Pubblicato in: Gio, Giu 18th, 2015

Lega Pro/“Lasciare la Serie C è più difficile che conquistare la A”

A colloquio con Eugenio Fascetti, Allenatore della squadra che trent’anni fa per la prima volta approdò in Serie A.

Fascetti

Vendita del Lecce: siamo davvero alla stretta fina­le? O ancora siamo nel campo delle cordate che esistono solo sulla carta? O dovremo sentir parlare ancora di personaggi che voglio acquistare il Lecce solo a parole? Ce n’è per tutti i gusti, come si può notare. Tuttavia, nonostante numerose perplessità, in questa settimana, potrebbe davvero verificarsi il tanto atteso “habemus papam”. E cioè che il Lecce, dopo tre anni di gestione Tesoro, stia per pas­sare nelle mani o del gruppo romano, del quale fanno parte personaggi di valore come Massimo Pessina, Vin­cenzo Onorato ed il salentino (è di Galatone) Enrico Tundo. Una cordata affidabilissima e solidissima, il cui trait d’union con la famiglia Tesoro è rappresentato dall’avv. Saverio Stic­chi Damiani, professionista serio e competente. Una cordata che, stando ad indiscrezioni molto attendibili, fra martedì e giovedì , potrebbe diventare proprietaria unica del Lecce, anche alla luce delle referenze sul suo buon stato di salute, riscontrato dal prof. Stefano Adamo, professore di Econo­mia Aziendale presso l’Università del Salento, dopo l’attenta lettura relativa alla documentazione sulla situazione patrimoniale della società giallorossa. Ma anche due altri imprenditori sareb­bero pronti a rilevare il Lecce. Uno di questi è Giancarlo Mazzotta, Sindaco di Carmiano. Il secondo è l’armatore napoletano Vincenzo Onorato, Pre­sidente della Moby Lines spa. Spe­riamo bene e come suol dirsi : se son rose fioriranno e per giunta in questa settimana. Un momento delicatissimo, quindi, per le sorti della società giallorossa. E, per giunta, nell’anno del ricordo più bello della vita del Lecce. Difatti, il 16 giugno di quest’anno, la squadra lecce­se ha festeggiato 30 anni della prima, storica promozione in serie A. Era, infatti, il 16 giugno del 1985, quando il Lecce, grazie al gol di Alberto Di Chiara (pareggiato due minuti dopo da Saini), riuscì a centrare il traguar­do del salto in serie A. . Era il Lecce dei Pionetti e Negretti , Vanoli, S. Di Chiara, Enzo, Raise, Rossi, Miceli, Orlandi, Paciocco, Palese, Cipriani, A. Di Chiara, Miggiano, Luperto, Riz­zo, Colombo, Ciucci, Levanto, Nobile.

Nuova

Una squadra fantastica, guidata magi­stralmente da un tecnico, Eugenio Fa­scetti, ancor oggi ricordato con affetto ed amore dalla tifoseria giallorossa. Quella serie A fu un trionfo inatteso, ma ampiamente meritato. “Come si fa a dimenticare – ci dice Eugenio Fa­scetti, oggi quasi 77enne, ma all’epoca condottiero del Lecce – Son trascorsi trent’anni, ma ricordo quel pomerig­gio della partita di Monza come fosse ieri. Quella promozione fu un premio per tutti, giocatori, dirigenti, tifosi e sottoscritto. Il quale, per dirla senza peli sulla lingua, due anni prima, quando allenavo il Varese, mi aveva­no scipparono la serie A”. Trent’anni fa in serie A, oggi in Lega Pro ed anche con mille problemi. “E’ la vita del calcio, di ogni socie­tà di calcio. Prima la gloria, poi la disperazione. Il Lecce non è l’unica squadra che sta attraversando un mo­mento delicato. Ce ne sono tante e tante altre”. Ed allora? “Il Lecce ha vissuto periodi di grande nobiltà. Dapprima sotto la guida di Franco Jurlano e del direttore sportivo Mimmo Cataldo. Un tandem ecce­zionale, capace di annullare tutte le difficoltà economiche. Poi, la grande fase di splendore con l’avvento della famiglia Semeraro. Anni meraviglio­si, spesso rovinati dalla contestazione di alcuni tifosi. Ai quali, adesso, dico: avete contestato Semeraro, siete con­tenti?”. Mister , credi che il Lecce possa tor­nare nuovamente grande? “I successi, nel calcio, si ottengono soprattutto se una squadra ha alle spalle una società solida ed attenta. Quella mia era formata da un gruppo di persone coraggiose ed appassionate , ben sorrette da Jurlano e Cataldo. Ci impiegammo due anni per andare in A. Il primo anno ci qualificammo quarti, il secondo conquistammo la A. Adesso cosa c’è da fare? Sperare che il Lecce venga rilevato da persone che vogliono il suo bene. Ci vuole tempo, molto tempo per uscire dalla Lega Pro. Anzi, è più facile essere promosso dalla B alla A che dalla C in serie B. Il Como, ad esempio, è ri­tornato in B dopo 11 anni. Quindi, mai perdere la fiducia e la speranza”. I tuoi sono stai anni bellissimi e pieni di molti bei ricordi. “Sì, è andata pro­prio così. Tuttavia, ai ricordi belli ed indimenticabili, come la promozione in A, bisogna aggiungerne anche alcu­ni tristissimi e dolorosi come la morte di Lorusso e Pezzella. O la morte della piccola, figlia del compianto Ciro”.

Umberto Verri

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