Lecce/Scuola cattolica, quella marcia in più
A COLLOQUIO CON LA SUPERIORA DELL’ISTITUTO MARCELLINE DI LECCE…
“LA NOSTRA VOCAZIONE: CURARE LA QUALITÀ DELL’INSEGNAMENTO”
Non pensa che la contrapposizione tra “scuola pubblica” e “scuola paritaria” sia indice di ignoranza giuridica e pregiudizi?
La contrapposizione tra scuola pubblica e scuola paritaria è storia ancestrale; pensiamo, invece, alla scuola come un servizio indispensabile per la società: la scuola è una e le famiglie dovrebbero poter scegliere liberamente dove iscrivere i propri figli, sceverando in base ai principi della famiglia e all’offerta formativa della scuola. Sono disponibili varie pubblicazioni che hanno studiato il costo di ogni alunno per lo Stato e quanto esso risparmi per ogni alunno iscritto alla scuola paritaria, per cui nel suo interesse dovrebbe aiutare le scuole paritarie a sopravvivere!
Le scuole paritarie sono accusate di “regalare” i diplomi agli studenti. Questo pensiero è assai diffuso. Come controbattere?
Semplicemente con i fatti, mantenendo la scuola paritaria ad un alto livello, preparando adeguatamente gli alunni. Credo comunque che sia compito dell’Ufficio Scolastico vigilare che non sopravvivano i cosiddetti “diplomifici”, i quali rischiano di essere confusi con la scuola paritaria a danno di chi lavora seriamente alla formazione dei giovani.
Il dono più grande di Papa Francesco è additarci la via per rimettere al centro del lavoro educativo la “persona” dei ragazzi, la loro formazione integrale, perché non cadano nelle trappole consumistiche e capiscano meglio i valori di riferimento, come l’onestà, la speranza. Cosa ne pensa?
Le parole di Papa Francesco sono chiarissime nell’indicarci il cammino, nella fatica quotidiana dell’educare, o abbiamo i punti fermi essenziali o perdiamo il nostro tempo e le nostre energie. Per noi Marcelline è anche questione di fedeltà al carisma di fondazione: il Beato Luigi Biraghi, fondando l’Istituto nel 1838, ci ha dato principi chiari, mosso dal desiderio di riparare con l’educazione al “guasto del tempo”… Quanti “guasti” sperimentiamo noi nel nostro tempo e di quanti sono vittima i ragazzi e le famiglie. I ragazzi hanno bisogno di trovare o meglio di vedere dei punti di riferimento, e questi dobbiamo essere noi educatori.
Gli insegnanti non hanno forse una vocazione che va curata sia negli aspetti personali-motivazionali sia negli spetti disciplinari e didattici?
Nel nostro mondo in rapida evoluzione, si parla della necessità di formazione continua in qualsiasi campo, tanto più la formazione degli insegnanti deve essere sempre aggiornata non solo dal punto di vista culturale, didattico, quanto nell’aspetto umano. I ragazzi che educhiamo molte volte vivono situazioni di fragilità familiare, emotiva, sofferenze varie, sono in aumento i bambini che richiedono cure speciali per l’apprendimento… agli insegnanti è richiesta una grande “creatività” per avere l’approccio corretto per ogni alunno! Chi sceglie di fare l’insegnante deve sapere che non è una semplice opportunità di lavoro, ma questo “mestiere” cambia la nostra vita, è a tempo pieno; dobbiamo essere disponibili all’accoglienza, all’ascolto, alla comprensione. Mi piace a questo proposito ripetere le parole del Biraghi che, parlando alle suore dei giovani, diceva: “Sappiano che volete loro bene”.
L’educazione non è un compito anche dei genitori, una straordinaria e affascinante avventura?
Senza dubbio i primi educatori sono i genitori e nella crescita dei bambini i buoni risultati sono evidenti quando c’è effettiva collaborazione tra scuola e famiglia, quando i bambini sentono le stesse linee educative. Purtroppo, spesso constatiamo molta incertezza e confusione nei genitori, che per motivi diversi non riescono a star dietro ai figli e sovente concedono troppo per farsi perdonare il poco tempo che dedicano a loro.
A cura di Loredana Marulli
















