultuale che affonda le sue radici in un an­tico passato. Per capire meglio il fenomeno della statuaria sa­cra, abbiamo nuovamente in­terpellato il testo “Statue vesti­te e pratiche devozionali nella città di Lecce (secc. XVIII-XX)” redatto da Francesca Polselli che ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Religiose.

Quali sono i primi cenni storici relativi alle statue vestite?

Le prime testimonianze di sculture predisposte ad essere rivestite di tessuti risalgono al II secolo d.C. nella Grecia arcaica, dove venivano utiliz­zate per rappresentare le di­vinità. Vi sono esempi simili anche in epoca romana e nel mondo etrusco. Gli esempi più antichi risalgono al Medioevo ed erano spesso patrimonio di una classe predominante, lai­ca e religiosa, che ostentava il proprio potere rivestendole d’abiti ricchi e preziosi, il cui valore economico poteva esse­re superiore persino ai gioielli. La diffusione di questi manu­fatti, su larga scala in tutto il mondo cattolico, si ha a parti­re dalla seconda metà del Cin­quecento, dopo che il Concilio di Trento ridefinisce le norme e le forme della devozione.

Qual era la posizione del Concilio?

Nella XXV e ultima sessio­ne, si affermava che nell’uso delle immagini sacre doveva essere bandita ogni supersti­zione, ogni ricerca di denaro ed ogni indecenza, per far si che il popolo non si potesse abban­donare ad una falsa fede. La statuaria popolare serviva ad uniformare i sentimenti religio­si dei fedeli e a guidarli verso la meditazione dei temi sacri. La tradizione della statuaria cultuale, legata ad una visione antropomorfa della divinità, si trasferisce gradualmente dal mondo classico antico nel­la religione cristiana, fino ad acquisire una rilevanza fon­damentale ai fini del rapporto tra il credente e il trascendente. Nel cattolicesimo, dove tutto di­venta oggetto di raffigurazione, la statuaria assume un ruolo di prim’ordine.

Quale, invece, il ruolo del­la città di Lecce?

Nell’ambito del folklore popolare la devozione verso le statue è fortemente radicata, sopratutto nelle aree che furo­no sotto la dominazione spa­gnola. Gli storici motivano la persistenza del fenomeno nelle zone che hanno subito meno le influenze dell’illuminismo cristiano, con la maggiore in­cidenza delle confraternite e con la tendenza, tipica delle aree geograficamente periferi­che, ad essere maggiormente conservatrici. Ad oggi, nelle chiese leccesi, sono presenti ancora le statue raffiguranti la Vergine, in tutte le sue forme mentre, quasi completamente scomparse sono le statue raf­figuranti i Santi. Sempre molto venerate sono le Madonne tito­lari di confraternite, in parti­colare del Rosario, del Carmi­ne e le Immacolate.

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