Pubblicato in: Sab, Ago 30th, 2014

Lecce/Scuola cattolica, quella marcia in più

A COLLOQUIO CON LA SUPERIORA DELL’ISTITUTO MARCELLINE DI LECCE…

“LA NOSTRA VOCAZIONE: CURARE LA QUALITÀ DELL’INSEGNAMENTO”

Non pensa che la contrapposizione tra “scuola pubblica” e “scuola paritaria” sia indice di ignoranza giuridica e pre­giudizi?

La contrapposizione tra scuola pubblica e scuola paritaria è storia ancestrale; pen­siamo, invece, alla scuola come un servizio indispensabile per la società: la scuola è una e le famiglie dovrebbero poter scegliere liberamente dove iscrivere i propri figli, sceverando in base ai principi della famiglia e all’offerta formativa della scuola. Sono disponibili varie pubblicazioni che hanno studiato il costo di ogni alunno per lo Stato e quanto esso risparmi per ogni alunno iscrit­to alla scuola paritaria, per cui nel suo interesse dovrebbe aiutare le scuole paritarie a sopravvivere!

Le scuole paritarie sono accusate di “regalare” i di­plomi agli studenti. Questo pensiero è assai diffuso. Come controbattere?

Semplicemente con i fatti, mantenendo la scuola pa­ritaria ad un alto livello, preparando adeguatamente gli alunni. Credo comunque che sia compito dell’Ufficio Sco­lastico vigilare che non sopravvivano i cosiddetti “diplo­mifici”, i quali rischiano di essere confusi con la scuola paritaria a danno di chi lavora seriamente alla formazio­ne dei giovani.

Il dono più grande di Papa Francesco è additarci la via per rimettere al centro del lavoro educativo la “persona” dei ragazzi, la loro formazione integrale, perché non cadano nelle trappole consumistiche e capiscano meglio i valori di riferimento, come l’one­stà, la speranza. Cosa ne pensa?

Le parole di Papa Francesco sono chiarissime nell’in­dicarci il cammino, nella fatica quotidiana dell’educare, o abbiamo i punti fermi essenziali o perdiamo il nostro tempo e le nostre energie. Per noi Marcelline è anche que­stione di fedeltà al carisma di fondazione: il Beato Luigi Biraghi, fondando l’Istituto nel 1838, ci ha dato principi chiari, mosso dal desiderio di riparare con l’educazione al “guasto del tempo”… Quanti “guasti” sperimentiamo noi nel nostro tempo e di quanti sono vittima i ragazzi e le famiglie. I ragazzi hanno bisogno di trovare o meglio di vedere dei punti di riferimento, e questi dobbiamo essere noi educatori.

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Gli insegnanti non hanno forse una vocazione che va curata sia negli aspetti personali-motivazionali sia negli spetti disciplinari e didattici?

Nel nostro mondo in rapida evoluzione, si parla della necessità di formazione continua in qualsiasi campo, tan­to più la formazione degli insegnanti deve essere sempre aggiornata non solo dal punto di vista culturale, didattico, quanto nell’aspetto umano. I ragazzi che educhiamo mol­te volte vivono situazioni di fragilità familiare, emotiva, sofferenze varie, sono in aumento i bambini che richiedo­no cure speciali per l’apprendimento… agli insegnanti è richiesta una grande “creatività” per avere l’approccio corretto per ogni alunno! Chi sceglie di fare l’insegnante deve sapere che non è una semplice opportunità di lavoro, ma questo “mestiere” cambia la nostra vita, è a tempo pieno; dobbiamo essere disponibili all’accoglienza, all’a­scolto, alla comprensione. Mi piace a questo proposito ri­petere le parole del Biraghi che, parlando alle suore dei giovani, diceva: “Sappiano che volete loro bene”.

L’educazione non è un compito anche dei genitori, una straordinaria e affascinante avventura?

Senza dubbio i primi educatori sono i genitori e nella crescita dei bambini i buoni risultati sono evidenti quando c’è effettiva collaborazione tra scuola e famiglia, quan­do i bambini sentono le stesse linee educative. Purtroppo, spesso constatiamo molta incertezza e confusione nei ge­nitori, che per motivi diversi non riescono a star dietro ai figli e sovente concedono troppo per farsi perdonare il poco tempo che dedicano a loro.

A cura di Loredana Marulli

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