Lecce/Una Supplica alla Regia Udienza per salvare il campanile pericolante
Dall’archivio del Capitolo Cattedrale…
Il Procuratore Generale del Capitolo e Clero della citta di Lecce in data 21 gennaio 1574 invia una lettera, o meglio una “supplica” (Archivio del Capitolo Cattedrale di Lecce, Mazzo XX n. 205), alla Regia Udienza, nella quale evidenzia i problemi e i pericoli che minacciano il Campanile della Cattedrale, citando le fessure dalle quali cadono pietre. Sottolinea altresì come, in virtù di tale situazione, siano stati chiamati a consulto, da parte di mons. Vicario, esperti quali mastri e i fabricatori più importanti della città, ed essi, con solenne giuramento, attestarono la gravità della situazione, riportandola in una relazione; in particolare citano il pericolo di crollo nel caso in cui non si intervenisse sollecitamente, e aggiungono come tale evento potrebbe comportare un alto costo in termini di vite umane, senza dimenticare l’impossibilità di un’opera successiva di ripristino.
Si continua ponendo l’accento sul fatto che, se cadessero le campane e si distruggesse l’organo, costati più di duemila scudi, i danni sarebbero irreparabili e irrimediabili. Si evidenzia, circa i danni presenti e futuri come, essendo la suddetta Chiesa fruita da tutto il popolo oltre che dai preti e dai chierici, alle riparazioni e alla sua messa in sicurezza sia obbligato il Municipio.
Guardando il documento in maniera più approfondita e analitica, relativamente alla sua forma originale, è possibile notare alcuni passaggi significativi: al principio si sottolinea l’insidia costituita dalla circostanza che “essendovi oculatamente il manifesto pericolo e rovina che minaccia il campanile della Cattedrale Chiesa di questa Città”; si prosegue evidenziando come “mastri regi et altri esperti et fabricatori principali di detta città (…) per solenne giuramento, fatta la qui inclusa relatione, la sopradetta chiesa minaccia di cascare (…), ammazzarvi quanti in detta chiesa si trovarebbero, perché la detta chiesa sta fabricata sopra aredi, li quali stanno appoggiati sopra colonne, cascando una di dette colonne cascarebbe tutta la chiesa senza speranza di mai più ripararli”. Circa il valore del documento è possibile individuare pochi concetti ma importanti.
Intanto, in primis l’attenzione verso le condizioni della costruzione, non solo in relazione alla situazione presente ma anche in prospettiva futura: l’attenzione, da una parte, verso le eventuali perdite di vite umane, e dall’altra la volontà di impedire che si verifichino danni o guasti non riparabili ne recuperabili. In secondo luogo l’affermazione della competenza delle riparazioni spettanti al Municipio in quanto la chiesa medesima è usufruita dal popolo oltre che dai religiosi, intrecciando al concetto di uso quello del valore simbolico e cultuale della costruzione medesima, per la città e per coloro che la popolano.
Giacomo Cominotti
















